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SCUOLA/ Difendiamo l’istruzione tecnica contro il falso mito dell’"ascensore sociale"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Come se ne esce? Il rilancio si deve fondare su alcune leve:

- un ritrovato rapporto con il mondo delle imprese piantandola con le frasi fatte del tipo "c’è il rischio di privatizzare la scuola"; il rischio vero è quello di parlarsi troppo poco;

- un ritrovato orgoglio della formazione tecnica, stimolando la valorizzazione del merito attraverso strumenti premiali di vario tipo (dalle borse di studio, alle esperienze in azienda, alla gestione del placement dei diplomati);

- la costruzione di identità forti da parte dei diversi istituti, che si caratterizzino attraverso il rapporto con il territorio e l'attenzione alle curvature nella offerta formativa, la costruzione di associazioni di ex alunni con cui si può operare in partnership sia sul terreno del placement sia su quello della alternanza scuola-lavoro; 

- la realizzazione di esperienze di governance di nuovo tipo con un peso maggiore del DS (autonomo e responsabile) e con forme di organizzazione interna  basate su responsabilità certe e retribuite; su questo punto la palla è nelle mani della politica ed intendo occuparmene in maniera più analitica con proposte specifiche, parlando anche del valore e dei limiti di CTS e dipartimenti che Governo e Parlamento hanno lasciato a livello di buoni propositi facoltativi;

- un impegno serio nell’applicare gli aspetti innovativi della riforma, che sono pochi, ma ci sono; mi riferisco alla progettualità didattica costruita a partire dalle competenze in uscita, al modello 2+2+1 (e qui mi interessa quell’1 relativo all’ultimo anno), all'applicazione delle percentuali di personalizzazione dei percorsi riferiti al 20% di autonomia e al 30/35% di flessibilità;

Se si lavora bene i risultati arrivano sia nel numero di iscrizioni sia nei posti di lavoro per chi si diploma e i risultati sono l’unica soddisfazione per chi, nella scuola, continua a tirare la carretta con impegno.
 



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COMMENTI
29/11/2010 - modelli di governance (Claudio Cereda)

Il mondo è bello perché è vario e uno può dire ciò che vuole. Il mio modello di governance è tutt'altro che di tipo gerarchico ed è ben fondato sulla distinzione tra compiti di indirizzo e di gestione. Ma basta entrare in una scuola qualsiasi (purché vera) per capire che i CDI hanno bisogno di essere riformati e che nella gestione della scuola servirebbe anche un organo di gestione (non monocratico) oltre che poteri al DS commisurati alla responsabilità in ordine ai risultati. Per quel che mi riguarda basta collegarsi al nostro sito per scoprire sia cosa si sta facendo per rilanciare la presenza dei genitori non in funzione di "belle stauine" (con riunioni periodiche dei delegati), sia per rivitalizzare il CDI (che si insedia tra pochi giorni) ed è quasi completamente rinnovato con genitori ed alunni che garantiranno (per classe di riferimento) una presenza triennale.

 
29/11/2010 - La certezza del senso comune (enrico maranzana)

“Con la scusa della democratizzazione dei decreti delegati si è perso tutto ed è iniziato un lento declino che, alla fine, si è tradotto in mancanza di appeal” per cui appare opportuno “realizzare esperienze di governance di nuovo tipo con un peso maggiore del DS (autonomo e responsabile) e con forme di organizzazione interna basate su responsabilità certe e retribuite”. Si tratta di un’idea in cui riecheggia lo slogan delle femministe: la scuola è mia e la gestisco io; vediamo perché. Il fondamento dottrinale dei decreti delegati è stato ribadito dalla legge Brunetta nel 2009 [legge 15 art. 6] che mira a: “Rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”, presupposto delle organizzazioni moderne in cui le responsabilità dei soggetti sono incrociate. Carica di significato la richiesta del “maggior peso del Dirigente Scolastico”: con un colpo di spugna si cancellano i loro errori e loro omissioni, origine dell’attuale degrado e che ripropone un modello organizzativo gerarchico, incurante dei principi delle scienze dell’amministrazione. Alla proposizione di un modello di scuola anacronistico, inefficace e contrario alla legge dovrebbe seguire una chiara presa di posizione sia dell’utenza, sia dei professionisti, sia dei supervisori.