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UNIVERSITA’/ Marrelli (Federico II): gli atenei sapranno governarsi fuori da interessi di parte?

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«Il problema dei ricercatori è molto serio. Per anni siamo andati avanti ad alimentare il bacino dei ricercatori universitari con troppi immissari e con nessun emissario o quasi, nel senso che i posti per ordinari o associati erano molto, troppo ridotti in numero. Questa situazione è poi aggravata dal fatto che dal 1980, cioè dalla legge 382, i ricercatori universitari aspettano uno stato giuridico. E comunque questo è solo un aspetto di un problema di funzionalità assai più ampio».

 

A cosa si riferisce?

 

«Non molti sanno che esiste una legge del 2009 che impone dei limiti all’assunzione di ordinari e associati rispetto a quella dei ricercatori: per ogni ordinario che assumo devo bandire sei posti di ricercatore. Poiché questi ultimi non sono assunti con compiti didattici ma per fare ricerca, questo fa sì che quando i primi vanno in pensione, io debba sostituirli con persone che quest’obbligo non hanno. Sostenere l’offerta formativa diventa molto complicato».

 

Dunque lei si augura che la copertura venga trovata?

 

«Assolutamente sì. Si tratta non di fare un’ope legis, ma di dare una chance a coloro che avendo fatto ricerca per un certo numero di anni, possono concorrere con un concorso serio, selettivo, alla fascia degli associati. Questo mi pare il nodo cruciale».

 

Un altro aspetto riguarda la razionalizzazione dei corsi di laurea. Il ddl vi mette mano nel modo giusto?

 

«Una razionalizzazione è necessaria, perché c’è stata negli anni passati una cattiva interpretazione del principio di autonomia. Io l’enfasi non la porrei tanto sul numero dei corsi di laurea. È vero, va ridotto, ma da un punto di vista quantitativo non è di molto superiore a quello che avevamo quando c’era il vecchio ordinamento. Il vero problema è la proliferazione degli insegnamenti e dei moduli. È questo ad aver ridotto la qualità della didattica. Io per esempio alla Federico II sto proponendo di tornare agli insegnamenti annuali, eliminando i semestrali e i moduli. Ne va anche dei tempi di apprendimento».

  

Il sistema di valutazione, basato sulla centralità dell’Anvur, funzionerà a dovere?



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