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SCUOLA/ Il caso inglese: bene la valutazione, ma attenti alla sindrome "Business school"

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Tentando di rompere un po’ questo schema “classista” Blair istituì - con limitato successo a dir la verità - a livello di liceo le cosiddette Comprehensive Schools, non di élite come le Grammar School, non mediocri come molte scuole statali, ma inclusive e (in teoria) di qualità. Per rompere ulteriormente con le rigidità del sistema, sempre il governo Blair creò anche alcune (poche, in realtà) “Academies”, vale a dire scuole statali, ma indipendenti rispetto alle LEAs, fondate soprattutto in aree svantaggiate e con scuole di bassa qualità.

A prima vista sembra un sistema molto pluralista e aperto. In realtà molto meno di quello che sembra: innanzitutto per le scuole statali il bacino d’utenza è applicato rigidamente. Non è raro sentire di famiglie che cambiano casa per poter mandare il figlio ad una scuola migliore (o fanno carte false, pretendendo che il figlio viva dai nonni o dalla zia che vive vicino ad una scuola migliore… tutto il mondo è paese). Inoltre le scuole religiose accettano solo alunni che appartengono a quella fede. Per mandare tuo figlio alla scuola cattolica, solitamente attaccata alla parrocchia, devi avere una lettera del parroco, il quale la scrive solo se ti conosce, e ti vede a Messa la domenica.

Se aggiungiamo a questo il fatto che a undici anni gli studenti fanno un esame (che si chiama “Eleven Plus”) che deciderà se andranno alla Comprehensive o State  locale, piuttosto che alla prestigiosa Grammar School, vediamo che è un sistema sicuramente plurale, ma che comunque tende a chiudere le persone in un percorso molto rigido: un bambino di una famiglia povera, che vive in una zona povera andrà alla scuola locale, in media farà un Eleven Plus mediocre, finirà alla Comprehensive locale, andrà se va bene in una media (o mediocre) università, e troverà un lavoro mediocre. Il suo coetaneo ricco, andrà in una scuola migliore, seguirà la strada privilegiata, e si ritroverà a 21 anni con una laurea di Oxford o di Cambridge, e andrà a fare il dirigente per l’azienda di cui il suo coetaneo è mero passacarte. Da questa descrizione forse fin troppo macchiettistica rimane tuttavia evidente quali siano i problemi “istituzionali” del sistema educativo britannico: un pluralismo solo teorico, una rigidità di percorsi, e (ma si può discutere se sia un pregio o un difetto) una segregazione degli studenti migliori fin dall’età di 12 anni.

Prima la pratica, dopo la grammatica - Senza entrare nel dibattito tra competenze e conoscenze, che mi vede totalmente ignorante, sicuramente bisogna mettersi nell’ottica che confrontare Italia e Gran Bretagna è decisamente complicato per due ordini di ragioni. Una tradizionale, ed una più recente.



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COMMENTI
11/11/2010 - Rispondo (Emanuele Bracco)

Sul primo punto, intendevo che Cameron da' la possibilita' alle scuole di rimanere statali, ma diventare "libere", indipendenti, di fatto di agire con la liberta' di scuole private. In questo modo non dice "da oggi i Provveditorati chiudono'", ma "chi vuole liberarsi dal giogo dei provveditorati e' libero di farlo". Politicamente la trovo una mossa intelligente: l'esito e' lo svuotamento delle sovrastrutture ritenuti inutili/dannose, senza pagare il prezzo politico della abolizione esplicita. Sul secondo punto, la mia provocazione e' proprio questa: misuriamo, controlliamo, ma stiamo attenti che ogni misurazione puo' indurre comportamenti strategici, e modificazioni non virtuose dei comportamenti. L'eccesso di Target (molto statalista) imposto da Blair ha prodotto (anche) qualche mostro. Ora che ci apprestiamo a intraprendere questa strada, impariamo anche i rischi delle misurazioni. Da ultimo: sono un grande fan degli studi "organici e coordinati" all'Italiana (non direi mirati, pero', si studiano un sacco di materie nelle scuole italiane). La mia provocazione, ancora una volta, era di evidenziare come il tutto puo' ridursi a studiare "un sacco di roba" e basta, e anche che esistono altri modelli che non vanno visti come il demonio, anche se sono estranei alla nostra tradizione. [e comunque grazie dei commenti!]

 
09/11/2010 - Andar per farfalle (enrico maranzana)

La “possibilità di fare grandi riforme e aprire spazi di libertà senza smontare direttamente il sistema esistente” è un’affermazione generica, senza significato per la scuola italiana: non tiene in considerazione la quotidianità scolastica (cfr. su questo giornale, 7/3: Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo). Per quanto riguarda la pericolosità delle Business School: vitale ricordarsi che proprio l’assenza della visione sistemica, della progettualità, del feed-back, fondamenti dell’economia aziendale, sono all’origine dello stallo in cui versa oggi nostra scuola. Cfr. Esiste il modo di valutare in tempo reale il lavoro dei docenti pubblicato qui il 23 ottobre). Ricordo infine che la capacità critica non si promuove “attraverso un ingente studio, a volte acritico delle nozioni”, essa è figlia di insegnamenti mirati, organici, coordinati, problematica assente nello scritto qui pubblicato.