BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’esperto: nessuna analisi potrà mai sostituire il piacere della lettura

Pubblicazione:

libro_pagineR400.jpg

Ho la sensazione che, almeno prima dell’università, si abbia la tendenza opposta, ovvero a sottovalutare gli aspetti retorici del testo poetico. La forma linguistica si identifica con la “totalità del senso” perché le poesie sono fatte di parole, e ogni analisi che accantoni una preliminare verifica linguistica, stilistica, globalmente retorica, è condannata non solo ad una comprensione, ma persino ad un godimento del testo molto più incerto, meno pieno. Collegherei questo problema al discorso sui generi e sugli archetipi, appunto. Noto che gli studenti sono spesso disorientati da letture eccessivamente “tecniche” dei testi poetici, ma quando la retorica, la metrica, l’analisi linguistica diventano strumenti in grado di stabilire connessioni fra più testi, o addirittura fra più sistemi semiotici (libro e film, poesia e pittura, parole e musica), anche la fatica di appropriarsi di certe tecniche diventa più accettabile.

 

Infatti le Indicazioni parlano di “interdipendenza” fra esperienze e forme. E veniamo al punto saliente. In che cosa consiste secondo lei il “piacere della lettura”? Può essere sottratto al generico impatto sentimentale-emotivo, oppure a una lettura decontestualizzata in nome della centralità del lettore?

 

Dovremmo evitare ad ogni costo di trovare una definizione universale per il “piacere della lettura”, tanto meno una ricetta che possa stimolarlo, o ridurlo, in modo vagamente farmaceutico. La distinzione di Barthes fra studium e punctum mi sembra ancora apprezzabile. Il primo è ciò che so, ciò che imparo ad apprezzare grazie alla mia formazione culturale, scolastica, sociale. Il secondo è ciò che amo, senza veramente poter dire o persino sapere perché, come appunto quando ci si innamora, nella vita al di là dei confini della pagina stampata, o dello schermo di un computer. Quello che posso fare, in quanto insegnante, è mostrare agli studenti come sia possibile provare questa particolare forma di innamoramento, invitarli ad avere il coraggio di difendere il proprio punctum senza preoccuparsi di uniformarsi ad un gusto più o meno legittimo o ufficiale, ed esporli al maggior numero possibile di occasioni per cui tale curioso innamoramento possa svilupparsi.

 

La metafora dell’innamoramento è interessante, applicata alla lettura.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/12/2010 - Sono d'accordo (Gianni MEREGHETTI)

Come sono d'accordo! Bisognerebbe metterla a carattere cubitali dentro ogni classe questa sfida al piacere della lettura, è l'urgenza che si sente nell'aria dentro ogni scuola, quella di mettere da parte le varie griglie interpretative per tornare alla semplicità della lettura e dello sguardo. Vale per l'insegnamento dell'italiano e delle letterature questo principio, ma ancor di più per tante altre discipline dove si è sostituito alla realtà quello che si pensa. Invece c'è da tornare e presto al rapporto diretto con la realtà, questo è la scuola, il luogo che sfida ogni studente a mettersi davanti al reale e a scandagliarlo tutto. Forse è la fine di quella tragica mentalità che ha sostituito le cose con le nostre idee sulle cose, torniamo finalmente a leggere, a guardare, a toccare il reale per quello che è. Così andare a scuola diventa appassionante, il fascino di un'avventura!