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Educazione

SCUOLA/ Le paritarie abbassano il livello? È solo un’idea (falsa) di Repubblica

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

2. Una volta chiarito che il campione non è, e non voleva essere, rappresentativo per la distinzione tra scuole statali e non, resta il fatto che tra scuole statali e scuole paritarie (almeno per le scuole indagate, di cui nulla sappiamo: e se fossero tutte nelle regioni in cui i punteggi sono inferiori?) c’è una differenza di punteggio che sarebbe sciocco negare, ma non pare drammatica, in quanto è contenuta fra 11 e 27 punti (mediamente intorno al 3%), che non è una differenza statisticamente significativa. Ma soprattutto non si possono paragonare due cose non paragonabili, come detto al punto precedente. Intravaia, che giustamente sottolinea i miglioramenti delle scuole statali, afferma però che “le private, nonostante i finanziamenti, invece crollano”, il che è falso: guadagnano otto punti in matematica, tredici in scienze e dodici in lettura.

  

3. Quanto all’osservazione che “Private, in Italia le peggiori d’Europa... nella maggioranza dei Paesi, invece, il privato alza il livello medio... Meglio studiare nella pubblica”, sarebbe opportuno ricordare che nel resto dell’Europa, tranne la Grecia, le scuole non finanziate dallo Stato sono “private” in senso stretto, perché la “normale” scuola privata viene regolarmente finanziata dallo Stato: hanno quindi rette molto elevate e poiché il punteggio Pisa è proporzionale allo status, ne consegue che hanno verosimilmente punteggi più elevati delle scuole statali o private finanziate. I dati “imbarazzanti” degli studenti delle scuole finanziate dallo Stato lo sono, imbarazzanti, ma per una ragione ben diversa da quella ipotizzata dall’autore: sono infatti riferiti ai ragazzi dei CFP, e denunciano non un ipotetico fallimento delle scuole private, ma l’incapacità del sistema formativo italiano a fornire ai ragazzi delle fasce più deboli una buona qualificazione di base.

 

4. Infine, è assolutamente scorretto affermare che i punteggi delle scuole paritarie (da cui restano esclusi i CFP) sono responsabili dei bassi punteggi ottenuti dall’Italia: il numero di risposte relativo alle scuole paritarie non è in grado di influenzare significativamente i valori medi. Non si può usare surrettiziamente questo dato per affermare che va ulteriormente contrastato il già sistematicamente negato diritto di scelta dei genitori (quasi il 20% dei genitori che iscrive il figlio alla scuola statale afferma di aver pensato alla scuola paritaria, ma di averla scartata perché non se la può permettere, o perché dovrebbe fare dei sacrifici), e non si può straparlare di finanziamenti alla scuola paritaria come lesivi della qualità della scuola statale. I dati relativi ai costi dei ragazzi nell’uno e nell’altro sistema sono noti e ampiamente accessibili, non solo per il segretario della Cei, ma perfino per i giornalisti di Repubblica, sol che si vogliano cercare, così come i dati relativi agli apprendimenti della scuola paritaria in un campione questo sì rappresentativo, come quello dei test Invalsi di terza media, che mostrano esiti assai diversi da quelli di Pisa.

 

Non si tratta di fare una difesa d’ufficio della scuola paritaria e del suo essere parte di quella libertà di scelta che la maggior parte dei paesi europei, e lo stesso Parlamento europeo, considera fondamentale fra i diritti di cittadinanza, ma di notare con forza che certamente un atteggiamento così polemico e con una così forte pregiudiziale ideologica non giova al dibattito.

 

 

 

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COMMENTI
28/12/2010 - statale o no, certamente non monolitica (Antonio Servadio)

La scuola non-statale (paritaria, privata e quant'altro) non è affatto omogenea, come non lo è neppure quella statale. Senza bisogno di confrontare aree geografiche lontane, all'interno di una stessa città come Milano o Roma, troviamo scuole statali (di pari grado e dimensioni) con situazioni assai differenti, anche radicalmente differenti. Veramente tanti fattori contribuiscono all'ampia variabilità che si riscontra nel mondo scolastico, statale e non statale, e non solo in Italia. Pensare di poter ricondurre questa variegatura dentro gli angusti limiti di drastiche conclusioni è operazione quantomeno ingenua, quando non volutamente disonesta. Che poi gli Italiani, mediamente, non brillino nelle materie scientifiche sarà anche vero, io personalmente ne sono convinto. Tuttavia, non sono affatto convinto circa l'utilità di insistere sulla categoria tutta statale degli "Italiani". L'Italia è un paese altamente eterogeneo, in tutti i sensi. L'Italiano medio della fascia lombarda alpina e prealpina assomiglia molto più ad uno svizzero di quanto non assomigli ad un Campano. Quanto all'ingenuità scientifica del lettore medio (italiano e non), questa è superata soltanto dall'abisso di ingenuità della maggior parte dei giornalisti. L'ignoranza più grassa sta nel credere che i numeri abbiano un valore intrinseco (concezione magica della matematica e delle scienze), senza comprendere che le statistiche possono avere un valore solo quando i presupposti siano validi.

 
13/12/2010 - L'aria fritta di Repubblica (gianluca segre)

Sono un docente presso un Liceo classico e scientifico non statale di Torino; o meglio, una "scuola pubblica non statale". E' ben nota l'ignoranza di un vasto pubblico (alla quale Repubblica contribuisce, invece di informare) sul tema scuole paritarie. Per quanto riguarda la qualità (e il livello)dello studio e dell'apprendimento, ho avuto modo di verificarla in più di 20 anni di esami di Stato con gli abbinamenti a classi di scuole statali. Mi risulta una statistica ben diversa da quella - capziosamente interpretata e sbandierata - di Repubblica. Se alcuni giornalisti di codesto quotidiano scrivessero, ad es., articoli di economia e finanza, o di sport, con la stessa competenza e correttezza con cui trattano taluni argomenti - in questo caso scolastici -,rischierebbero la defenestrazione. L'unica scusante, ma dubito che sia questo il caso, è ciò che in teologia si chiama "ignoranza invincibile".

 
13/12/2010 - Scuola paritaria cioè pubblica (Tiziana Villa)

Sono Preside di una scuola secondaria di primo grado PARITARIA ed è con molto rammarico che denoto quanto, ancora una volta, la presunzione ideologica distorca i dati inibendo una necessaria intelligenza sulla realtà. Essendo, la mia, una scuola pubblica in quanto paritaria, esattamente come le scuole statali, ringrazio gli autori dell'articolo per darmi l'opportunità di vigilare sulla "mala-informazione" che non contribuisce certamente al bene di tutti.