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SCUOLA/ Ecco perché i nuovi licei mandano in pensione Gentile

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Si tratta di un’apertura di credito molto ampia che ci auguriamo le scuole sappiano valorizzare non sulla base di piccoli calcoli o di opportunità più o meno confessabili, per esempio quelle relative alla gestione del personale docente.

Una autentica e piena valorizzazione dell’autonomia assume a principale punto di riferimento il Profilo dello studente in uscita. È questa novità - dove deve arrivare lo studente e cosa è tenuto irrinunciabilmente a padroneggiare - la vera bussola che dovrà guidare i collegi dei docenti per assicurare il bene dello studente, la predisposizione delle migliori condizioni per l’apprendimento, la coerenza di un proposta culturale organica e significativa. L’impegno sarà di qui in poi quello che le singole scuole possano avere un organico di diritto modificato in base alle richieste fatte all’interno dei confini ampi indicati dal regolamento se vogliamo che le premesse su cui poggiano le Indicazioni non restino sulla carta.

 

Vorrei, infine, ricordare un ultimo aspetto, ultimo per ordine di presentazione, ma certamente non ultimo per importanza. Desidero esplicitare in modo molto netto che gli attuali licei non sono “costole” del ginnasio-liceo di gentiliana memoria (e cioè il classico per eccellenza), ma sono percorsi con una propria identità.

Senza tradire la natura stessa del liceo che è quella di dare una formazione ampia che può aprire a tutti gli studi successivi, i sei licei danno la possibilità di coltivare attitudini e in qualche caso vere e proprie vocazioni fin dai 14 anni, età in cui i ragazzi hanno bisogno di uscire dal “generico”, per cominciare a cimentarsi in qualcosa che essi scelgono, senza rimandare all’infinito la possibilità di andare a fondo di qualcosa. Lo studio delle lingue classiche o delle lingue moderne, delle materie scientifiche, dell’arte,della musica,della danza, di ciò che l’uomo è, sono i titoli di quei sei indirizzi che nascono alimentati su un doppio versante.

 

Da una parte essi riflettono l’ampliarsi della nozione di licealità alla luce delle trasformazioni culturali ed epistemologiche dell’ultimo secolo, e dunque si muovono entro un orizzonte incomparabilmente più ampio e complesso rispetto alla licealità basata sulla cultura classica e sul nesso filosofia-storia. Per un altro verso essi sono anche il frutto delle sperimentazioni che sono state realizzate negli ultimi 20-30 anni, talora in modo disordinato e senza una precisa progettualità, soggette non di rado ad una certa improvvisazione e all’esigenza di ampliare gli organici. Ma non di meno a vederle nel loro insieme le sperimentazioni sono state anche una significativa opportunità di innovazione che si è sedimentata nell’individuazione dei sei licei - anzi degli otto, se restiamo all’indicazione della riforma del 2003, poi modificata nel 2006 - e del Regolamento che ora ha dato operatività alla norma legislativa.

 

Siamo di fronte a una sfida che L’Italia deve vincere perché l’istruzione liceale - ma il discorso vale anche per quella tecnica e professionale - è chiamata all’impegnativo compito di formare le future generazioni nelle cui mani è affidato il nostro futuro e dobbiamo avere cura - questa la preoccupazione della nostra Fondazione - di formarle non solo sul piano della professionalità, della capacità di far interagire conoscenze e competenze, ma anche sul piano della maturità culturale che è la premessa della formazione di una personalità critica che sa ragionare con la propria testa.

 

Si tratta, in una parola, non solo - per parafrase con una lieve correzione una espressione largamente abusata - di assicurare delle “teste piene”, ma anche teste pensanti, capacità di amare la cultura e di farla propria, capaci di accettare il rischio della libertà e del senso critico.



