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SCUOLA/ 953, il numero magico che il "merito" della Gelmini non conosce

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Ansa)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Ansa)

Trattasi di eterno ritorno conservatore. La valutazione o è esterna o non è, semplicemente. Si veda alla voce Europa. Questa può essere solo il presupposto della sperimentazione, altrimenti si torna indietro di vent’anni. Valutazione esterna degli alunni, a norma di Invalsi, e autovalutazione degli insegnanti, controllata dai sindacati? I quali furbescamente, alla fine, si sono defilati. Lo stesso fecero con Luigi Berlinguer nel 1999 per una posta in gioco molto maggiore. Stupisce la ricorrente e colpevole ingenuità nei rapporti con il sindacato, fomentata da un bisogno smodato di consenso a... prescindere. Possono/devono essere oggetto di sperimentazione responsabile le metodiche della valutazione esterna. Qui i Paesi europei sono ricchi di modelli e di pratiche. Perciò vanno valutati anche i Dirigenti. Rispetto alla qualità dell’offerta formativa delle scuole, il loro apporto positivo o negativo è determinante.

 

In secondo luogo, la sperimentazione dovrebbe coinvolgere non solo la valutazione esterna, ma anche l’autonomia totale, quale prevista dal pdl 953. In particolare, autonomia nell’assunzione del personale e valutazione sono due facce della medaglia, sono costitutive, coessenziali. Nella direzione di una sperimentazione circoscritta, ma densa si era mossa da mesi la Regione Lombardia. In previsione della certa e immediata approvazione del pdl 953, che dava spazi alle Regioni in ordine al reclutamento del personale, si era abbozzata l’ipotesi di una sperimentazione - in accordo con il Ministero e con l’USR - in un certo numero di scuole di ogni ordine e grado di modalità di reclutamento del personale e di valutazione di scuole e di personale. Ma la generosa “profferta” lombarda è stata lasciata cadere...

 



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COMMENTI
03/01/2011 - Una breve replica (Franco Labella)

E' semplice ribattere,come fa Cominelli, di discutere sul merito. Egli gioca in casa e ha, perciò, dalla sua il fattore campo. In almeno due casi il Sussidiario, come era peraltro normale, non ha ritenuto di ospitare due miei articoli di replica (non a Cominelli) per cui mi accontento, giocoforza, della brevità dei commenti, in qualche caso pure censurati o non pubblicati. Questo mi pare meno comprensibile alla luce dell'apertura della politica editoriale de Il Sussidiario. Ma, come mi è stato amabilmente fatto osservare, quando sei ospite, ti adegui persino ad essere citato, criticato e a non poter replicare. Resto del parere, non condiviso da Cominelli, che per parlare, con cognizione di causa, di un oggetto, bisogna conoscere il medesimo. Non posso criticare la gestione operativa di un reparto della Celere se non so di cosa si sta parlando. Cominelli ha abbandonato da tempo, lo dicono le sue note biografiche, la scuola reale. Quella di cui scrive è, a mio parere, la sua rappresentazione della scuola, quella "abitata" soprattutto dai fantasmi sindacali di cui spesso scrive. Del resto anche in quest'articolo ha citato tre aggettivi di un documento FLC Campania senza manco darsi la briga di linkare al testo o metterlo in nota. Quando si discute di politiche della scuola, che sembra la mission principale di Cominelli, la confutazione delle posizioni non condivise va argomentata ed esse non vanno demonizzate. E se anche il Ministro Gelmini facesse lo stesso ..non sarebbe male.

RISPOSTA:

"... per parlare, con cognizione di causa, di un oggetto, bisogna conoscere il medesimo"... Impossibile non condividere. Nego, tuttavia, che per conoscere la scuola occorra essere insegnanti ora e sempre sul campo. Ma appunto qui la discussione si fa nel merito. Non ho riportato il link delle dichiarazioni della FLC Campania? Perchè lo trovo superfluo. Un articolo non è una tesi di laurea. E perchè chiunque ormai, utilizzando la Rete, può andare a controllare se le citazioni siano corrette. Quanto ai sindacati, sono tutt'altro che fantasmi della mia mente ottenebrata. Come sa chiunque stia in una scuola. GC

 
31/12/2010 - Ragionamenti complessi, domande semplici (Franco Labella)

La nota complessità dei ragionamenti di Cominelli stimola, per converso, domande semplici. Due, in particolare. La prima: ma se il progetto è povero (lo scrive Cominelli, non io) perchè avrebbe dovuto convincere? L'OFSTED de noantri non è una ragione sufficiente a spiegarne il fallimento? La seconda: Cominelli ha esaminato, credo, una certa mole di dati (dalle delibere dei Collegi ai documenti sindacali dai quali estrapola aggettivi ma dei quali non dà conto delle motivazioni del rigetto). Per chi voglia prendersi la briga di leggere il documento citato da Cominelli: http://www.flccampania.it/doc/FLC%20199%20documento%20valorizzazione%20docenti. La domanda: il no diffuso ed articolato (anche delle scuole che attuano le prove Invalsi) gli dice qualcosa? Persino in un fase di "stanca"... E visto che siamo all'anno nuovo faccio anch'io un sogno come la prof.ssa Ribolzi: sogno un paese dove chi parla di scuola (e ne è lontano per collocazione professionale o per antica frequentazione) metta la terra sotto i piedi e si faccia un giro per le scuole. A partire dai Ministri... Scoprirà tante cose, compreso l'abbandono dei clichés... di cui, francamente, non se ne può più. Buon anno a chi resta ed anche a chi parte. In concreto e metaforicamente. Franco Labella, docente in servizio

