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SCUOLA/ La Francia, un paese di ripetenti e insoddisfatti che ora "sfida" l’Italia

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I giovani si sentono insomma abbandonati e demotivati. La scuola produce in loro ansia e paura per il 61%. Tutti dati che contrastano con ben diversi risultati ottenuti da altri paesi sviluppati dell’OCSE. Per Gumbel “la scuola in Francia, molto più che in qualsiasi altro paese, è un luogo di lotta”. La bocciatura e la ripetenza sono infatti un fenomeno assai diffuso. Troppo. Secondo un calcolo dell’Ufficio di studi statistici sull’insegnamento scolastico, ben il 57% degli studenti ripete almeno un anno. Più di uno su due. Ciò produce un largo fenomeno di demotivazione e scoramento. Nei paesi scolasticamente più accreditati la ripetenza è ormai bandita o statisticamente insignificante. E oltre a produrre “esclusione” e allontanamento il fenomeno costa un sacco di soldi alle casse dello Stato, stimati in 2,2 miliardi di euro per ciascun anno.

 

Gumbel mette poi sotto la lente il sistema di valutazione francese, strutturato su una scala cha va da 0 a 20. Il voto numerico, che le rigorose indagini evocate mostrano soggettivo ed arbitrario più di quanto si creda, è causa di selezione e mortificazione e non consente di conoscere ciò che gli allievi sanno o non sanno. Gli stessi “mitici” ispettori francesi denunciano ormai apertamente “la tirannia del voto” e “l’ansia quasi religiosa di prendere a riferimento la media e di raggiungere un classificazione”. Le gratificazioni e il sostegno paiono all’autore più efficaci dei voti sul piano pedagogico. Ma “provare a cambiare l’Educazione Nazionale è un po’ una mission impossible”, il sistema resiste al cambiamento, anche se non mancano esperienze innovative ad esempio sul modello della scuola finlandese. Persino la Corte dei Conti ha recentemente ufficialmente affermato che “il numero dei giovani che trovano difficoltà scolastiche medie o importanti evidenzia che il sistema scolastico così com’è oggi concepito non è più capace di rispondere ai loro bisogni”.

 

L’autore invoca di conseguenza una nuova politica, che egli chiama “delle porte aperte”. Più attenzione alle difficoltà di apprendimento, alle diversità ed alla creatività, più psicologia positiva, più incoraggiamento, abolizione dei voti, nuova professionalità dei docenti, meglio pagati e preparati più sul campo che nelle università. Ed infine una scuola più serena, equa ed inclusiva, che cerca la felicità dei suoi allievi ed offre a ciascuno una seconda possibilità.

Un testo non privo di semplificazioni e di qualche ingenuità, scritto da un non addetto ai lavori, ma che fa pensare perché mette in crisi convinzioni consolidate. E che potrebbe essere scritto anche in Italia e per l’Italia.

 

 



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COMMENTI
23/12/2010 - unilaterale (Giorgio Israel)

Questo articolo è "biased", si direbbe in inglese. Esiste un'interpretazione opposta di cui dovrebbe dar conto. In Francia l'ideologia delle competenze, della loro certificazione e del "socle commun" avanza da anni e ha travolto il vecchio disciplinarismo. Col tipico centralismo francese l'ispettorato applica i nuovi paradigmi con tanto rigore che gli insegnanti ritenuti "antiquati" o "disciplinaristi" vengono penalizzati anche nello stipendio, tanto che si è creato un vero e proprio movimento di resistenza. Ci sono genitori che sottraggono i figli da scuola per evitare l'insegnamento "integrato": conosco madri che hanno smesso di lavorare per "salvare" i figli. L'opinione opposta a quella dell'articolo è che proprio tale ideologia ha fatto letteralmente a pezzi la scuola francese. Bisognerebbe informarsi e seguire i roventi dibattiti televisivi in corso proprio in questo periodo. Varrebbe anche la pena di leggere gli scritti di Laurent Lafforgue (che è venuto sia al Meeting di Rimini che al Centro Culturale di Milano) che di Liliane Lurçat. E inoltre: Marc Le Bris, "Et vos enfants ne sauront pas lire... ni compter! La faillite obstinée de l'école française", Paris, Stock, 2004 (si noti, 2004).

RISPOSTA:

L'articolo non è di parte. si limita a riferire di un fenomeno editoriale, il libro di Gumbel appunto, che ha suscitato davvero un notevole dibattito in Francia, non solo in ambienti accademici, ma di opinione pubblica. Anch'io ho ritenuto, e l'ho scritto, "un po' semplicista" l'approccio dell'autore, ma nel testo ritrovo molte delle problematiche nostrane, rispetto alle quali il nostro sistema si muove in controtendenza. Si pensi ai voti numerici e all'aumento dei bocciati, tanto per citare. Franco Comensoli