BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ecco il nodo che la legge sui Disturbi di Apprendimento non risolve

Pubblicazione:

scuola_bambino-disegnoR400.jpg

 

Nell’ottica della legge la comunicazione tra scuola e famiglia deve diventare più chiara, metaforicamente deve essere simile alla libertà del cliente che entra in un negozio per comprare delle scarpe, conosce il marchio, sa che vale, il prezzo è adeguato, ma qualche volta quel modello stringe o è troppo largo per la piante del suo piede. Nella norma il cliente esce e cerca in un altro negozio. Nella realtà, sia della scuola pubblica che privata, davanti al consiglio di consultare uno specialista, il cliente prima di tutto si lamenta: della maestra che potrebbe fare di più e invece continua a dire che ci sono troppi errori, delle poche esercitazioni a causa delle quali il bambino continua a sbagliare gli apostrofi e non sa le tabelline perché non si ripetono abbastanza. Oppure che la maestra non si è accorta di niente, che veniva così incontro al bambino così lui poteva dare il meglio, che c’era un po’ di scarto con i coetanei ma solo nei tempi, che il bambino sembrava solo pigro.

 

La legge indica i percorsi diagnostici (articolo 3) e i protocolli nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Ssn.

 

Una perplessità suscitano i riferimenti temporali riportati nell’articolo 4, che sembrano non congrui allo stato dell’arte e riducono eccessivamente i tempi di formazione del personale, che deve essere inteso in itinere e continuo, così come continua è la ricerca e l’approfondimento di chi se ne occupa.

 

(Eleonora Carravieri)

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
28/11/2010 - mutatis mutandis (Anna Di Gennaro)

Nel 1972, durante la preparazione al concorso magistrale, la mamma di un bambino cerebroleso di cui mi occupavo durante il tempo libero, mi regalò un libro appena edito: "Quando è difficile imparare a leggere" di Carl Delacato. A fine anno mi consegnò anche l'attestato di esperta del metodo Doman, allora in auge negli USA dove la famiglia si recava un paio di volte l'anno. Oltre all'esperienza col loro bambino di sei anni, la lettura mi aiutò a comprendere meglio il motivo di alcune difficoltà nell'insegnamento/ apprendimento di cui verificavo col tempo l'esistenza. Solo in seguito sperimentai i "segnali" della probabile discalculia di alcuni miei alunni. Durante l'ultimo ciclo scolastico, in terza classe, mi permisi di avvisare, con la dovuta discrezione, i genitori di un mio scolaro. Lo scopo era di approfondire la questione con specialisti per non rischiare di demoralizzarlo in vista del passaggio alle scuole medie. Il bambino non aveva solo difficoltà di memorizzazione delle tabelline, ma dimostrava la strana predisposizione a leggere i numeri romani in modo speculare. Anteporre e/o posporre le lettere determina la lettura errata del numero: la sua non era distrazione, ne ero certa. Peraltro lo stesso "eclettico" scolaro leggeva benissimo i testi di ogni altro genere. La visita specialistica sentenziò che il bambino non aveva alcun disturbo, ma il suo iter scolastico dimostrò il contrario... con buona pace di non ha orecchi per ascoltare le indicazioni di una maestra!