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SCUOLA/ 80mila aspiranti presidi al bivio tra portafoglio e vocazione

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quindi varrebbe la pena di centrare l’attenzione sulle competenze trasversali, quelle che poi serviranno per tutta la vita, quelle che l’alunno dovrebbe dimostrare alla fine della primaria, della secondaria di primo grado, o della secondaria di secondo grado.

 

Per fare questo occorre, a breve termine, ritornando a considerare il ruolo della singola unità didattica, privilegiare gli obiettivi strategici per conseguire quelle competenze e mettere in secondo piano gli obiettivi che non sono funzionali allo scopo. Ad esempio, tra le competenze chiave di cittadinanza vi è quella di saper “comunicare”. In vista del raggiungimento di questa competenza, è più utile che un ragazzo sappia riconoscere il complemento eccettuativo o esclusivo, oppure che arricchisca il suo vocabolario, sapendo distinguere significati e posizione delle parole, con esercizi di lessico e semantica? È più importante che sappia riconoscere il punto di vista interno o esterno del narratore in un testo, oppure che acquisisca il gusto per la lettura?

 

Sicuramente un dirigente scolastico, o un docente aggiornato, saprebbe indirizzare i docenti verso la giusta risposta, che in entrambi i casi è la seconda, pur senza negare il ruolo, come sta spiegando Daniela Notarbartolo in alcuni corsi di aggiornamento sull’“Italiano nella Riforma”, di tassonomie o nomenclature, a condizione che non diventino più fini a se stesse, come sono state in passato.

 

Quindi, che riescano oppure no ad entrare nel novero delle poche centinaia di fortunati (ammesso che siano fortunati quelli che oggi si apprestano a diventare dirigenti, con il carico di lavoro e di responsabilità che si accollano), sta di fatto che quegli 80mila torneranno comunque a fare il loro lavoro con una maggiore consapevolezza del sistema all’interno del quale si inserisce il loro ruolo di docenti, e potranno dare un loro apporto, più professionale, all’organizzazione della scuola, e - cosa ancora più importante - all’apprendimento degli alunni. Perché proprio questo dovrebbe essere il compito di un dirigente, o di un aspirante tale: approfondire e padroneggiare gli strumenti didattici e i modelli organizzativi che possono rendere più efficace l’apprendimento, compito fondamentale della scuola.

 



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