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UNIVERSITA'/ 2. Magni (Clds): non basta una riforma per far ripartire gli atenei

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Per far ciò c’è bisogno di persone che abbiano a cuore il destino dell’università e non soltanto la rendita politica propria o del gruppo di riferimento. Da questo punto di vista è abbastanza sconcertante quello che è successo in questi giorni, fino al grossolano tentativo di alcuni gruppi e di tanti organi di stampa di strumentalizzare la persona e la funzione del Presidente della Repubblica per accreditare come “associazioni studentesche” uniche ed esclusive quelle formazioni, politicamente ben qualificate, che scelgono come metodo di protesta forme più o meno marcate di prevaricazione, quando non di violenza - e che si limitano a dire “no”, ma non sono in grado di proporre alcuna realistica alternativa -, mentre le decine e decine di migliaia di studenti presenti nelle università, che pure sono intervenuti nelle recenti vicende con altre e più costruttive modalità, si vedono condannati all’anonimato e squalificati. Lo schema è ben noto: l’università è terreno privilegiato di sciacallaggio politico.

 

Per fronteggiare questo momento buio dell’università italiana non basta una riforma, bella o brutta che sia. Occorre una presenza critica e costruttiva, fatta di gente - docenti e studenti - che accetti di non andare sulle prime pagine dei giornali e che si impegni ugualmente con passione in ogni aspetto della vita universitaria: dalla ridefinizione dei corsi di laurea e delle tabelle alla valorizzazione delle risorse umane e materiali esistenti, dalla partecipazione attiva alla didattica alle attività culturali, dalla rappresentanza negli organi accademici alla creazione di cooperative di servizio agli studenti.

 

Senza una tale presenza - riforma sì, riforma no -, saremo spazzati via dalla storia, come un popolo e un Paese che hanno fatto il loro tempo. Ma questa presenza c’è, basta andare a vedere, invece che accontentarsi di leggere “la realtà” dai monitor dei nostri computer. Da questa presenza occorre ripartire.



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