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COMMENTI
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? III parte (Franco Labella)

Scrive la prof.ssa Poggi: “Senza una buona scuola non solo avremo persone scarsamente qualificate in funzione delle esigenze produttive, ma avremo presumibilmente anche cittadini poco consapevoli dei loro diritti di cittadinanza.”. Appunto prof.ssa Poggi, è esattamente quello che accadrà anche perché Gentile, in questo riordino, contrariamente a quanto scritto dal titolista, non sta in soffitta, occupa il salotto buono. Insomma un riordino dal sapore del buon tempo antico, quello dei Licei per le élites, i Tecnici per la mano d'opera per le industrie che delocalizzano ed i Professionali per i "poveracci". Nihil novi sub sole. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? II parte (Franco Labella)

O meglio con la risposta famosa di Max Bruschi, consigliere politico del Ministro Gelmini, l’autore del noto paradosso della “Educazione alla legalità senza le leggi”. E che dire di "Cittadinanza e Costituzione", la disciplina che non c'è? Vuole parlare della riduzione delle ore di Storia e dell’assurda fusione con la Geografia? Possibile che non abbia letto sul sito dell’ANSAS – Indire le critiche dei colleghi che insegnano queste due discipline? Possibile che non abbia letto le prese di posizione dell’Associazione per l’insegnamento della Geografia? Possibile che non abbia realizzato che nel “nuovo” Liceo Classico ci sono meno ore di Matematica di quante se ne facevano con la sperimentazione del Piano nazionale informatica? Insomma se si vuole fare un’analisi scientifica ci si confronti con i dati e non il proprio wishful thinking. Perché non si fa promotrice di un’azione reale di monitoraggio delle scuole e delle difficoltà che i docenti già segnalano? Lo chieda ai colleghi di Latino, ad esempio, qualche parere sulle Indicazioni nazionali. Insomma mi piacerà rileggere l’articolo della prof. Poggi fra tre o quattro anni. Non servirà molto tempo... come negli Stati Uniti del resto, per capire che la “riforma” epocale è tale perché produrrà i risultati negativi già facilmente riscontrabili. Se solo ci si vuole confrontare con la realtà viva della scuola e non con le posizioni ideologiche. Con quelle non si va lontano. (Segue)

 
06/11/2010 - La prof. Poggi ha presente i curricola? (Franco Labella)

Credo che quanto scritto dalla prof. Poggi, Ordinaria di Diritto Costituzionale, sia più il frutto di moti dell'animo che di una analisi scientifica e razionale dei mutamenti imposti dal riordino. Un riordino che è avvenuto facendo tabula rasa, senza alcuna valutazione, senza alcuna delivery unit di valutazione, di tutte le sperimentazioni in atto, soprattutto quelle Brocca. La prof. Poggi fa perfino una citazione: "Consentitemi una citazione tratta dal Regolamento: all’art 2, comma 2 si legge: “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro”. Possibile che non si accorga, lei che insegna Diritto Costituzionale, che uno dei punti "qualificanti" del riordino è stata la eliminazione dello studio, nei Licei, del Diritto e dell'Economia? Si conosce la realtà senza gli strumenti di analisi giuridico-economico? Vorrei ricordare alla prof. Poggi che suoi illustri colleghi (da Alessandro Pace a Stefano Rodotà passando per docenti della sua stessa facoltà) avevano firmato un appello contro questo scempio. Appello rimasto senza risposta. (Segue)

 
06/11/2010 - L'auspicata criticità è in soffitta (enrico maranzana)

Il regolamento [DPR] e le indicazioni [Decreto interministeriale] sono gerarchicamente ordinati. Le finalità indicate nel primo “atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi” sono raffinate nel secondo documento nelle indicazioni dagli OSA: per la matematica sono: “conoscere”, “comprendere”, “acquisire”, “studiare”, “approfondire”, “applicare”. Per storia “il primo biennio/il terzo e il quarto anno/l’ultimo anno saranno dedicati allo studio” e così per tutte le materie. La divaricazione deriva da due concezioni di scuola contrapposte: de “l’uso costante del laboratorio” (osservare, ipotizzare, controllare), de “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” (visione dinamica del sapere), de “la pratica dell’argomentazione e del confronto” non c’è traccia nelle indicazioni, figlie della filosofia gentiliana. Come nel telefono senza fili: il messaggio originario è snaturato e deformato! Indicativo anche il richiamo fatto all’autonomia: la progettazione formativa/educativa/dell’istruzione di cui questa si sostanzia, non hanno lasciato tracce nei POF, le scuole si curano solo di “modulare il piano degli studi fino a modificarlo per una quota abbastanza significativa dell’orario” e identificano il fondamento dell’istituzione negli insegnamenti, non nelle capacità e nelle competenze da promuovere e valorizzare.