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UNIVERSITA’/ Tagli senza criterio: così il governo affossa il diritto allo studio

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nei fatti, quindi, le borse di studio sono assegnate prevalentemente sulla base di criteri legati alla condizione economica, e lo spirito della norma che vorrebbe premiare gli studenti meritevoli è dunque parzialmente tradita. Però, allo stesso tempo, occorre chiedersi: è questa una ragione sufficiente per porre fine, in modo brutale ed improvviso, al sistema di aiuti agli studenti mediante una radicale diminuzione delle risorse statali? Io credo di no, per una ragione che vorrei esporre brevemente.

Il sistema di oggi si basa su un "accordo al ribasso", in cui agli studenti è chiesto poco perché è loro offerto poco. Una borsa di studio per uno studente fuorisede ammonta a circa 4.700 euro annui. Si provi ad immaginare come uno studente realmente bisognoso possa sopravvivere a Milano, o Torino, Bologna, Roma con questa somma a disposizione... Essendo impossibile, lo studente dovrà lavorare per mantenersi, e sacrificare tempo potenzialmente destinato allo studio. Pertanto, questo studente non potrà soddisfare requisiti di merito troppo elevati; così, consapevoli di questa situazione, si sono stabiliti criteri molto laschi. Dal mio punto di vista, questo non è un "patto" tra studenti e università, è un equivoco.

Il sistema andrebbe, invece, riformato radicalmente. I criteri di merito per l'attribuzione delle borse dovrebbero essere innalzati significativamente, per incentivare gli studenti a dare il meglio di sè e per selezionare i davvero meritevoli; al contempo, gli importi delle borse andrebbero sostanzialmente incrementati, specialmente per gli studenti fuori sede che devono sostenere alti costi di mantenimento (in particolare, legati all'alloggio). La borsa di studio, in altre parole, dovrebbe davvero aiutare lo studente a focalizzarsi sullo studio e non costringerlo ad arrabattarsi per sbarcare il lunario. Anche per questa ragione, accanto ai sistemi tradizionali di sostegno (borse di studio), andrebbero previste forme miste di borsa/prestito, più efficienti sotto il profilo della spesa pubblica e più sostenibili nel lungo periodo. Eventualmente, questo strumenti potrebbero essere offerti ad una platea più ampia di studenti.

Per riformare il sistema in questa direzione, occorre stabilire un obiettivo politico ben preciso, e avere la forza di perseguirlo. Tagliare radicalmente le risorse, senza domandarsi realmente come riformare un sistema imperfetto, non è espressione di forza politica, ma un evidente segno di debolezza. D'altro canto, le polemiche dell'opposizione e del mondo accademico in queste ultime settimane, che si sono focalizzate solamente sui soldi e la carriera dei professori, hanno "dimenticato" il problema delle borse di studio, dimostrando ancora una volta come ci si dimentichi che, nelle università, gli studenti dovrebbero essere "al centro".



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COMMENTI
04/11/2010 - Cultura costituzionale e debolezza politica (Franco Labella)

Agasisti scrive: "Tagliare radicalmente le risorse, senza domandarsi realmente come riformare un sistema imperfetto, non è espressione di forza politica, ma un evidente segno di debolezza". Fosse solo questo sarebbe già sufficiente a bocciare la politica scolastica ed universitaria dell'attuale maggioranza. Senonchè ci si dovrebbe ricordare degli articoli 33 e 34 della Costituzione sempre. Con una lettura non affrettata anche dell'articolo 21 della Carta. Invece capita di sentire in televisione un acculturato Ministro degli Esteri parlare di un Presidente del Consiglio eletto dal popolo. Cultura costituzionale? Sì grazie. Ed un Ministro dell'Istruzione che elimina lo studio del Diritto e dell'Economia nei Licei e e nei Trienni dei Tecnici e Professionali non può rilasciare interviste trionfalistiche sull'azione di governo che procede a gonfie vele. Oppure dichiarare, come ha fatto a Capri, che lo sviluppo ci può essere senza le risorse. Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza.