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SCUOLA/ I nostri ragazzi sono più vittime della realtà o del mondo virtuale?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In un recente articolo sul Corriere, Vittorino Andreoli ha di nuovo posto la questione degli adolescenti di oggi in quanto digital generation. Lo ha fatto cercando di analizzare quale conoscenza sia per loro accessibile e in quale forma possa avvenire dentro la relazione adolescente-mondo digitale. Sono tre i fattori indotti dal mondo digitale che lui ha individuato fra i più rilevanti: la modifica dell’attenzione degli adolescenti che risponde molto selettivamente ai sensi della vista e dell’udito, e non più al tatto e al dolore; l’impoverimento della memoria verbale e numerica per un arricchimento di quella visiva e uditiva; la variazione nel modo di pensare sempre più influenzato dagli stili sensoriali, un pensiero sempre meno razionale e sempre meno scandito seguendo la consecutio temporum
Andreoli afferma che per i giovani scompare la realtà, vivendo quasi esclusivamente in un mondo virtuale di video e digitalizzato. Tanto che “quando se ne staccano e lo spengono toccano l’altro mondo ma sono presi da angoscia e da uno stato confusionale”.

Eppure io credo che i termini dell’analisi del professore, pur lucida e realistica, siano erroneamente invertiti. L’angoscia non nasce quando si passa dal mondo virtuale a quello reale, piuttosto si passa dal mondo reale a quello virtuale proprio perché c’è angoscia. Stare ancorati alla realtà digitale è infatti un potente sedativo di quell’angoscia che nasce dal disorientamento del proprio moto nel mondo reale.

Si crea poi effettivamente - ma solo in seconda battuta - un circolo vizioso in cui il soggetto apprende la necessità dell’immediatezza, il dover accadere tutto all’istante. Smarrita la concezione del tempo come risorsa, come tempo del rapporto, resta l’esaltazione di un istante fine a se stesso.
Botta-risposta, azione-reazione: tutto accade in tempo reale, on line. All’inoltro di un messaggio ci si aspetta corrisponda una risposta istantanea, per sua natura essenzialmente emozionale e poco meditata.

La scrittura di messaggi o lettere su carta viveva di un tempo specifico, un tempo fertile di pensiero, caratterizzato da elaborazione e attesa. La messaggistica istantanea invece richiede risposte immediate, poco elaborate e semplicistiche; risposte che sono a scapito di forma, sintassi e contenuto. Spesso si tratta di messaggi che hanno valore in sé, in quanto messaggi, indipendentemente dal contenuto che veicolano, spesso infatti assente. I famosi squilli o trilli del cellulare hanno questa funzione rassicurante, si fanno garanti dell’esistenza di una qualche forma di rapporto, reale o presupposto fa poca differenza.
 



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