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SCUOLA/ Il caso inglese: bene la valutazione, ma attenti alla sindrome "Business school"

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1. Liberalizzare la scuola. Invece di ridisegnare il sistema esistente con cambiamenti, Cameron ed il suo ministro dell’educazione David Gove stanno ponendo i presupposti per un suo superamento. Ogni scuola “statale” potrà decidere di togliersi dalle grinfie burocratiche dei LEAs (para-provveditorati) ed acquisire lo status di Academy, vale a dire di scuola indipendente, con maggiore autonomia rispetto a programmi e gestione.

Allo stesso tempo cooperative di genitori potranno chiedere al governo il permesso (ed i finanziamenti) per aprire nuove Academy presentando un business plan al Ministero, e provando che c’è effettivamente una domanda per una ulteriore scuola nella zona. Questa iniziativa, in un paese come la Gran Bretagna, può ovviamente prestare il fianco a grandi speculazioni economiche, con vere e proprie aziende che offrono “servizi scolastici all-inclusive” a queste cooperative di genitori, facendo diventare la scuola un’industria come un’altra, ma è ovviamente una delle politiche più “sussidiarie” mai promosse da un governo europeo, oserei dire.

Allo stesso tempo molte delle authority inutili sono state semplicemente chiuse, licenziandone i dipendenti (sì, si può licenziare un dipendente pubblico, soprattutto se bisogna tagliare la spesa pubblica).

2. Liberare gli insegnanti. Come conseguenza, gli insegnanti vengono liberati da molti dei controlli burocratici, da alcune delle misurazioni “aziendalistiche” della loro performance e vengono nuovamente messi al centro delle politiche scolastiche (in teoria, vedremo poi in pratica), con maggiore libertà e responsabilità nella formazione dei programmi e maggiore autonomia a livello di scuola per quanto riguarda l’offerta formativa. Altro cavallo di battaglia tipico del conservatorismo vecchio stile è l’accento posto sulla disciplina a scuola: viene assicurato supporto agli insegnanti, (pare) spesso impauriti di andare sotto inchiesta disciplinare se colti a usare metodi decisi con studenti “difficili”.

In conclusione, il caso britannico ha molte cose da insegnarci, innanzitutto riguardo alla coerenza e velocità dell’azione di governo, ma anche riguardo alla possibilità di fare grandi riforme e aprire spazi di libertà senza smontare direttamente il sistema esistente. Dal punto di vista più specifico della gestione delle scuole e dei curricula, dalla Gran Bretagna dobbiamo forse imparare a misurare e a voler misurare la “performance” delle scuole, ma anche a vedere i limiti ed i rischi di comportamenti opportunistici insiti in ogni sistema rigido di misurazione. Da ultimo, impariamo anche che uno stile di insegnamento meno gerarchico e “quantitativo” non necessariamente è il male assoluto, ma più semplicemente è il frutto di una diversa storia culturale di un paese con tradizioni molto diverse dalle nostre.



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COMMENTI
11/11/2010 - Rispondo (Emanuele Bracco)

Sul primo punto, intendevo che Cameron da' la possibilita' alle scuole di rimanere statali, ma diventare "libere", indipendenti, di fatto di agire con la liberta' di scuole private. In questo modo non dice "da oggi i Provveditorati chiudono'", ma "chi vuole liberarsi dal giogo dei provveditorati e' libero di farlo". Politicamente la trovo una mossa intelligente: l'esito e' lo svuotamento delle sovrastrutture ritenuti inutili/dannose, senza pagare il prezzo politico della abolizione esplicita. Sul secondo punto, la mia provocazione e' proprio questa: misuriamo, controlliamo, ma stiamo attenti che ogni misurazione puo' indurre comportamenti strategici, e modificazioni non virtuose dei comportamenti. L'eccesso di Target (molto statalista) imposto da Blair ha prodotto (anche) qualche mostro. Ora che ci apprestiamo a intraprendere questa strada, impariamo anche i rischi delle misurazioni. Da ultimo: sono un grande fan degli studi "organici e coordinati" all'Italiana (non direi mirati, pero', si studiano un sacco di materie nelle scuole italiane). La mia provocazione, ancora una volta, era di evidenziare come il tutto puo' ridursi a studiare "un sacco di roba" e basta, e anche che esistono altri modelli che non vanno visti come il demonio, anche se sono estranei alla nostra tradizione. [e comunque grazie dei commenti!]

 
09/11/2010 - Andar per farfalle (enrico maranzana)

La “possibilità di fare grandi riforme e aprire spazi di libertà senza smontare direttamente il sistema esistente” è un’affermazione generica, senza significato per la scuola italiana: non tiene in considerazione la quotidianità scolastica (cfr. su questo giornale, 7/3: Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo). Per quanto riguarda la pericolosità delle Business School: vitale ricordarsi che proprio l’assenza della visione sistemica, della progettualità, del feed-back, fondamenti dell’economia aziendale, sono all’origine dello stallo in cui versa oggi nostra scuola. Cfr. Esiste il modo di valutare in tempo reale il lavoro dei docenti pubblicato qui il 23 ottobre). Ricordo infine che la capacità critica non si promuove “attraverso un ingente studio, a volte acritico delle nozioni”, essa è figlia di insegnamenti mirati, organici, coordinati, problematica assente nello scritto qui pubblicato.