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FOTOGALLERY/ Manifestazione 22 dicembre: Roma, il viaggio nell'Università mentre fuori si protesta

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MANIFESTAZIONE 22 DICEMBRE: FOTOGALLERY - Roma. Ateneo di Tor Vergata. La facoltà di lettere, insieme a quella di fisica, è stata l’epicentro in questi giorni delle proteste nel secondo ateneo romano. La facoltà è formalmente ancora occupata. O, almeno, parte di essa. A presidiarla quattro ragazzi un po’ spaesati, a difendere una ridotta composta dai soliti manifesti contro Gelmini, ma anche da bare che sanciscono “la morte dell’università pubblica” e da pupazzi di Teletubbies. “Uno su tre è disoccupato”, informa il cartello che hanno al collo. Anche Pinelli e Pompei, scopriamo, sono tra gli argomenti della protesta. Complice il clima natalizio, i corridoi sono semideserti. Si incrocia qualche professore, che rimane abbottonato: “Sto andando da una collega”, dice frettoloso, “non ho tempo”. Sui tavoli, teste chine. Alcuni studenti stanno sui libri nonostante tutto quello che sta succedendo.

 

Giulia è dottoranda di lettere classiche: “Non penso che le proteste, più o meno violente, abbiano un’incidenza sulle scelte governative. Se qualcuno ascoltasse la protesta, scenderei in piazza”. La riforma non le piace: “Il mio corso di laurea rischia di chiudere”. Una cura del proprio orticello? “Non sono interessi campanilistici, una facoltà di lettere senza la sua parte antichistica perde le sue radici. Non, per esempio rispettiamo i requisiti sui numeri minimi, andiamo verso l’eliminazione o l’accorpamento. Sono qui perché al ministro non interessa nulla di quello che potrei dire”. Subisci passivamente? “La risposta potrebbe essere un sì”.

 

Tiziana fa storia dell’arte, ultimo anno. “Penso che la manifestazione non incida nelle decisioni del governo, ma a livello di opinione pubblica sì, la gente potrebbe porsi delle domande”. Anche se non è proprio tutto da buttare: “Alcune cose della riforma mi piacciono: la speranza è quella di avere maggior merito, meno familismo, l’eliminazione delle baronie. Però sono sfiduciata, il sistema è incrostato”. Prima di andarcene anche noi sfiduciati - che siano qui solo per noia? - ci sorprende con un punto di speranza: “Ripartiamo sempre dallo studio, ci si impegna con quel che si ha di fronte. Io in fondo cerco di realizzare quel che desidero. Non so se può essere una soluzione, ma è proprio quello il punto di partenza, se no si muore soffocati in meccanismi che con me non c’entrano nulla”.

 

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