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SCUOLA/ "Tutto il potere ai genitori", ecco la riforma di Cameron

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David Cameron (Ansa)  David Cameron (Ansa)

La vincente coalizione liberal-conservatrice nel Regno Unito ha cominciato a produrre una prima parte di riforme del sistema di education. Il Piano previsto, lo Structural Reform Plan, indica alcune linee di fondo prioritarie di policy per studenti e famiglie, in discontinuità con il recente passato. Sottolinea, infatti, un’inversione di tendenza rispetto agli orientamenti dell’ultimo esecutivo di sinistra diretto da Gordon Brown e si salda, nonostante la disparità politica, con le originarie aspirazioni del precedente governo Blair.

 

I primi segnali di questa confluenza bipartisan riguardano il ridimensionamento dell’apparato burocratico della scuola e, di conseguenza, del vecchio sistema di obiettivi rigidamente determinato dall’alto. Un’operazione già iniziata con la chiusura della Qualifications and Curriculum Development Agency (l’agenzia pubblica di supervisione dei curricola e delle qualificazioni rilasciate dagli Awarding Bodies, gli organismi accreditati come certificatori)e proseguito con la riconfigurazione del sistema ispettivo dell’Ofsted (Office for Standard in Education) in chiave di maggior supporto alle scuole. Il destro per queste decise azioni sembra essere dato da esigenze di risparmio in clima di crisi economica (un taglio di 128 milioni di sterline), anche se il vero obiettivo è una politica di liberismo educativo che riduca il coinvolgimento dello Stato anche nella gestione degli esami. Nella nuova filosofia educativa dellaCoalizione compare, infatti, la necessità di alleggerire la presenza dell’amministrazione centrale sui curricola e la valorizzazione di innovazione pedagogica e personalizzazione ad opera degli Awarding Bodies.

 

 

Ma la sfida più grossa è quella di rafforzare le scelte dei genitori e l’autonomia della società civile, in modo che “la gente stessa abbia il potere di migliorare il paese e i servizi pubblici attraverso i meccanismi di una democratica valutazione, competizione, scelta e azione”. Esattamente un anno prima del Piano, Cameron aveva anticipato la svolta con queste parole: “Una delle cose più importanti della vostra vita - l’educazione dei vostri figli - è ampiamente fuori dal vostro controllo. La nostra riforma toglierà dalle mani delle Autorità locali (nda: i Comuni) il potere di decidere in merito all’educazione e lo metterà direttamente nelle mani dei genitori. Porremo fine al monopolio governativo sull’educazione scolastica, in modo che ogni organizzazione adeguatamente qualificata possa costruire una nuova scuola, e che ogni genitore insoddisfatto dell’educazione che il proprio figlio sta ricevendo possa mandarlo in un nuovo istituto - sostenuto dal denaro pubblico, inclusi i finanziamenti extra per i figli delle famiglie più povere”.



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COMMENTI
12/11/2010 - La strada giusta (Fenizia Sergio)

Sebbene il riferimento alla "competizione" in ambiente scolastico mi lasci un po' perplesso quando non se ne specifichino i termini e i limiti, non nascondo che mi allarga il cuore leggere di politiche scolastiche che mirano a "rafforzare le scelte dei genitori e l’autonomia della società civile", ...a sottolineare che l'educazione dei figli è una delle cose più importanti nelle mani dei genitori, ...a porre "fine al monopolio governativo sull’educazione scolastica". Sotto questo profilo, una buona strada sulla quale faremmo bene a muoverci con maggiore determinazione anche in Italia!

 
05/11/2010 - Il provincialismo italiano e le indi... II parte (Franco Labella)

E quando si cita l’OFSTED si ha presente l’italico spoil system contrapposto al civil service britannico ed esteso fino a prevedere misure volte a limitare persino la libertà di espressione, quella dell’art. 21 della Costituzione, con i Codici di comportamento per dirigenti e personale della scuola che hanno come motto “Non disturbate il manovratore”? Altro che discutere di modelli... Sulla questione delle Indicazioni europee sulle competenze civiche disattese stiamo ancora aspettando un accenno di motivazione e risposta che manco le Commissioni parlamentari hanno voluto affrontare in sede di audizione. Per cui, come Palazzi, vorrei emigrare anch’io...

