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SCUOLA/ L’ora d’italiano? I consigli di Luca Serianni per non fare disastri

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La traduzione dal latino, o da un’altra lingua diversa dalla propria, è certamente uno dei tanti esercizi utili a sviluppare “intuizione” e “capacità logiche”. La mia preoccupazione è un’altra. Prima di tutto, la ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento” o simili; allo scopo risponderebbero meglio, semmai, la matematica o la filosofia. La motivazione deve essere storico-culturale: studiamo il latino, attingendo direttamente ai testi, perché quella civiltà rappresenta le nostre radici e si è proiettata fino alla modernità, condizionando il nostro sentire e la nostra visione del mondo. In secondo luogo, farei valere una ragione diciamo così “politica”. Non possiamo non tener conto della generale disaffezione del latino (studenti, famiglie, singoli scienziati come il fisico Carlo Bernardini), motivata in gran parte dallo squilibrio tra sforzi prodigati e risultati delle prove scritte; se vogliamo frenare l’abbandono del liceo classico, drammatico nell’Italia settentrionale e centrale (ossia nelle aree più sviluppate del paese), dobbiamo sdrammatizzare il peso scolastico della versione come oggi prevalentemente viene assegnata in classe: vale a dire come un testo vergine, decontestualizzato e fatalmente scelto in una rosa ristretta di possibilità.

 

Lei cosa suggerisce?

 

Cominciamo invece ad assegnare come temi di versione brani attinti a una gamma molto più ampia di autori, compresi testi poetici: naturalmente con un’introduzione che li contestualizzi e qualche nota che appiani le principali asperità, suggerendo la costruzione del periodo. Il vantaggio, a mio parere straordinario, sarà quello di proporre brani che mostrano la vitalità del latino oltre i soliti temi militari (accampamenti, agguati, marce forzate, stragi...) e dare la possibilità agli studenti di confrontarsi con temi molto più allettanti come gli epigrammi di Marziale o le elegie di Properzio (cito di proposito autori di cui si parla nelle ore di letteratura, ma che non si leggono abitualmente in originale).

  

Come è cambiato, a 150 anni di distanza, il ruolo che l’italiano svolge nel creare un collante identitario nazionale? Può continuare a farlo?



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COMMENTI
08/11/2010 - Io non so chi sei ... insieme, insieme (enrico maranzana)

Promuovere le eccellenze “valorizzando soluzioni espressive felici e originali o conoscenze e curiosità” altro non è che un momento di un processo molto più generale. Esso riguarda competenze specifiche il cui autentico significato deriva dal loro inquadramento all’interno delle competenze generali, traguardo che unifica tutti gli insegnamenti. Se le indicazioni nazionali avessero scomposto e raffinato le finalità generali espresse dal profilo educativo dei licei, invece di procedere materia per materia nel rifiuto dei “punti fondamentali e imprescindibili” ivi indicati, la visione d’insieme avrebbe prevalso. L’assenza delle pratiche progettuali (Top-down) rilevabile dall’asserzione: ”La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento .. ma deve essere storico-culturale”, può essere ascritta tra le cause dell’attuale crisi della scuola. Le responsabilità di favorire lo sviluppo della “capacità di produrre un testo originale, di riformulare un testo dato, individuandone le informazioni fondamentali e gli snodi” sono di tutti i docenti che interagiscono con un giovane! Da considerare infine che “la generale disaffezione per il latino” è figlia di POF disorganici, non finalizzati, in cui l’architettura del servizio non si regge su obiettivi ben formulati.