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UNIVERSITA’/ Aprea (Pdl): l’autonomia è salva. Valditara (Fli): ma basteranno i soldi?

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307 favorevoli, 252 contrari: la Camera approva (Ansa)  307 favorevoli, 252 contrari: la Camera approva (Ansa)

Dai banchi della sinistra è arrivata una critica molto severa alla riforma, che finirebbe per aumentare enormemente il tasso di burocrazia di cui è ingolfato il nostro sistema universitario. Un argomento che trova il consenso di tutti coloro, non solo a sinistra, che accusano il ddl Gelmini di eccessivo centralismo, e di autonomia sbandierata sulla carta ma inesistente nei fatti, dovendo gli atenei regolarsi secondo una legge dell’autonomia di fatto imposta dall’alto. Un’accusa che Aprea respinge al mittente. «La realtà è che la nostra università è in una situazione disastrata, quasi fuori controllo, ed è per questo necessario che scelte strategiche come quelle che presiedono alla fusione di atenei, o ai nuovi criteri per le sedi universitarie, siano ben regolate. Non possiamo ignorare - continua Aprea - di essere in un momento delicatissimo dal punto di vista dei conti pubblici, e quindi sicuramente alcune scelte - e saranno soprattutto quelle di natura finanziaria - andranno sottoposte anche all’autorizzazione del ministero, ma solo perché ci troviamo in un momento come questo. Non è intaccato l’impianto liberale della riforma, che punta a migliorare la qualità diminuendo la quantità». «Sono convinto che l’autonomia abbia spazio - risponde a sua volta Valditara -. Abbiamo cercato di far sì che gli impulsi ministeriali verso una burocratizzazione dell’università fossero in qualche modo molto contenuti, e credo che ci siamo riusciti. Staremo a vedere».

 

E le proteste? Mai nessuna legge di questo governo è stata così avversata dalla piazza. «Questo conferma che si tratta di una riforma complessivamente buona - ironizza Valditara -. Le strumentalizzazioni ci sono state e in modo evidente. Si è tentato bloccare una riforma che mette in discussione i pilastri più importanti di quell’università corporativa che rappresenta il retaggio più gravoso del secolo scorso». «Più che di un’azione diretta - è l’impressione di Aprea - parlerei di

strumentalizzazione degli scenari che vengono prefigurati: tagli, disoccupazione di massa, morte dell’università pubblica. Questo è, dipinto a tinte fosche e ingigantito a dismisura, solo un piccolo pezzo del quadro. Ma della riforma beneficeranno tutti. Merito, ricambio generazionale, codice etico, l’istituzione del comitato dei garanti per la ricerca... tutto questo ci permetterà di rilanciare sul piano dell’efficienza.

 

 



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