BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il caso inglese: bene la valutazione, ma attenti alla sindrome "Business school"

Pubblicazione:

cameron_scuola_ingleseR400.jpg

Tradizionalmente il sistema educativo anglosassone, inteso come metodi e programmi di insegnamento, è più “inclusivo” e meno “frontale” di quello italiano: da noi la capacità critica è sviluppata soprattutto attraverso un ingente studio a volte acritico delle nozioni (la vita di Leopardi, le opere, la parafrasi, Guglielminetti, De Sanctis, Sapegno). Il rischio è ovviamente che prevalga un puro studio mnemonico, la sfida è che dopo aver ingurgitato tutte queste nozioni, le conoscenze acquisite possano fornire gli strumenti per una capacità critica autonoma (ad esempio capire in profondità una poesia di Leopardi che il professore non abbia direttamente spiegato).

L’approccio anglosassone parte invece prima dalla pratica e, se vogliamo, dal commento delle poesie, attraverso cui viene poi fatta emergere la nozione e la tradizione. Manca poi totalmente l’idea gentiliana (o gesuita, forse) dello studio cronologico in parallelo di varie discipline, che è se vogliamo la caratteristica unica dei licei italiani. La lingua inglese poi, così semplice e complicata allo stesso tempo, dove le eccezioni prevalgono su regole che a volte non ci sono, e dove ovviamente la pronuncia delle parole è spesso non ovvia rispetto alla sua grafia, permette anche uno studio di materie base come grammatica e punteggiatura in un modo molto più pratico che formale/mnemonico. Semplificando: molto più pratico/sperimentale che non teorico/formale.

Chi ha ragione? Probabilmente né noi né loro. Da Italiano rimango molto fiero del mio liceo “gentiliano”, e delle mille verifiche di analisi logica, grammaticale e del periodo e inorridisco di fronte all’ignoranza degli inglesi sulla differenza tra “s” plurale e genitivo sassone, o della differenza tra “they’re”, “their” e “there” che si pronunciano (quasi) uguale, ma non sono assolutamente la stessa cosa.

Il liceo in Gran Bretagna è così poco “gentiliano” che negli ultimi due anni gli studenti scelgono tre materie (tre!, già vedo le facce inorridite di genitori e professori italofoni, e sguardi gonfi di superiorità morale di diligenti studenti di liceo classico). Certo uno può scegliere religione, educazione fisica e disegno, ma poi solo l’Università di Poggibonsi lo accetterà (con mille scuse ai bonizzesi). Gli esami infatti sono gestiti centralmente, e i risultati sono l’ultima parola sulla propria ammissione all’università. Se vuoi fare matematica a Cambridge devi avere tre “A”, e ovviamente una di queste deve essere matematica.

La politica: Tony Blair tassa, spende, misura, controlla - Veniamo ora a Tony “Education, Education, Education” Blair. Questo paladino della sinistra della terza via ha sempre concepito l’investimento in Educazione come il modo migliore per fare politiche redistributive: è permettendo al figlio del disoccupato di andare ad una buona scuola, che riusciamo ad elevarlo socialmente ed economicamente (culturalmente, non si sa). Molto più e molto meglio che semplicemente abbassando le tasse alla sua famiglia per alzarle ai ricchi. Tanto di cappello di fronte a questa idea di sinistra meritocratica che investe in capitale umano, da cui forse in Italia sinistra e destra (o quel che ne è rimasto) dovrebbero imparare.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/11/2010 - Rispondo (Emanuele Bracco)

Sul primo punto, intendevo che Cameron da' la possibilita' alle scuole di rimanere statali, ma diventare "libere", indipendenti, di fatto di agire con la liberta' di scuole private. In questo modo non dice "da oggi i Provveditorati chiudono'", ma "chi vuole liberarsi dal giogo dei provveditorati e' libero di farlo". Politicamente la trovo una mossa intelligente: l'esito e' lo svuotamento delle sovrastrutture ritenuti inutili/dannose, senza pagare il prezzo politico della abolizione esplicita. Sul secondo punto, la mia provocazione e' proprio questa: misuriamo, controlliamo, ma stiamo attenti che ogni misurazione puo' indurre comportamenti strategici, e modificazioni non virtuose dei comportamenti. L'eccesso di Target (molto statalista) imposto da Blair ha prodotto (anche) qualche mostro. Ora che ci apprestiamo a intraprendere questa strada, impariamo anche i rischi delle misurazioni. Da ultimo: sono un grande fan degli studi "organici e coordinati" all'Italiana (non direi mirati, pero', si studiano un sacco di materie nelle scuole italiane). La mia provocazione, ancora una volta, era di evidenziare come il tutto puo' ridursi a studiare "un sacco di roba" e basta, e anche che esistono altri modelli che non vanno visti come il demonio, anche se sono estranei alla nostra tradizione. [e comunque grazie dei commenti!]

 
09/11/2010 - Andar per farfalle (enrico maranzana)

La “possibilità di fare grandi riforme e aprire spazi di libertà senza smontare direttamente il sistema esistente” è un’affermazione generica, senza significato per la scuola italiana: non tiene in considerazione la quotidianità scolastica (cfr. su questo giornale, 7/3: Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo). Per quanto riguarda la pericolosità delle Business School: vitale ricordarsi che proprio l’assenza della visione sistemica, della progettualità, del feed-back, fondamenti dell’economia aziendale, sono all’origine dello stallo in cui versa oggi nostra scuola. Cfr. Esiste il modo di valutare in tempo reale il lavoro dei docenti pubblicato qui il 23 ottobre). Ricordo infine che la capacità critica non si promuove “attraverso un ingente studio, a volte acritico delle nozioni”, essa è figlia di insegnamenti mirati, organici, coordinati, problematica assente nello scritto qui pubblicato.