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SCUOLA/ Ribolzi: dai prof al ministero, i "sogni" del 2011...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ogni anno faccio per il sussidiario l’esercizio di formulare dei buoni propositi. Esso mi consente di prendere le distanze dalle urgenze contingenti e di indirizzare uno sguardo meno miope ai mesi che verranno. E allora, via, lasciamoci trascinare dall’ottimismo della volontà (del buon funzionamento del pessimismo della ragione ne abbiamo avuto fin troppe prove) e proviamo a sognare.

 

“I have a dream...”

che gli insegnanti la smettano con la cultura del lamento, e recuperino loro per primi il prestigio che pensano di avere perduto, che non dipende (solo) dallo stipendio, ma dalla capacità di riappropriarsi della loro professionalità, rinunciando alla difesa dello scambio tra sicurezza del posto e mediocrità delle prestazioni. Quelli, non pochi, che già lo fanno, abbiano il coraggio di rivendicare il loro diritto ad essere valutati;

 

che le famiglie la smettano con la cultura del lamento e la difesa ad oltranza dei loro rampolli, e incomincino a partecipare in modo costruttivo alla crescita di quelle “comunità di pratica” che dovrebbero essere le scuole, in cui la collaborazione fra insegnanti e famiglie porta risultati positivi anche agli apprendimenti dei ragazzi, oltre che alla loro crescita umana e civile;

 

che gli studenti la smettano con la cultura del lamento, e capiscano che andare a scuola è un lavoro, serio come qualsiasi altro lavoro, e le cui conseguenze durano per tutta la vita, ma che può essere appassionante se si vive come un momento di costruzione della propria identità;

 

che i dirigenti la smettano con la cultura del lamento e si chiedano seriamente che cosa possono fare per trasformare le loro scuole e le reti di scuole in soggetti sociali attivi, in centri di costruzione della cultura e della partecipazione per tutta la comunità;

 

che i giornalisti che si occupano di scuola la smettano con la cultura del lamento, e cerchino - oltre a denunciare giustamente limiti ed errori - di valorizzare il tanto di buono che esiste, e soprattutto si documentino su quello che affermano. I dati riferiti alla scuola parrebbero appartenere in massa a quelli che un amico pubblicitario chiamava DFI (dati falsi inventati) per distinguerli da quelli che erano solo DI (dati inventati)...

 



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COMMENTI
02/01/2011 - "Cultura del lamento" o disagio profondo?! (Anna Di Gennaro)

Una testimonianza tra le tante: “Ho 50 anni e insegno da oltre 25 anni, di cui 21 nel medesimo liceo. Il mio rapporto con la scuola è sempre stato turbolento e doloroso, sebbene senza particolari problemi apparenti: sono una docente stimata da colleghi e alunni (non ho mai capito perché). Di tanto in tanto, specie in occasione delle chiusure trimestrali, vengo colpita da accessi di ansia e disperazione, in genere scatenati da qualcosa che ho detto o che ho fatto a scuola, che mi appare un errore (culturale o relazionale) tale da suscitare un danno negli allievi grave e irrimediabile. Ciò si associa a (o da ciò scaturisce) un'insicurezza diffusa relativa alle operazioni di correzione dei compiti, valutazione delle prove, tenuta dei registri, ecc. In genere, passata la crisi, l'errore che l'aveva scatenata mi appare meno grave ed il danno limitato. Ma poi il fenomeno si riproduce, più o meno frequentemente, in una catena ciclica che mi logora profondamente, mi imprigiona e che non riesco a spezzare. Ora sono nel mezzo di una di quelle crisi. Mi macero nel senso di colpa e nella vergogna. Dovrei correggere molti compiti, ma non riesco a lavorare. La mia vita familiare è compromessa dal mio disagio. L'angoscia mi paralizza e mi ha tolto anche la fame (non ho mangiato nulla dall'altro ieri sera). Però oggi alle 14,00 andrò a scuola egualmente. L'esperienza del passato mi dice che riesco abbastanza tempestivamente a superare le crisi, a fare quello che devo, e a chi rivolgermi..."

 
31/12/2010 - Dal sogno alla realtà (Angelo Lucio Rossi)

Non c'è solo il lamento nella nostra scuola. C'è chi costruisce tutti i giorni. Non ci sono solo analisi nelle nostre scuole. C'è chi sta ponendo seri tentativi per trasformare la scuola e le reti di scuole in soggetti sociali attivi, in centri di costruzione della cultura e della partecipazione per tutta la comunità. C'è sempre bisogno, di un generale richiamo alla responsabilità del mondo adulto e soprattutto dei soggetti dell'educazione, ma è arrivato il momento di valorizzare quei "brani di realtà" in cui già si sperimenta una soggettività in azione che diventa progettualità, reti di scuole, accordi e protocolli con realtà associative interessate a rispondere all'emergenza educativa. Non è un sogno vivere la scuola come un "cantiere aperto", un rischio in atto. Iniziamo l'anno con la consapevolezza che occorre "realismo". Tutti pensano che il problema siano le riforme e qualcosa di indipendente da noi. Noi pensiamo che tutto dipenda dall'io e dalla natura del nostro cuore che desidera cose grandi. Iniziamo con l'essere fedeli alla realtà dei fatti.