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SCUOLA/ L’ora d’italiano? I consigli di Luca Serianni per non fare disastri

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Quello di affidare ai più motivati una ricerca specifica (un commento a un testo italiano o latino non incluso nelle letture comuni, oppure la presentazione-recensione di un romanzo contemporaneo ecc.) da presentare alla classe. So che ci sono molti docenti che evitano di mettere sotto i riflettori il “primo della classe”, o per egualitarismo o perché ritengono che, così facendo, esporrebbero l’alunno al rischio di isolamento nella comunità dei pari. Sono preoccupazioni fondate; ma vanno contemperate con un’esigenza ancora più importante: l’alunno meritevole non deve mai avere la sensazione che la scuola non sappia apprezzarlo e non deve sbadigliare durante lezioni che siano costantemente tarate su livelli troppo elementari per lui/lei.

 

Parliamo dell’italiano nelle superiori ben sapendo che ci sono certe capacità linguistiche ed espressive che si possono educare, ma che in parte esse risultano già formate, e questo nell’età - e nella scuola - precedente. Secondo lei esistono degli errori che vengono commessi già nel primo ciclo?

 

 Com’è noto, in Italia il livello del primo ciclo è mediamente alto; i problemi insorgono semmai nella scuola secondaria di primo grado, la vecchia scuola media. Credo che sia importante fissare degli obiettivi linguistici realisticamente conseguibili alla fine della primaria, impegnando tutte le proprie energie in questo senso. Per quanto riguarda la lingua, c’è un aspetto per il quale l’alunno deve arrivare alla fine delle elementari a una padronanza perfetta: l’ortografia (dalla divisione delle parole, all’uso di accenti, apostrofi, segni diacritici, alla gestione della punteggiatura). È fondamentale che questo obiettivo sia conseguito nei primi anni di scuola, come un automatismo sul quale non ritornare più negli anni successivi per recuperare incresciose lacune. Per il resto, occorre fissare alcuni punti fermi: a mio parere l’essenziale è arrivare, a conclusione delle elementari, alle fondamenta dell’analisi logica - i concetti di soggetto, predicato, complementi diretti e indiretti - persino senza spingersi più in là: passare in rassegna i vari complementi potrebbe essere oggetto del ciclo successivo; e tanto più questa operazione sarà produttiva, e non sterilmente tassonomica, quanto più solide saranno state le premesse generali poste nella scuola primaria.

 

 

Non crede che sia sottovalutata nei bambini, ben oltre le loro reali potenzialità, la capacità di imparare e di apprendere? Non crede che molte di quelle che successivamente appaiono difficoltà conclamate nell’apprendimento dell’italiano (e del latino poi) vengano da un fraintendimento del rapporto tra creatività e regole?



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COMMENTI
08/11/2010 - Io non so chi sei ... insieme, insieme (enrico maranzana)

Promuovere le eccellenze “valorizzando soluzioni espressive felici e originali o conoscenze e curiosità” altro non è che un momento di un processo molto più generale. Esso riguarda competenze specifiche il cui autentico significato deriva dal loro inquadramento all’interno delle competenze generali, traguardo che unifica tutti gli insegnamenti. Se le indicazioni nazionali avessero scomposto e raffinato le finalità generali espresse dal profilo educativo dei licei, invece di procedere materia per materia nel rifiuto dei “punti fondamentali e imprescindibili” ivi indicati, la visione d’insieme avrebbe prevalso. L’assenza delle pratiche progettuali (Top-down) rilevabile dall’asserzione: ”La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento .. ma deve essere storico-culturale”, può essere ascritta tra le cause dell’attuale crisi della scuola. Le responsabilità di favorire lo sviluppo della “capacità di produrre un testo originale, di riformulare un testo dato, individuandone le informazioni fondamentali e gli snodi” sono di tutti i docenti che interagiscono con un giovane! Da considerare infine che “la generale disaffezione per il latino” è figlia di POF disorganici, non finalizzati, in cui l’architettura del servizio non si regge su obiettivi ben formulati.