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SCUOLA/ L’ora d’italiano? I consigli di Luca Serianni per non fare disastri

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L’italiano è di fatto - quale che sia la consapevolezza dei parlanti - il più saldo elemento coesivo di un’identità nazionale alquanto debole e precaria. Che cosa accomuna con certezza, oltre alla condivisione della lingua, un siciliano e un lombardo, un seguace di Berlusconi e uno di Di Pietro, un cattolico praticante e un laico oltranzista? Forse solo le abitudini alimentari (la pastasciutta è dovunque un primo piatto, non un contorno, e il pasto tipico si chiude con un caffè, non con un cappuccino) e il tifo sportivo per la Nazionale o per la Ferrari. Ma la lingua e la cultura si situano a un livello più alto di questo. Se la loro funzione identitaria, affidata in primo luogo alla scuola, venisse meno, non ci sarebbe nessun argine alle spinte di dissoluzione. Per questa ragione ritengo fondamentale che le ore di italiano al triennio delle superiori continuino a essere dominate dalla letteratura nazionale. Non certo perché Shakespeare o Tolstoj siano meno grandi di Dante o Manzoni (e sarebbero oltretutto di più facile lettura per un adolescente, che li accosterebbe in una traduzione moderna); ma perché Dante e Manzoni sono chiavi di volta dell’identità culturale italiana e come tali sono stati vissuti dalla società che li ha letti e rivissuti nel corso del tempo.



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COMMENTI
08/11/2010 - Io non so chi sei ... insieme, insieme (enrico maranzana)

Promuovere le eccellenze “valorizzando soluzioni espressive felici e originali o conoscenze e curiosità” altro non è che un momento di un processo molto più generale. Esso riguarda competenze specifiche il cui autentico significato deriva dal loro inquadramento all’interno delle competenze generali, traguardo che unifica tutti gli insegnamenti. Se le indicazioni nazionali avessero scomposto e raffinato le finalità generali espresse dal profilo educativo dei licei, invece di procedere materia per materia nel rifiuto dei “punti fondamentali e imprescindibili” ivi indicati, la visione d’insieme avrebbe prevalso. L’assenza delle pratiche progettuali (Top-down) rilevabile dall’asserzione: ”La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento .. ma deve essere storico-culturale”, può essere ascritta tra le cause dell’attuale crisi della scuola. Le responsabilità di favorire lo sviluppo della “capacità di produrre un testo originale, di riformulare un testo dato, individuandone le informazioni fondamentali e gli snodi” sono di tutti i docenti che interagiscono con un giovane! Da considerare infine che “la generale disaffezione per il latino” è figlia di POF disorganici, non finalizzati, in cui l’architettura del servizio non si regge su obiettivi ben formulati.