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SCUOLA/ Imparare facendo: bambini a "lezione" di scrittura da Stephen King

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Avendo già ricevuto e letto in precedenza i testi prodotti dagli alunni a partire dall’incipit proposto, Ballerini li ha incontrati una seconda volta assumendo la veste di editor. L’editor, ha spiegato ai bambini, è colui che legge le storie e suggerisce all’autore correzioni che migliorino il testo, lo rendano più accattivante e più comprensibile per il lettore. Senza esprimere giudizi sugli argomenti delle storie, Ballerini ha commentato i testi suggerendo cambiamenti, aggiunte, soprattutto ponendo domande per sciogliere gli impliciti che erano presenti nei testi.

 

La debolezza della coerenza nonché la presenza di impliciti è dovuta al fatto che i bambini difficilmente rileggono il testo durante la stesura e, se lo fanno, rileggono per trovare errori ortografici e/o lessicali (raramente sintattici). Scrivono di getto e il “prodotto” non si tocca. Dall’altro lato il bambino fatica a tener presente il destinatario dello scritto (il lettore) proprio perché non ha ancora raggiunto lo stadio della scrittura comunicativa. Ci si preoccupa più del contenuto, degli elementi da inserire nella fabula, che della chiarezza e della correttezza con cui tali elementi vengono intrecciati (coerenza).

 

I rilievi fatti al lavoro di ciascun bambino sono stati accolti dagli alunni molto serenamente, anzi, desiderati. Essi sono stati portati, tramite domande su elementi inseriti nei loro testi, a riflettere e rivedere la congruenza (coerenza) dell’esposizione del loro pensiero. Il bambino non è ancora capace di essere lettore di se stesso per considerare il proprio scritto criticamente (a questo punto è sotteso tutto il problema della revisione del testo, una delle operazioni meno praticate dagli alunni e meno “insegnate” dalla scuola). Non vuole essere questa una nota di demerito relativa agli elaborati degli alunni bensì una sottolineatura   delle difficoltà del compito che è stato loro chiesto, tenendo presente che scrittori “esperti” si diventa. E si diventa se la scuola offre agli alunni occasioni per sviluppare compiti di scrittura concepita come attività di problem solving e come attività cognitiva, oltre che comunicativa. Non basta avere qualcosa da dire: occorre scegliere quali cose dire, come dirle, per chi dirle, perché dirle. Solo così si raggiunge il livello della scrittura comunicativa (che mette in relazione scrittore e lettore) “in cui chi scrive è in grado di tener conto del destinatario e di adottare piani e strategie in relazione a specifiche intenzioni comunicative” (Boscolo). In tal modo viene sottolineata ed evidenziata la natura relazionale della scrittura.

 



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