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SCUOLA/ Ribolzi: dai prof al ministero, i "sogni" del 2011...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

che il ministero dell’Istruzione la smetta con la cultura del lamento e realizzi, anche se con dispiacere, che l’autonomia è legge dal 1997, la riforma del titolo V della Costituzione risale all’ottobre del 2001, e quindi il tentativo di scuole e reti di scuole, e di qualche Regione, di operare con una qualche indipendenza dal centro non va considerato come la ribellione delle tribù barbare al Sacro Romano Impero, ma come l’esercizio di un legittimo diritto;

 

che la cultura del lamento e del “non ci sono abbastanza soldi”, specialità in cui l’Italia potrebbe vincere tutti i titoli disponibili (cinque come l’Inter: Nobel, Oscar, Olimpiadi estive e invernali e campionati del mondo), venga messa in disparte in favore di un approccio più costruttivo in cui, posto che ebbene sì, ci sono meno soldi, si cerchi di trovarne degli altri e perlomeno quelli che ci sono vengano spesi bene.

 

Ma soprattutto...

Sogno che gli esponenti dei diversi partiti, con inconsueta ma non ammirevole unanimità, la smettano di lustrarsi la bocca con la centralità dell’educazione e di accapigliarsi sugli emendamenti per dimostrare che esistono, e facciano, o almeno tentino di fare, un progetto di lungo periodo basato sull’idea che la formazione è un bene comune, su cui si gioca il futuro delle persone e della nazione (alla faccia della retorica!) e su cui vale la pena di investire in risorse umane, finanziarie e soprattutto in politiche educative rigorose che sappiano individuare i principali problemi, stabilire delle priorità e controllare gli esiti.

Buon anno.  

 



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COMMENTI
02/01/2011 - "Cultura del lamento" o disagio profondo?! (Anna Di Gennaro)

Una testimonianza tra le tante: “Ho 50 anni e insegno da oltre 25 anni, di cui 21 nel medesimo liceo. Il mio rapporto con la scuola è sempre stato turbolento e doloroso, sebbene senza particolari problemi apparenti: sono una docente stimata da colleghi e alunni (non ho mai capito perché). Di tanto in tanto, specie in occasione delle chiusure trimestrali, vengo colpita da accessi di ansia e disperazione, in genere scatenati da qualcosa che ho detto o che ho fatto a scuola, che mi appare un errore (culturale o relazionale) tale da suscitare un danno negli allievi grave e irrimediabile. Ciò si associa a (o da ciò scaturisce) un'insicurezza diffusa relativa alle operazioni di correzione dei compiti, valutazione delle prove, tenuta dei registri, ecc. In genere, passata la crisi, l'errore che l'aveva scatenata mi appare meno grave ed il danno limitato. Ma poi il fenomeno si riproduce, più o meno frequentemente, in una catena ciclica che mi logora profondamente, mi imprigiona e che non riesco a spezzare. Ora sono nel mezzo di una di quelle crisi. Mi macero nel senso di colpa e nella vergogna. Dovrei correggere molti compiti, ma non riesco a lavorare. La mia vita familiare è compromessa dal mio disagio. L'angoscia mi paralizza e mi ha tolto anche la fame (non ho mangiato nulla dall'altro ieri sera). Però oggi alle 14,00 andrò a scuola egualmente. L'esperienza del passato mi dice che riesco abbastanza tempestivamente a superare le crisi, a fare quello che devo, e a chi rivolgermi..."

 
31/12/2010 - Dal sogno alla realtà (Angelo Lucio Rossi)

Non c'è solo il lamento nella nostra scuola. C'è chi costruisce tutti i giorni. Non ci sono solo analisi nelle nostre scuole. C'è chi sta ponendo seri tentativi per trasformare la scuola e le reti di scuole in soggetti sociali attivi, in centri di costruzione della cultura e della partecipazione per tutta la comunità. C'è sempre bisogno, di un generale richiamo alla responsabilità del mondo adulto e soprattutto dei soggetti dell'educazione, ma è arrivato il momento di valorizzare quei "brani di realtà" in cui già si sperimenta una soggettività in azione che diventa progettualità, reti di scuole, accordi e protocolli con realtà associative interessate a rispondere all'emergenza educativa. Non è un sogno vivere la scuola come un "cantiere aperto", un rischio in atto. Iniziamo l'anno con la consapevolezza che occorre "realismo". Tutti pensano che il problema siano le riforme e qualcosa di indipendente da noi. Noi pensiamo che tutto dipenda dall'io e dalla natura del nostro cuore che desidera cose grandi. Iniziamo con l'essere fedeli alla realtà dei fatti.