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SCUOLA/ L’esperto: nessuna analisi potrà mai sostituire il piacere della lettura

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No. Non solo non si tratta di un metodo adeguato, ma di un vero invito alla banalizzazione della lettura, alla sua meccanizzazione direi. Arbasino dice benissimo che la teoria della letteratura è una specie di cassetta degli attrezzi. Attrezzi diversi servono più o meno bene per raggiungere diversi obiettivi, ma la cassetta dovrebbe essere sempre a portata di mano, con tutto il suo contenuto. È inevitabile che ogni insegnante privilegi un metodo interpretativo piuttosto che un altro, ma un manuale scolastico di buon livello dovrebbe essere in grado di mostrare come la teoria consista soprattutto in un atteggiamento, interessato a sondare il testo nelle sue strutturazioni spesso non immediatamente apparenti. Non tanto, quindi, indicare il testo A come esempio dell’applicabilità della teoria B, ma come spazio in cui le teorie B, C, D etc. possano essere, ognuna per ragioni diverse, egualmente efficaci. Si tratta insomma, a mio parere, soprattutto di stimolare le capacità critiche e la curiosità di chi legge per la prima volta scritti letterari in modo approfondito, piuttosto di presentare formule preparate con ricette specifiche per ogni testo.

 

La narratologia (ma anche l’individuazione degli archetipi oppure dei generi letterari) ha cercato di individuare i caratteri “generali” che riconducono la diversità delle opere a elementi di “sistema”. Però la caratteristica di un’opera d’arte (in prosa o in poesia) non è la sua unicità? è giusto cercare di conciliare queste due diverse esigenze e come?

 

È senz’altro giusto cercare di conciliare queste due istanze, ma credo sia soprattutto importante che lettori alle prime esperienze abbiano una percezione chiara dei generi, e anche degli archetipi, in grado di accomunare più testi. Nella mia attività di insegnante, ho frequentemente notato che gli studenti sono spesso inclini a considerare l’esperienza estetica, la letteratura, ma anche il cinema, la musica, come fenomeni ogni volta “unici”. Temo che anche il mercato culturale abbia una parte di responsabilità. Per fare un esempio molto concreto, si pensi alla musica leggera. Ogni generazione, ovviamente, ha i suoi beniamini, che considera appunto “unici”, e “irripetibili”, e assolutamente “moderni”. Come con la letteratura, è piuttosto facile mostrare come ogni fenomeno che sembra nato dal nulla abbia in realtà una tradizione alle spalle, con dei modelli, delle influenze, dei sistemi intertestuali più o meno espliciti, consci, mascherati, etc. Ho notato che per gli studenti si tratta spesso di una rivelazione, non sempre piacevole peraltro, ma utilissima per smaliziare, ancora una volta, il loro atteggiamento critico, non passivo, verso i prodotti dell’industria culturale.

 

In poesia si dà molto peso alla specificità del linguaggio poetico e quindi agli aspetti retorici, considerati alla fine come dei “contenuti” (cosa è una metafora). Ma è possibile separare il “come lo dice” dal “perché lo dice così”? Cioè: la forma linguistica è separabile in poesia dalla totalità del senso?

 



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COMMENTI
17/12/2010 - Sono d'accordo (Gianni MEREGHETTI)

Come sono d'accordo! Bisognerebbe metterla a carattere cubitali dentro ogni classe questa sfida al piacere della lettura, è l'urgenza che si sente nell'aria dentro ogni scuola, quella di mettere da parte le varie griglie interpretative per tornare alla semplicità della lettura e dello sguardo. Vale per l'insegnamento dell'italiano e delle letterature questo principio, ma ancor di più per tante altre discipline dove si è sostituito alla realtà quello che si pensa. Invece c'è da tornare e presto al rapporto diretto con la realtà, questo è la scuola, il luogo che sfida ogni studente a mettersi davanti al reale e a scandagliarlo tutto. Forse è la fine di quella tragica mentalità che ha sostituito le cose con le nostre idee sulle cose, torniamo finalmente a leggere, a guardare, a toccare il reale per quello che è. Così andare a scuola diventa appassionante, il fascino di un'avventura!