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SCUOLA/ Ecco perché i nuovi licei mandano in pensione Gentile

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La lingua e la letteratura italiana, la storia, la filosofia, le lingue classiche, le lingue moderne, la matematica, la fisica, le scienze che cosa sono, se non un deposito fondamentale dell’esperienza che l’uomo ha fatto della realtà nel corso dei secoli? La sfida vera è che i licei siano, diventino, o tornino ad essere, dei luoghi in cui si crei una atmosfera argomentativa per favorire la ragionevolezza, per incrementare la criticità nel senso proprio del termine, cioè la capacità di giudizio e discernimento. Conoscere infatti non è un processo meccanico, implica la scoperta di qualcosa che entra nell’orizzonte di senso della persona che “vede” , si “accorge”, “prova”, “verifica”, per capire.

 

Se nelle nostre aule - come è stato autorevolmente osservato - si apre la porta ad un testimone scomodo: “il nulla”, tutto è vano. Vale la pena fare scuola se si ha qualcosa di significativo da comunicare a chi si affaccia alla vita.

Questa rinnovata consapevolezza del valore educativo dell’istruzione liceale - dico rinnovato perché nella cultura italiana il liceo ha tradizionalmente rappresentato un punto fondamentale di riferimento - s’incontra con alcuni motivi di novità che dobbiamo avere ben presenti perché intorno alla loro piena comprensione o meno si giocherà una fetta significativa di innovazione o di pigra ripetizione del passato, magari condita da qualche parole nuova allo scopo di mascherare il gattopardismo. È questo il terzo punto che richiamo alla vostra cortese attenzione, un punto che collega il passaggio innovativo dei licei con i cambiamenti - che tutti desidereremmo più incisivi e più convinti - che hanno profondamente segnato, almeno in di principio, la scuola italiana con il passaggio al regime dell’autonomia.

   

Le Indicazioni nazionali non sono la semplice riedizione dei vecchi e tradizionali Programmi. Questi ultimi derivavano - come si diceva un tempo con burocratica ed ossequiosa espressione - “dal superiore Ministero” e agli insegnanti si chiedeva semplicemente la loro attuazione. Quanto negli anni 70 si moltiplicarono le iniziative sperimentali le scuole erano autorizzate a cambiare e a modificare alcuni aspetti ordinamentali solo in seguito a una specifica autorizzazione ministeriale. Tutto poteva diventare lecito, talora anche con costi molto alti e senza nessun tipo di controllo circa l’efficacia sull’esito finale della sperimentazione, se il Ministero aveva dato il suo benestare.

  

La logica sulla quale si basano i nuovi licei è molto diversa, perché diversa dal 2000 è la realtà della scuola italiana dopo il passaggio al regime dell’autonomia. Le Indicazioni nazionali si svolgono in una direzione del tutto opposta rispetto ai programmi di un tempo. Lo Stato, a livello nazionale, definisce soltanto gli obiettivi e i contenuti irrinunciabili in termini di apprendimenti, fissando un “budget” di ore, lasciando all’autonomia delle scuole ampi spazi per formulare il proprio piano dell’offerta formativa. Ogni scuola potrà proporre una sua curvatura specifica, senza dover ricorrere ad autorizzazioni, naturalmente facendo riferimento a una base omogenea nazionale. A tal fine ciascun istituto potrà, come è noto, modulare il piano degli studi fino a modificarlo per una quota abbastanza significativa dell’orario.



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COMMENTI
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? III parte (Franco Labella)

Scrive la prof.ssa Poggi: “Senza una buona scuola non solo avremo persone scarsamente qualificate in funzione delle esigenze produttive, ma avremo presumibilmente anche cittadini poco consapevoli dei loro diritti di cittadinanza.”. Appunto prof.ssa Poggi, è esattamente quello che accadrà anche perché Gentile, in questo riordino, contrariamente a quanto scritto dal titolista, non sta in soffitta, occupa il salotto buono. Insomma un riordino dal sapore del buon tempo antico, quello dei Licei per le élites, i Tecnici per la mano d'opera per le industrie che delocalizzano ed i Professionali per i "poveracci". Nihil novi sub sole. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? II parte (Franco Labella)

