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SCUOLA/ Perché l’istruzione è obbligatoria ma la scelta non è libera e gratuita?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Al principio costituzionale di “uguaglianza sostanziale”, consegue il diritto che siano rimossi gli ostacoli di ordine economico che impediscono, di fatto, la libertà di scelta (art.3). Con le nuove normative, tale gratuità deve esser estesa a tutti fino a 18 anni, proprio in virtù dell’obbligo imposto.

 

Pertanto, deve essere inserita nel bilancio dello Stato la previsione di spesa relativa agli allievi tutti che si iscrivono alla scuola pubblica statale e alla scuola pubblica paritaria non statale. E poiché buona parte delle entrate colle quali sono finanziate le pubbliche spese deriva da introiti di natura tributaria cui concorrono tutti indistintamente i cittadini, il genitore che intende iscrivere il figlio alla scuola paritaria non deve essere costretto a sopportare un ulteriore onere oltre a quello già sostenuto mediante l’imposizione fiscale.

La previsione della gratuità della scuola dell’obbligo costituisce un impegno di spesa dello Stato nei confronti del cittadino e perciò dei genitori che iscrivono i figli alla scuola dell’obbligo. È un impegno cui lo Stato non può sottrarsi.

 

La gratuità dell’obbligo è un diritto per tutti, senza eccezioni: infatti, la gratuità corrisponde al diritto del singolo di essere istruito e formato, e non v’è ragione per ritenere che tale diritto venga meno ove l’alunno o la sua famiglia preferiscano, ai fini dell’adempimento dell’istruzione obbligatoria, la scuola paritaria. In quest’ottica va letta anche la sentenza della Corte costituzionale n° 454/1994 che, superando i presunti limiti del “senza oneri…”, riconosce il diritto alla gratuità sottolineando che “l’adempimento dell’obbligo scolastico non è necessariamente legato alla frequenza delle scuole pubbliche (statali)”.

 

Il problema cruciale della gratuità è evidentissimo corollario della obbligatorietà: nell’anno 2010 nessuno può pensare seriamente ad un obbligo scolastico e formativo imposto dallo Stato con l’onere al cittadino di pagarsi le spese relative. Si tratterebbe di un assurdo incomprensibile, lesivo della libertà delle persone, che - paradossalmente - hanno anche il diritto all’ignoranza. La gratuità è quindi conseguente alla obbligatorietà: libertà di scelta della scuola, obbligatorietà dell’istruzione e della formazione, gratuità della medesima, sono legati indissolubilmente dai precetti dettati dalla nostra Costituzione.

 

Ecco perché vanno ritenute fortemente incompiute le norme costituzionali e monco il dibattito in corso. Ecco perché chiaramente palese risulta l’inadempienza dello Stato italiano nei riguardi della scuola pubblica paritaria e discriminatorio l’atteggiamento politico e sociale nei riguardi dei cittadini che legittimamente la scelgono.

 



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COMMENTI
18/12/2010 - Perchè si vuole discutere in punto di diritto? (Franco Labella)

Come si può commentare in punto di Diritto se Tettamanti ignora il testo dell'art. 33 della Costituzione vigente (quello dove il divieto non è "preteso" ma scritto bello chiaro con la frase "senza oneri per lo Stato") o che definisce i genitori "tutori naturali" che nel linguaggio giuridico è una aberrazione? O forse ignora che il tutore per il minore c'è solo in mancanza dei genitori? Se vuole fare ideologia la faccia ma la lasci perdere la Costituzione e le Convenzioni internazionali. Unicuique suum. E se proprio vuole discutere di gratuità nelle scuole pubbliche statali si informi meglio. Con l'attuale Ministro nemmeno i libri di testo delle elementari sono più gratuiti.

RISPOSTA:

Il commento di Labella mi ha meravigliato perché in esso c’è un rigurgito statalista che i tempi e la storia sembrano aver rifiutato. Credo anche che se c’è una persona che deve informarsi meglio, questa è proprio lui. Mi invita a lasciar perdere la Costituzione e le Convenzioni Internazionali, ma poi si rifugia nell’ormai obsoleto “senza oneri per lo Stato”, e ciò senza analizzare compiutamente tutto il contesto costituzionale (e anche internazionale) che regola la convivenza democratica nel nostro Paese. Ora ci sono norme, decreti, sentenze che aiutano a capire il cammino esistenziale di una comunità. In primis quelle che indicano come sia la persona il soggetto primo di diritti che le appartengono in virtù di essere nata, e con essa i genitori e la famiglia, i quali non sono semplici tutori, ma responsabili a tutti gli effetti: l’art. 30 della Costituzione è estremamente chiaro. Questo comporta la scelta scolastica delle persone e delle famiglie, che non elude l’art. 33 della Costituzione, ma è il riconoscimento di un diritto alla persona e alla sua famiglia. Non c’è libertà di scelta se questa è impedita da condizionamenti economici: caro Labella, la scuola, e quindi l’educazione e la formazione, non si fondano sullo Stato, ma sulla libertà. Evidentemente la scuola, tutta la scuola, rappresentando un bene pubblico, ha bisogno di maggiori investimenti, ma questo deve essere teso al conseguimento di maggiore efficacia ed efficienza di tutto il sistema nazionale e non deve essere frutto di emarginazioni nei riguardi di istituzioni pubbliche diversamente gestite, e nemmeno di discriminazioni arbitrarie di quanti, cittadini italiani, scelgono, e/o vorrebbero scegliere, una scuola diversa da quella gestita dallo Stato. Giancarlo Tettamanti