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UNIVERSITA’/ Mazzarella (Pd): ecco perché la riforma dice addio all’autonomia

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Tremonti e Bossi si consultano (Ansa)  Tremonti e Bossi si consultano (Ansa)

 

«Il ministro dichiara di assumere 1.500 posti l’anno per tre anni, in realtà le risorse a disposizione per il primo anno consentiranno di coprire 200, massimo 250 posti. È un risultato di compromesso che è servito a Fli per votare la legge».

 

Parliamo dell’assetto che la riforma dà al reclutamento dei docenti: stop ai concorsi, abilitazione scientifica nazionale, ingresso con contratto a tempo determinato della durata di massimo sei anni. Qual è la sua opinione?

 

«È una proposta su cui si era ampiamente ragionato: c’erano opinioni difformi ma in larga parte convergenti. È del tutto ragionevole che ci siano due fasce, ordinari e associati, e una terza fascia, quella dei ricercatori, a tempo determinato. Quest’ultimo costituisce un incentivo se c’è un ragionevole sbocco in ruolo per chi ne ha usufruito bene, ma se mancano le risorse è solo un’anticamera del precariato».

 

Cosa pensa della protesta dei ricercatori? Secondo lei è stata oggetto di strumentalizzazioni?

 

«No, non c’è stata nessuna strumentalizzazione. Quelli che hanno protestato l’hanno fatto perché percepiscono una società dove la loro vita è precaria, anche nell’università. In piazza c’era la paura dei giovani che la qualità futura della loro vita non sarà come quella dei loro genitori. Non è in gioco un semplice ope legis: quel che è mancato a questo governo è di non aver investito sulla situazione di precarietà di chi si impegna in un comparto decisivo per il futuro del paese com’è quello della ricerca».

 

La situazione economica però non è delle migliori. Difficile anche solo pensare di “comprare” il futuro a scatola chiusa...

  



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