BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ecco perché i nuovi licei mandano in pensione Gentile

Pubblicazione:

dante_alighieriR400.jpg

I nuovi licei vanno visti in questa prospettiva anche se - beninteso - l’eccellenza non riguarda soltanto i licei, ma coinvolge anche l’istruzione tecnica e quella professionale. Per restare però al nostro discorso il primo punto che vorrei richiamare è proprio questo: la nuova licealità rappresenta un’opportunità di miglioramento complessivo. Se pensassimo ai nuovi licei nei termini di una routinaria o poco più revisione o aggiornamento di qualche parte della cultura scolastica compiremmo una grave mutilazione della loro potenziale portata innovativa, affidata alla capacità delle scuole di realizzarla alla luce delle innovazioni e dei cambiamenti suggeriti dalle Indicazioni.

 

Il regolamento dei Licei e le Indicazioni nazionali sono infatti il frutto di un significativo ripensamento sul senso della scuola, sullo scopo di un percorso di tipo liceale dal punto di vista della possibilità di crescita umana e culturale di chi lo frequenta. È auspicabile che, come è accaduto nel gruppo di lavoro di specialisti ed esperti che ha elaborato i documenti, e in tutti i docenti (davvero molti, come ho potuto constatare scorrendo il sito su cui il dibattito è stato registrato) che hanno partecipato per via telematica alla messa a punto prima del Regolamento e poi delle Indicazioni, ci si ponga il medesimo interrogativo. Solo se si apre questa domanda fino in fondo, fino al punto in cui mettere in discussione il modo “solito” di fare scuola, può emergere una prospettiva di cambiamento vero e non un appena un “adattamento”, vissuto in modo un po’ rituale e quasi burocratico.

 

È questo un secondo punto su cui mi permetto di richiamare la vostra attenzione. Solo questa domanda può far riscoprire in tutta la sua ricchezza il valore di una scuola capace di fare della cultura - dell’autentica cultura declinata nelle varie forme della licealità contemporanea - il suo perno centrale.  

 

È precisamente questo il senso dell’impegno che con questa iniziativa e con quelle che seguiranno in varie città italiane e destinate ai vari tipi di licei si assume la Fondazione per la scuola. Abbiamo proprio bisogno che i nuovi licei siano un’avventura nuova - abbiamo detto “un’avventura della conoscenza” - per onorare nel modo più serio ed efficace possibile l’opportunità che è data alla scuola italiana.  

 

La possibilità che lo studio sistematico e critico delle discipline diventi la strada per aiutare i nostri ragazzi a chiedersi il perché della realtà, il perché del nostro essere comunità, il perché del nostro rapporto con il sapere, partendo da un’ipotesi che ci viene dalla nostra tradizione culturale, è lo scopo di un percorso liceale. Consentitemi una citazione tratta dal Regolamento: all’art 2, comma 2 si legge: “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro”.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? III parte (Franco Labella)

Scrive la prof.ssa Poggi: “Senza una buona scuola non solo avremo persone scarsamente qualificate in funzione delle esigenze produttive, ma avremo presumibilmente anche cittadini poco consapevoli dei loro diritti di cittadinanza.”. Appunto prof.ssa Poggi, è esattamente quello che accadrà anche perché Gentile, in questo riordino, contrariamente a quanto scritto dal titolista, non sta in soffitta, occupa il salotto buono. Insomma un riordino dal sapore del buon tempo antico, quello dei Licei per le élites, i Tecnici per la mano d'opera per le industrie che delocalizzano ed i Professionali per i "poveracci". Nihil novi sub sole. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? II parte (Franco Labella)

O meglio con la risposta famosa di Max Bruschi, consigliere politico del Ministro Gelmini, l’autore del noto paradosso della “Educazione alla legalità senza le leggi”. E che dire di "Cittadinanza e Costituzione", la disciplina che non c'è? Vuole parlare della riduzione delle ore di Storia e dell’assurda fusione con la Geografia? Possibile che non abbia letto sul sito dell’ANSAS – Indire le critiche dei colleghi che insegnano queste due discipline? Possibile che non abbia letto le prese di posizione dell’Associazione per l’insegnamento della Geografia? Possibile che non abbia realizzato che nel “nuovo” Liceo Classico ci sono meno ore di Matematica di quante se ne facevano con la sperimentazione del Piano nazionale informatica? Insomma se si vuole fare un’analisi scientifica ci si confronti con i dati e non il proprio wishful thinking. Perché non si fa promotrice di un’azione reale di monitoraggio delle scuole e delle difficoltà che i docenti già segnalano? Lo chieda ai colleghi di Latino, ad esempio, qualche parere sulle Indicazioni nazionali. Insomma mi piacerà rileggere l’articolo della prof. Poggi fra tre o quattro anni. Non servirà molto tempo... come negli Stati Uniti del resto, per capire che la “riforma” epocale è tale perché produrrà i risultati negativi già facilmente riscontrabili. Se solo ci si vuole confrontare con la realtà viva della scuola e non con le posizioni ideologiche. Con quelle non si va lontano. (Segue)

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? (Franco Labella)

Credo che quanto scritto dalla prof. Poggi, Ordinaria di Diritto Costituzionale, sia più il frutto di moti dell'animo che di una analisi scientifica e razionale dei mutamenti imposti dal riordino. Un riordino che è avvenuto facendo tabula rasa, senza alcuna valutazione, senza alcuna delivery unit di valutazione, di tutte le sperimentazioni in atto, soprattutto quelle Brocca. La prof. Poggi fa perfino una citazione: "Consentitemi una citazione tratta dal Regolamento: all’art 2, comma 2 si legge: “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro”. Possibile che non si accorga, lei che insegna Diritto Costituzionale, che uno dei punti "qualificanti" del riordino è stata la eliminazione dello studio, nei Licei, del Diritto e dell'Economia? Si conosce la realtà senza gli strumenti di analisi giuridico-economico? Vorrei ricordare alla prof. Poggi che suoi illustri colleghi (da Alessandro Pace a Stefano Rodotà passando per docenti della sua stessa facoltà) avevano firmato un appello contro questo scempio. Appello rimasto senza risposta. (Segue)

 
06/11/2010 - L'auspicata criticità è in soffitta (enrico maranzana)

Il regolamento [DPR] e le indicazioni [Decreto interministeriale] sono gerarchicamente ordinati. Le finalità indicate nel primo “atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi” sono raffinate nel secondo documento nelle indicazioni dagli OSA: per la matematica sono: “conoscere”, “comprendere”, “acquisire”, “studiare”, “approfondire”, “applicare”. Per storia “il primo biennio/il terzo e il quarto anno/l’ultimo anno saranno dedicati allo studio” e così per tutte le materie. La divaricazione deriva da due concezioni di scuola contrapposte: de “l’uso costante del laboratorio” (osservare, ipotizzare, controllare), de “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” (visione dinamica del sapere), de “la pratica dell’argomentazione e del confronto” non c’è traccia nelle indicazioni, figlie della filosofia gentiliana. Come nel telefono senza fili: il messaggio originario è snaturato e deformato! Indicativo anche il richiamo fatto all’autonomia: la progettazione formativa/educativa/dell’istruzione di cui questa si sostanzia, non hanno lasciato tracce nei POF, le scuole si curano solo di “modulare il piano degli studi fino a modificarlo per una quota abbastanza significativa dell’orario” e identificano il fondamento dell’istituzione negli insegnamenti, non nelle capacità e nelle competenze da promuovere e valorizzare.