RISPOSTA:

Il progetto sperimentale non poteva convincere per la struttura del progetto e di contesto politico. Perciò ha finito per urtare quelli che NON vogliono nessuna valutazione e quelli che LA vorrebbero, ma fatta seriamente. Riproporre lo schema dei Decreti delegati del 1974 (mai attuato), spruzzato di Fondazioni, non è stata una buona idea. Nei limiti di un articolo non potevo certo passare in rassegna le motivazioni di ciascun Collegio docenti. Quanto all'"OFSTED de' noantri", che immagino sia l'INVALSI, va precisato che compiti e struttura dei due organismi non sono commensurabili. L'INVALSI somministra test e stop. Ciononostante, produce dei risultati preziosi. Ma vengono imboscati nei cassetti ministeriali e in quelli delle scuole, per responsabilità dei Dirigenti scolastici, che non vogliono urtarsi con gli insegnanti. Abbiamo dei dati, a partire dai quali tirare precise conseguenze politiche e organizzative. Ma i responsabili li lasciano impolverare. Quanto a chi possa o debba parlare di scuola: chiunque ne sia capace e competente. Non è necessario stare in cattedra. Anche perchè stare in cattedra e non capire di politiche della scuola è un fenomeno piuttosto diffuso. Non è necessario essere poliziotto per parlare di Polizia o universitario per parlare di Università o commerciante per parlare di commercio. Alle argomentazioni si risponde nel merito, non certo contestando "il diritto" ad argomentare o la credibilità di chi argomenta. Conta il "che cosa", non il "chi" dice! GC

 
29/12/2010 - professionalità autoreferente (Antonio Servadio)

Concordo con la preoccupazione espressa del lettore Merenghetti. L'autoreferenzialità, difesa sempre e comunque con un abito mentale corporativo costituisce un impermeabile contro qualsiasi fertilizzazione. Nondimeno, quando si parla di scuola o di magistratura, penso anche alla delicatezza delle possibili soluzioni. Reputo che si debba girare alla larga dal rischio di adottare dispositivi che potrebbero recare più guai (nuovi guai) di quanti ne risolvono. Mi pare più utile riflettere su quale sia la "cultura" da cui nasce e di cui si nutre quell'autoreferenzialità, per tentare di comprenderla, prima ancora di ipotizzare se e come correggerla. A me pare che la "cultura scolastica" viva di vita autonoma, secondo un ciclo vitale di auto-perpetuazione. Chi sono gli insegnanti? Da dove arrivano? La mia impressione è che gli insegnanti di oggi siano gli studenti-modello di ieri. Semplificando per brevità, non sono affatto convinto che lo studente-modello abbia le migliori carte per diventare un insegnante eccellente. Detto in altro modo, non ho modo di trovare una correlazione tra successo scolastico (votazioni acquisite dagli studenti) e successo di altro genere, extra-scolastico.

 
29/12/2010 - La questione è seria (Gianni MEREGHETTI)

Come al solito intelligente e graffiante il giudizio di Cominelli, la questione della valutazione è seria e non può essere rimandata oltre, nè valgono progetti come quelli della Gelmini a proporla con la serietà che vi si deve a tale riguardo. Qui, sulla valutazione si evidenzia il nervo scoperto della scuola italiana, l'insegnante di fatto non vuole essere valutato, perchè considera il suo lavoro come cosa sua! Questo è il problema di fondo, una cultura del lavoro che prescinde da coloro cui questo lavoro, quello dell'insegnamento, è riferito. Lo dicono spesso gli studenti, "comunque l'insegnante ha sempre ragione!", e nonostante la realtà dica una cosa non opposta, ma diversa, di fatto l'insegnante entra in classe con questa convinzione, che nessuno può valutare il suo lavoro, mentre lui può valutare il lavoro di tutti quelli che ha davanti ogni mattina. La questione che Cominelli pone è decisiva, Gelmini o non Gelmini, c'è da assaltare una rocca ben difesa e protetta, quella della professionalità autoreferente, quella di un modo di concepire l'insegnamento che ruota su se stesso. E pensare che l'insegnante serve il bisogno di un altro, per cui è l'altro che ha il diritto di dire se il suo servizio lo fa crescere! Ma questo principio semplice è oggi il più disatteso, perchè l'insegnante non si concepisce a servizio dell'altro, ma concepisce l'altro come strumento dell'affermazione di sè ... C'è molto, molto da fare in campo di valutazione e bisogna ripartire dal principio.