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SCUOLA/ Perché l’istruzione è obbligatoria ma la scelta non è libera e gratuita?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il dibattito sulla scuola continua intenso sui contenuti ancora da definire, sull’applicazione ancora incerta dell’autonomia, sulla normativa ancora inesistente degli organi collegiali, e - via via - su quanto il pacchetto delle riforme attuate ed in divenire possono incidere sulla realizzazione di un sistema scolastico adatto e rispondente alle esigenze culturali, educative e formative delle nuove generazioni.

 

C’è un aspetto tuttavia che è volutamente taciuto: la gratuità dell’obbligo scolastico e formativo. E questo è sorprendente, perché costituisce norma costituzionale. È aspetto che riguarda non soltanto la scuola statale, ma anche la scuola paritaria, proprio in virtù dell’accesso della scuola non statale - considerata dalla legge scuola avente funzione pubblica - nel sistema scolastico pubblico nazionale (inserimento dettato appunto dall’applicazione della Legge 62/2000).

 

Purtroppo il dibattito su questo aspetto sembra glissare. Il problema però esiste e va risolto. La gratuità è un diritto per tutti: nascondere questo problema non significa per nulla eliminarlo. Il problema resta e va affrontato!

Gli articoli 30 della Costituzione e 2 del Protocollo Addizionale alla Convenzione dei Diritti dell’Uomo (Legge della Repubblica n°848 del 1955), nonché la Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 1984, rilevano chiaramente che i genitori hanno il diritto di istruire e educare i figli, e di scegliere liberamente la scuola che corrisponde al loro ideale educativo.

 

Un diritto ampiamente riconosciuto. Ne consegue che la gratuità della scuola dell’obbligo deve essere attuata sia per gli alunni della scuola statale che per gli alunni delle scuole paritarie; essa è, infatti, assicurata dall’art. 34 della Costituzione, senza eccezione alcuna: “La scuola - tutta la scuola - è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”.

 

Mentre però, nel nostro Paese, la scuola statale si vede riconoscere la gratuità in quanto lo Stato ha preventivamente inserito la spesa relativa nel suo bilancio, e di conseguenza provvede direttamente al sostegno del costo necessario, nessuna norma “certa” di spesa è prevista per rendere gratuito l’obbligo scolastico e formativo per quanti scelgono un’istituzione pubblica non statale (i sostegni per la scuola paritaria sono del tutto inadeguati).Non va dimenticato che il diritto alla gratuità della scuola dell’obbligo è un diritto soggettivo spettante ai fanciulli (agli alunni) ed ai loro tutori naturali (i genitori): tale diritto non ha nulla a che vedere col diverso diritto riservato ad Enti e privati di istituire scuole (e con presunto divieto del “senza oneri”).

  

In quest’ottica si pone il diritto di vedersi riconosciuta appieno la gratuità. La previsione di spesa da parte dello Stato per la frequenza presso scuola paritarie è del tutto giustificata e legittima quanto quella per le scuole statali. La singola persona ha, infatti, il diritto di scegliere la struttura ove adempiere l’obbligo scolastico, e la scuola dell’obbligo deve essere gratuita, indipendentemente dalla scelta che il cittadino liberamente e legittimamente fa.



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COMMENTI
18/12/2010 - Perchè si vuole discutere in punto di diritto? (Franco Labella)

Come si può commentare in punto di Diritto se Tettamanti ignora il testo dell'art. 33 della Costituzione vigente (quello dove il divieto non è "preteso" ma scritto bello chiaro con la frase "senza oneri per lo Stato") o che definisce i genitori "tutori naturali" che nel linguaggio giuridico è una aberrazione? O forse ignora che il tutore per il minore c'è solo in mancanza dei genitori? Se vuole fare ideologia la faccia ma la lasci perdere la Costituzione e le Convenzioni internazionali. Unicuique suum. E se proprio vuole discutere di gratuità nelle scuole pubbliche statali si informi meglio. Con l'attuale Ministro nemmeno i libri di testo delle elementari sono più gratuiti.

RISPOSTA:

Il commento di Labella mi ha meravigliato perché in esso c’è un rigurgito statalista che i tempi e la storia sembrano aver rifiutato. Credo anche che se c’è una persona che deve informarsi meglio, questa è proprio lui. Mi invita a lasciar perdere la Costituzione e le Convenzioni Internazionali, ma poi si rifugia nell’ormai obsoleto “senza oneri per lo Stato”, e ciò senza analizzare compiutamente tutto il contesto costituzionale (e anche internazionale) che regola la convivenza democratica nel nostro Paese. Ora ci sono norme, decreti, sentenze che aiutano a capire il cammino esistenziale di una comunità. In primis quelle che indicano come sia la persona il soggetto primo di diritti che le appartengono in virtù di essere nata, e con essa i genitori e la famiglia, i quali non sono semplici tutori, ma responsabili a tutti gli effetti: l’art. 30 della Costituzione è estremamente chiaro. Questo comporta la scelta scolastica delle persone e delle famiglie, che non elude l’art. 33 della Costituzione, ma è il riconoscimento di un diritto alla persona e alla sua famiglia. Non c’è libertà di scelta se questa è impedita da condizionamenti economici: caro Labella, la scuola, e quindi l’educazione e la formazione, non si fondano sullo Stato, ma sulla libertà. Evidentemente la scuola, tutta la scuola, rappresentando un bene pubblico, ha bisogno di maggiori investimenti, ma questo deve essere teso al conseguimento di maggiore efficacia ed efficienza di tutto il sistema nazionale e non deve essere frutto di emarginazioni nei riguardi di istituzioni pubbliche diversamente gestite, e nemmeno di discriminazioni arbitrarie di quanti, cittadini italiani, scelgono, e/o vorrebbero scegliere, una scuola diversa da quella gestita dallo Stato. Giancarlo Tettamanti