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SCUOLA/ Meno iscritti alle scuole cattoliche? No, è un'altra bufala

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Ma al di là dei differenti calcoli numerici, ci sono altri aspetti che smentiscono ampiamente la tesi che l’articolo di Politi si sforza di dimostrare.

In questi anni, infatti, si è verificato un aumento complessivo di iscrizioni alle scuole paritarie, e questo nonostante una drammatica, progressiva e costante diminuzione del numero totale - questo sì - di scuole non statali, dovuta principalmente alle difficoltà di gestione prodotte dal calo delle vocazioni religiose e dalla mancanza di una effettiva attuazione della legge di parità sul piano economico, mentre su quello giuridico diventava obbligatorio ottemperare alle disposizioni (assai costose!) previste dalla L. 62/2000.

 

Occorre anche considerare che almeno una parte di questa diminuzione numerica è frutto di una razionalizzazione complessiva del sistema, in cui diverse realtà del privato sociale, come associazioni, cooperative e fondazioni, sono subentrate nella gestione alle congregazioni religiose, a dimostrazione di una crescente vivacità e intraprendenza da parte della componente laica della Chiesa italiana. Una parte cospicua degli alunni inizialmente conteggiati come iscritti alle scuole cattoliche, pertanto, andrebbe ora cercata fra gli iscritti alle scuole di ispirazione cristiana (solo la CdO Opere Educative e ne associa più di 500).

 

“Gli italiani lasciano le scuole cattoliche”? Tutt’altro! Cosa sarebbe accaduto, piuttosto, se accanto alla parità giuridica fosse stata introdotta anche una piena ed effettiva parità economica? Certamente i dati sull’aumento delle iscrizioni alle scuole paritarie sarebbero sensibilmente più alti (come ha dimostrato anche una ricerca recentemente realizzata da Luisa Ribolzi e Tommaso Agasisti, presentata il 13 ottobre scorso al Senato), e probabilmente anche il numero di scuole non statali non sarebbe diminuito. Anzi.

 

Tutto questo non sta a dimostrare, ovviamente, che l’Italia sia un paese ancora profondamente cattolico: il quadro complessivo è ricco di luci e ombre, non lo si può negare; possiamo affermare con assoluta certezza, però, che le difficoltà delle scuole cattoliche e non statali in generale siano dovute più alla mancanza di un reale parità economica che al dissenso (artificiosamente “gonfiato” e deformato dalla lente dell’ideologia) nei confronti delle scelte ecclesiastiche di cui parla l’articolo di Politi; è evidente, infatti, che il desiderio di una effettiva libertà di educazione (valore laico ma indiscutibilmente mutuato dalla tradizione cristiana) fa ancora parte del patrimonio culturale del nostro popolo. La realtà è “testarda”, e non basteranno certamente pochi dati taroccati o malamente interpretati a cambiare le carte in tavola.

 

 



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