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UNIVERSITA’/ 3 idee per rilanciare le facoltà umanistiche, oltre la politica dei "baroni"

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Questo atteggiamento svela una tragica realtà: nelle facoltà umanistiche italiane serpeggia un menefreghismo scientifico che, a mio avviso, affonda le sue radici in una visione ideologica per cui le cattedre di Filosofia, Letteratura, Storia vengono spesso trattate al pari di piattaforme per fare politica, accademica e non. La “ricerca” per molti è una parola sventolata quando fa comodo ma in fondo tutto, dalla lezione - dove spesso si infliggono agli studenti soltanto parole al vento e anatemi contro il Ratzinger o il Berlusconi di turno - all’assegnazione di tesi - spesso totalmente casuali -, alla scrittura di libri e articoli - spesso vere e proprie sbrodolate illeggibili fatte di nozioni ripetute a orecchio rimembrando studi compiuti decenni addietro - è trattato come un pretesto. In questo modo, proprio quell’ambito di studi in cui più evidente è la natura del tutto disinteressata, cioè non strumentale di ogni vera ricerca intellettuale (il vero è un bene che viene perseguito per sé, diceva Platone) diventa il contesto in cui la ricerca è svogliata, inospitale, strumentalizzata a meri fini politico-accademici.

Che fare? Anche se a uno sguardo superficiale potrebbe sembrare opportuno lasciare andare alla deriva un universo già così profondamente sfibrato e ripartire da altro, io credo che se vi è un futuro per l’università italiana questo non potrà che partire - al netto della riforma - da un rilancio degli studi umanistici. Anzitutto perché, come accennato, gli studi umanistici, proprio per il loro carattere così marcatamente “ideale”, sono chiamati quasi “naturalmente” ad essere esempio di passione disinteressata per la ricerca della verità anche per tutti gli altri ambiti del sapere. Secondo poi, perché se è vero che in Italia non potremo mai competere realmente (per ragioni di risorse) con la grande ricerca sperimentale fatta all’estero, potremmo fin da subito competere ed eccellere in quella ricerca che non ha bisogno di costosi alambicchi e provette, ma soltanto di vera passione e di un senso per la ricchezza della storia che il popolo italiano porta in sé più profondamente di altri. Certo, anche per rilanciare le facoltà umanistiche c’è bisogno di risorse, ma per questo le risorse ci sono eccome. Per altro, le seguenti misure potrebbero essere prese, in quest’ordine di importanza, a costo zero:

- promuovere tutte quelle esperienze, specialmente in ambito studentesco, in cui già da ora a prevalere è una passione per la ricerca. Uno studente che di questi tempi si iscrive a Lettere o a Filosofia in Italia non può che farlo almeno inizialmente animato da una passione ideale, visto che sa che da un punto di vista meramente lavorativo le prospettive non sono certo allettanti. Mediamente, dunque, è più facile trovare vera passione per la ricerca in studenti e gruppi di studenti mossi da questo ideale che in anziani professori ripiegati esclusivamente su se stessi e sulle proprie manovre politiche. Largo agli studenti!



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COMMENTI
03/12/2010 - davvero la ricerca del vero vale in sé stessa,ma.. (attilio sangiani)

le università italiane (escluse,ovviamente,quelle di orientamento religioso) sono state in passato riempite di "intellettuali organici" al materialismo dialettico e storico (Gramsci), come, del resto, la magistratura, alcune case editrici, ecc. Oggi i professori in ruolo sono culturalmente depressi, dopo il fallimento della loro ideologia. Alcuni si dedicano al libertinismo, condito con il nihilismo alla Nietzsche (profezia avverata di Augusto Del Noce); altri rimangono nostalgici del marxismo; tutti si consolano con gli avanzamenti in carriera e stipendi, senza produrre nulla o collaborando con giornali e periodici loro affini, per "arrotondare".