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SCUOLA/ Le statali migliori delle paritarie? I dati dicono il contrario

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), su incarico del ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca svolge, oramai da qualche anno, una analisi degli apprendimenti degli studenti in momenti critici del loro percorso educativo, mediante prove standardizzate. La più celebre prova Invalsi è quella somministrata al termine del primo ciclo, in concomitanza con la prova finale (esame di stato) della scuola secondaria di I grado (ex scuola media). Ebbene, nell’a.s. 2008-09 (lo stesso, per intendersi, in cui veniva somministrata la prova OCSE-PISA 2009 ai quindicenni), i dati sugli apprendimenti degli studenti di III media rilevati da Invalsi evidenziavano come, per ogni materia e per ogni area del Paese, i punteggi medi delle scuole paritarie fossero superiori a quelli delle scuole statali (fonte: INVALSI, i dati sono riportati come percentuale di risposte corrette):

- Italiano (comprensione del testo): 76,39 (paritarie) versus 72,99 (statali)

- Italiano (grammatica): 53,23 (paritarie) versus 49,17 ( statali)

- Matematica: 54,95 (paritarie) versus 52,84 (statali)

Queste differenze, basate sulla media, sono ancora più evidenti quando si considera la mediana (ad esempio, per la comprensione del testo i due punteggi sono 80,00 versus 73,33). Le disaggregazioni per area geografica di questi punteggi sono disponibili nei report completi prodotti da Invalsi.

 

Riassumendo, le diverse informazioni che provengono dalle differenti rilevazioni suggeriscono cautela nel formulare giudizi definitivi sul confronto delle prestazioni tra scuole statali e paritarie; queste ultime, nelle analisi nazionali (tarate specificamente sul nostro sistema educativo) sembrano ottenere risultati migliori, mentre i dati PISA (orientati a misurare competenze meno curriculari) sembrano suggerire un vantaggio a favore delle scuole statali.

 

Ogni buon ricercatore che abbia usato dati sugli apprendimenti degli studenti conosce bene le loro limitazioni ed i punti di forza, che sono differenti a seconda del tipo di rilevazione e delle metodologie di analisi utilizzate. L’attività educativa che avviene nelle scuole e nelle classi è, infatti, molto complessa e difficile da analizzare puntualmente. La ricerca in questo campo sta facendo passi importanti, anche nel nostro Paese, grazie al lavoro costante e rigoroso di docenti e ricercatori che utilizzano metodi statistici sempre più completi e sofisticati per individuare le determinanti dei risultati degli studenti e delle scuole. Le analisi semplicistiche e facilone, invece, alimentano un dibattito povero e “di parte”, che non contribuisce a introdurre miglioramenti nel nostro sistema scolastico.

 



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COMMENTI
01/01/2011 - Dati attendibili e dati meno attendibili (Paolo Fasce)

Mi pare che all'autore di questo articolo non siano giunte le eco delle polemiche relative agli "aiutini" variamente somministrati dagli insegnanti. A seguito di questi comportamenti scorretti, INVALSI ha provveduto a selezionare un campione monitorato, quello da valutare per ogni considerazione seria, il resto è affetto da problemi di attendibilità. Proprio le prove dell'Esame di Stato, riflettendosi sulla valutazione finale, sono state le più martoriate e non sfuggono di certo, al lettore "uomo di mondo", le motivazioni delle "aziende-scuola" e della relativa "soddisfazione del cliente".

 
28/12/2010 - Italia ed Estero (Antonio Servadio)

"Il nesso causale tra migliori (o peggiori) performance individuali e tipologia di scuola è tutto da dimostrare". Sarebbe anche da dimostrare che in tutti gli altri paesi questo genere di indagini siano condotte in modo pulito, cioè senza quei vizi logici e matematici che inficiano la validità dei dati riferiti al territorio Italiano. Oltre ai legittimi argomenti di cui all'articolo qua sopra, sarebbe anche bene, di quando in quando, interrogarsi sugli standard di riferimento: i test utilizzati per valutare il "livello" raggiunto dagli studenti cosa riflettono esattamente, o cosa forse non riflettono? L'apprendimento di quanto è stato insegnato; la comprensione della materia; la capacità di utilizzare quanto appreso per comprendere situazioni e problematiche extra-scolastiche; l'abilità di rispondere ai test; la flessibilità cognitiva generale; ecc.? Per capire meglio, si faccia qualche riflessione su cosa è il test del QI, la sua storia, i suoi limiti.