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UNIVERSITA’/ 3 idee per rilanciare le facoltà umanistiche, oltre la politica dei "baroni"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica


- Promuovere i rapporti già esistenti con le università estere. Dal punto di vista della ricerca il rapporto con gli stranieri è prezioso proprio perché può fornire un contesto “politicamente neutrale” in cui la discussione si concentri veramente e solo sulla disciplina. Il collega americano che arriva in dipartimento anche solo per poche settimane o giorni è uno sconosciuto irrilevante solo se a prevalere è una logica di potere. Mentre se è la ricerca a interessare davvero egli è un prezioso interlocutore che proprio per la sua ininfluenza politica può dare giudizi sul valore del lavoro che fai senza prima passarli al setaccio dell’opportunità. Largo agli stranieri!

- Implementare per tutte le riviste di settore il metodo della cosiddetta peer-review (cioè il giudizio anonimo di due “pari” su ogni proposta di pubblicazione con conseguente accettazione o rifiuto). Nelle maggior parte delle riviste e collane editoriali umanistiche italiane (diversamente dal resto del mondo) tutti gli articoli e libri sono pubblicati su invito. Tradotto: il direttore decide arbitrariamente chi pubblica. Quindi, se tizio ha bisogno di un articolo per avere un punto in più al prossimo concorso, via! In mezza giornata si mette insieme qualcosa e si spedisce. Conosco gente che ha pubblicato tre o quattro articoli diversi usando le stesse citazioni e proponendo infine la stessa tesi sulla stessa rivista. Se invece venisse coinvolta la comunità scientifica, coinvolgendo esperti del settore che si pronuncino su un testo “anonimo” semplicemente giudicando in base alle loro conoscenze se è degno di essere pubblicato o no, chiunque potrebbe pubblicare, senza inviti a patto che l’articolo o il libro prodotto sia realmente valido. Largo alla comunità scientifica!



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COMMENTI
03/12/2010 - davvero la ricerca del vero vale in sé stessa,ma.. (attilio sangiani)

le università italiane (escluse,ovviamente,quelle di orientamento religioso) sono state in passato riempite di "intellettuali organici" al materialismo dialettico e storico (Gramsci), come, del resto, la magistratura, alcune case editrici, ecc. Oggi i professori in ruolo sono culturalmente depressi, dopo il fallimento della loro ideologia. Alcuni si dedicano al libertinismo, condito con il nihilismo alla Nietzsche (profezia avverata di Augusto Del Noce); altri rimangono nostalgici del marxismo; tutti si consolano con gli avanzamenti in carriera e stipendi, senza produrre nulla o collaborando con giornali e periodici loro affini, per "arrotondare".