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UNIVERSITA’/ Tagli senza criterio: così il governo affossa il diritto allo studio

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Sembra incredibile, ma nell'ambito del dibattito politico sulla riforma universitaria pare proprio che non trovi spazio la questione delle borse di studio per gli studenti capaci e meritevoli. E così, nel silenzio generale, il Governo si appresta ad effettuare una riduzione dei fondi per le borse di studio di entità mai vista prima.

Il fondo nazionale costituisce circa il 40% delle risorse necessarie al finanziamento delle borse di studio (il restante 60% è coperto da una tassa di scopo pagata dagli studenti e da risorse regionali). Nel 2009 tale fondo ammontava a circa 250 milioni di euro, grazie ad un contributo straordinario previsto dalla legge 9 gennaio, n. 1; tuttavia, già nel 2010 il fondo si è ridotto a 96 milioni, e la legge finanziaria per il 2010 prevedeva che per il 2011 non superasse i 75 milioni. In realtà, la situazione è ancora più grave: la legge di stabilità per il 2011, attualmente in discussione alla Camera (AC 3778) prevede la sua riduzione addirittura a 25 milioni (13 dal 2013) sancendo così, di fatto, la scomparsa di questa fonte di finanziamento.

Quali sarebbero gli effetti di una tale drastica diminuzione? Ad oggi, gli studenti definiti come "capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi", ed aventi quindi diritto alla borsa di studio, sono circa 185mila. Di questi, circa uno su quattro non riceve la borsa di studio per mancanza di risorse. Se i tagli al fondo nazionale saranno confermati, ci si potrebbe trovare nella grave condizione  in cui uno studente idoneo su due non riceverebbe la borsa di studio.

Molti addetti ai lavori ritengono che gli attuali criteri per l'assegnazione delle borse di studio siano in realtà troppo blandi. Per inciso, questa è anche la mia opinione: uno studente che supera poco più della metà degli esami previsti nel primo anno di corso è oggi definito meritevole, secondo i criteri contenuti nel dpcm 9 aprile 2001, tuttora in vigore. Per gli anni successivi al primo i criteri di merito sono  più elevati, ma non molto selettivi (circa il 70% degli esami dell'anno di corso di riferimento). 



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COMMENTI
04/11/2010 - Cultura costituzionale e debolezza politica (Franco Labella)

Agasisti scrive: "Tagliare radicalmente le risorse, senza domandarsi realmente come riformare un sistema imperfetto, non è espressione di forza politica, ma un evidente segno di debolezza". Fosse solo questo sarebbe già sufficiente a bocciare la politica scolastica ed universitaria dell'attuale maggioranza. Senonchè ci si dovrebbe ricordare degli articoli 33 e 34 della Costituzione sempre. Con una lettura non affrettata anche dell'articolo 21 della Carta. Invece capita di sentire in televisione un acculturato Ministro degli Esteri parlare di un Presidente del Consiglio eletto dal popolo. Cultura costituzionale? Sì grazie. Ed un Ministro dell'Istruzione che elimina lo studio del Diritto e dell'Economia nei Licei e e nei Trienni dei Tecnici e Professionali non può rilasciare interviste trionfalistiche sull'azione di governo che procede a gonfie vele. Oppure dichiarare, come ha fatto a Capri, che lo sviluppo ci può essere senza le risorse. Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza.