BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’ora d’italiano? I consigli di Luca Serianni per non fare disastri

Pubblicazione:

studentessa_scriveR400.jpg

Qui la decantazione è ampiamente avvenuta e non è il caso di soffermarsi a notare, poniamo, che Catullo è un grande poeta - oltretutto ancora oggi in grado di colpire l’immaginario adolescenziale - o che Seneca rappresenta, pur nell’irriducibile divergenza delle premesse filosofiche, il momento di massimo avvicinamento della cultura pagana a certi temi del Cristianesimo: non a caso proprio Seneca sarà uno degli autori antichi più presenti nell’orizzonte medievale. Piuttosto vorrei notare che da sempre lo studio dei classici latini - pochi testi esemplari, letti con attenzione alla compagine linguistica e stilistica - si offre come un paradigma che dovrebbe essere applicato anche per i classici della letteratura italiana.

 

Pochi testi ma fatti bene, in altre parole.

 

Sì. Meglio poche liriche di Petrarca, ad esempio, lette con calma e facendone emergere tutte le implicazioni espressive, che una carrellata della quale resterà molto poco. E un’idea di Parini, poeta linguisticamente arduo per un lettore anche adulto del XXI secolo, può essere data anche soltanto dalla lettura di un’ode e di qualche passo del Giorno. La grande lezione dei classici è proprio questa: la qualità deve far premio sulla quantità; e la scuola, per definizione, deve scegliere, non fornire tutti i materiali potenzialmente consumabili, come un supermercato.

 

Qual è la strada per favorire il piacere della lettura?

 

Solo l’insegnante può scegliere il modo più adatto a quel particolare contesto (senza l’illusione che i suoi sforzi siano sempre coronati da successo: a quindici anni ci sono - riconosciamolo - attività più attrattive della lettura, a cominciare dalla socializzazione amicale e sentimentale). Credo che le riflessioni di fondo possano essere due. La prima: meglio un romanzo di Moccia che non l’assenza di qualsiasi stimolo alla lettura disinteressata. E la seconda: i testi da leggere possono, e devono, essere consigliati ma non imposti. Si tratterà poi di dare adeguato riconoscimento scolastico a chi mostra più curiosità e interesse. Più che attraverso relazioni scritte (vissute dall’alunno come un tradizionale e fastidioso pensum) vedrei bene un’esposizione orale alla classe, preceduta da una “scaletta” che scandisca gli argomenti da trattare e i tempi dell’intervento, da discutere preliminarmente con l’insegnante: una procedura del genere ha un maggiore potere di coinvolgimento della classe e solletica il naturale egocentrismo dei singoli ragazzi, invitati a cimentarsi non solo davanti all’insegnante ma davanti ai coetanei. D’altra parte il docente potrà valutare non solo la capacità di esposizione orale, ma anche quella di organizzare il discorso attraverso uno schema scritto.

  

Non crede che la traduzione dal latino, pur con i limiti evidenziati nel libro, sia un ottimo esercizio dell’intuizione e delle capacità logiche?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
08/11/2010 - Io non so chi sei ... insieme, insieme (enrico maranzana)

Promuovere le eccellenze “valorizzando soluzioni espressive felici e originali o conoscenze e curiosità” altro non è che un momento di un processo molto più generale. Esso riguarda competenze specifiche il cui autentico significato deriva dal loro inquadramento all’interno delle competenze generali, traguardo che unifica tutti gli insegnamenti. Se le indicazioni nazionali avessero scomposto e raffinato le finalità generali espresse dal profilo educativo dei licei, invece di procedere materia per materia nel rifiuto dei “punti fondamentali e imprescindibili” ivi indicati, la visione d’insieme avrebbe prevalso. L’assenza delle pratiche progettuali (Top-down) rilevabile dall’asserzione: ”La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento .. ma deve essere storico-culturale”, può essere ascritta tra le cause dell’attuale crisi della scuola. Le responsabilità di favorire lo sviluppo della “capacità di produrre un testo originale, di riformulare un testo dato, individuandone le informazioni fondamentali e gli snodi” sono di tutti i docenti che interagiscono con un giovane! Da considerare infine che “la generale disaffezione per il latino” è figlia di POF disorganici, non finalizzati, in cui l’architettura del servizio non si regge su obiettivi ben formulati.