 
05/11/2010 - Il provincialismo italiano e le indicazioni europe (Franco Labella)

E' notorio che anche in materia di istruzione siamo provincialmente esterofili. Basti pensare al ritardo con cui abbiamo utilizzato i test per la valutazione quando in America, però, si era sviluppata una corrente critica verso questo strumento. Poi ci sono le contraddizioni maggiormente evidenti nella politica scolastica della attuale maggioranza. Basta ricordare le alterne vicende del Latino nel riordino o, peggio ancora, l'aver disatteso le indicazioni europee in materia di competenze civiche con la eliminazione dello studio del Diritto e la mancata attivazione di Cittadinanza e Costituzione. Ora ritorniamo a guardare all'estero, all'Inghilterra, non più la perfda Albione evidentemente. Le scimmiottature, però, hanno vita breve. Perchè si dovrebbe riflettere sul diverso grado di cosapevolezza delle famiglie italiane ed inglesi non solo sui cambiamenti del sistema di istruzione ma anche in relazione al diverso grado di partecipazione, di civismo e, ahimè, perfino di senso dello Stato che distingue le due realtà. Certo che poi se tutto questo serve solo a dare carburante alla richiesta di finanziamento alle scuole private ostinandosi a non voler modificare l'art. 33 della Costituzione, allora veramente viene da chiedersi a quale sponda politica ci si sta rivolgendo. Forse a quella che ha in progetto di introdurre il Consiglio di amministrazione nelle scuole con il ruolo dei genitori che viene brutalmente ridimensionato?

 
04/11/2010 - Piena possibilità di partecipazione dei genitori (Movimento Italiano Genitori Moige)

Entrare appieno nella realtà scolastica dei propri figli è un diritto/dovere che i genitori desiderano concretizzare ed è per tale motivo che da sempre rivendicano la possibilità di arrivare ad una partecipazione più attiva nella scuola, così come già accade in altri paesi europei, anche al fine di far emergere realmente le loro istanze educative e condividere così l’offerta educativa e formativa con gli organi collegiali. Una piena partecipazione dei genitori all’interno del percorso scolastico-educativo dei propri figli, in un’ottica di una corresponsabilità educativa fra scuola e genitori, si potrebbe realizzare, ad esempio, attraverso l’implementazione degli organi e dei regolamenti già esistenti o tramite la concessione dei permessi lavorativi per eliminare le concrete barriere che sono spesso causa della scarsa presenza del genitore nella quotidianità scolastica dei ragazzi (evidente è il problema dei ricevimenti dei docenti fissati in orari d’ufficio, cosa che rende difficile, se non impossibile, la presenza del genitore a tali colloqui). Un altro punto importante riguarda la libertà di scelta educativa, al momento mancante e realizzabile solo attraverso la parità tra scuole statali e non statali: questo infatti, è l’unico elemento che può garantire ai genitori di avere una concreta libertà di scelta relativa all’educazione dei propri figli.

 
03/11/2010 - Visto che in Italia nun è ccosa... (Sergio Palazzi)

...verrebbe da chiedersi: come si fa a farsi assumere da una scuola inglese? Facendo due conti, mia figlia è in seconda media e tra due anni dovrà scegliere tra un liceo, come dire, "diversamente utile", o un istituto tecnico ulteriormente immiserito dalle forbici della riforma, e in tutti i casi sarà difficile che trovi un ambiente aperto al mondo; io ho ancora età e voglia per rimettermi in gioco; mia moglie è stanca di star qui; il mio inglese non è del tutto scassato... David, fatti sentire, ci sto.

 
03/11/2010 - Educare è una cosa seria e difficile (enrico maranzana)

All’esigenza di “educare i figli che è ampiamente fuori controllo” segue la banalizzazione: le soluzioni prospettate sono “sostenere la competizione”, incoraggiare l’autonomia “anche quella di assumere i docenti”, ripensare ai criteri dell’erogazione dei finanziamenti. Il problema educativo, invece, deriva dall’incapacità delle scuole di organizzare percorsi volti a stimolare la curiosità, a porsi domande, a gestire l’incertezza, a affrontare la complessità, all’essere pronti a abbandonare le conoscenze e le competenze obsolete per impadronirsi di altre.. e, in Italia, l’emergenza deriva dalla negligenza delle dirigenze che non hanno dato sostanziale attuazione alle norme sull’autonomia e sulla collegialità .. deriva dalla trita concezione della funzione docente legata alla trasmissione del sapere .. deriva dalla mancata declinazione degli obiettivi in termini di capacità e di competenze .. deriva dalla mancanza di progettazione .. deriva dall’assenza di unitarietà ..