O meglio con la risposta famosa di Max Bruschi, consigliere politico del Ministro Gelmini, l’autore del noto paradosso della “Educazione alla legalità senza le leggi”. E che dire di "Cittadinanza e Costituzione", la disciplina che non c'è? Vuole parlare della riduzione delle ore di Storia e dell’assurda fusione con la Geografia? Possibile che non abbia letto sul sito dell’ANSAS – Indire le critiche dei colleghi che insegnano queste due discipline? Possibile che non abbia letto le prese di posizione dell’Associazione per l’insegnamento della Geografia? Possibile che non abbia realizzato che nel “nuovo” Liceo Classico ci sono meno ore di Matematica di quante se ne facevano con la sperimentazione del Piano nazionale informatica? Insomma se si vuole fare un’analisi scientifica ci si confronti con i dati e non il proprio wishful thinking. Perché non si fa promotrice di un’azione reale di monitoraggio delle scuole e delle difficoltà che i docenti già segnalano? Lo chieda ai colleghi di Latino, ad esempio, qualche parere sulle Indicazioni nazionali. Insomma mi piacerà rileggere l’articolo della prof. Poggi fra tre o quattro anni. Non servirà molto tempo... come negli Stati Uniti del resto, per capire che la “riforma” epocale è tale perché produrrà i risultati negativi già facilmente riscontrabili. Se solo ci si vuole confrontare con la realtà viva della scuola e non con le posizioni ideologiche. Con quelle non si va lontano. (Segue)

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? (Franco Labella)

Credo che quanto scritto dalla prof. Poggi, Ordinaria di Diritto Costituzionale, sia più il frutto di moti dell'animo che di una analisi scientifica e razionale dei mutamenti imposti dal riordino. Un riordino che è avvenuto facendo tabula rasa, senza alcuna valutazione, senza alcuna delivery unit di valutazione, di tutte le sperimentazioni in atto, soprattutto quelle Brocca. La prof. Poggi fa perfino una citazione: "Consentitemi una citazione tratta dal Regolamento: all’art 2, comma 2 si legge: “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro”. Possibile che non si accorga, lei che insegna Diritto Costituzionale, che uno dei punti "qualificanti" del riordino è stata la eliminazione dello studio, nei Licei, del Diritto e dell'Economia? Si conosce la realtà senza gli strumenti di analisi giuridico-economico? Vorrei ricordare alla prof. Poggi che suoi illustri colleghi (da Alessandro Pace a Stefano Rodotà passando per docenti della sua stessa facoltà) avevano firmato un appello contro questo scempio. Appello rimasto senza risposta. (Segue)

 
06/11/2010 - L'auspicata criticità è in soffitta (enrico maranzana)

Il regolamento [DPR] e le indicazioni [Decreto interministeriale] sono gerarchicamente ordinati. Le finalità indicate nel primo “atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi” sono raffinate nel secondo documento nelle indicazioni dagli OSA: per la matematica sono: “conoscere”, “comprendere”, “acquisire”, “studiare”, “approfondire”, “applicare”. Per storia “il primo biennio/il terzo e il quarto anno/l’ultimo anno saranno dedicati allo studio” e così per tutte le materie. La divaricazione deriva da due concezioni di scuola contrapposte: de “l’uso costante del laboratorio” (osservare, ipotizzare, controllare), de “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” (visione dinamica del sapere), de “la pratica dell’argomentazione e del confronto” non c’è traccia nelle indicazioni, figlie della filosofia gentiliana. Come nel telefono senza fili: il messaggio originario è snaturato e deformato! Indicativo anche il richiamo fatto all’autonomia: la progettazione formativa/educativa/dell’istruzione di cui questa si sostanzia, non hanno lasciato tracce nei POF, le scuole si curano solo di “modulare il piano degli studi fino a modificarlo per una quota abbastanza significativa dell’orario” e identificano il fondamento dell’istituzione negli insegnamenti, non nelle capacità e nelle competenze da promuovere e valorizzare.