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SCUOLA/ Chiosso: c'è un’"alleanza" che vince l’ideologia di contenuti e metodi

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

3. Anche nella società della comunicazione digitale non si può e non si potrà fare a meno, in ogni caso, della funzione culturale della scuola: non basta “apprendere ad apprendere”, ma occorre anche “apprendere qualcosa”. Una scuola ricca di contenuti culturali apre alla possibilità che lo studio sistematico e critico delle discipline diventi la strada per aiutare i ragazzi a chiedersi il perché della realtà, il perché del nostro essere comunità, il perché del nostro rapporto con il sapere. In questo consiste il senso educativo della scuola, la sua proposta per far crescere i ragazzi e introdurli alla realtà e difenderli dalla tentazione del “virtuale”. 
 
4. Infine va sempre tenuto presente che la scuola è un “bene di tutti”. Qualche anno orsono era molto frequente sentire parlare della scuola come espressione della comunità nella quale essa operava. Si trattava di una bella ed efficace immagine, ora un po’ sbiadita e sostituita da un managerialismo un po’ asettico impregnato di rilevazioni, dati, statistiche, grafici e percentuali.  La nozione di scuola come “bene di tutti” consente anche di superare certe incrostazioni del passato secondo le quali ci sono scuole più scuole - quelle dello Stato - e scuole meno scuole e cioè quelle gestite da Enti e privati. Una scuola che opera nell’ottica del bene generale è prima di tutto una buona scuola, non importa come gestita e tutti abbiamo interesse che le scuole, considerate nel loro insieme, siano delle buone scuole.

Cosa possiamo fare - come genitori, come insegnanti, come persone semplicemente sensibili al senso civico - per recuperare la dimensione comunitaria?  La mia proposta è che intorno alla scuola si ragioni nei termini di una “grande alleanza” tra tutti i soggetti a vario titolo interessati al suo buon funzionamento. Le famiglie dovrebbero essere in prima fila. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di riconoscere che non sono soltanto i fondi a disposizione che rendono una scuola più o meno di qualità. Esiste un retroterra di atteggiamenti, di mentalità e di approcci che sono altrettanto e forse anche più importanti. Questa è la premessa perché le stesse scelte politiche - per esempio nel senso del rafforzamento dell’autonomia delle scuole e della valorizzazione della presenza delle famiglie anche sul piano degli aspetti gestionali - abbiano la forza per entrare non formalmente nella realtà scolastica.

Quando penso a una “grande alleanza” per la scuola mi riferisco per l’appunto alla  condivisione, per esempio, di un’idea di scuola positiva e cioè educatrice, promotrice di senso, capace di comprendere i giovani, ma anche di farli sgobbare e pretendere il giusto impegno che sempre accompagna le esperienze importanti.



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COMMENTI
06/12/2010 - L'alleanza per l'educazione (Angelo Lucio Rossi)

Di fronte all'emergenza educativa ovunque è possibile un'alleanza che vince l'ideologia di contenuti e metodi. Ovunque è possibile ricominciare con l'impegno autentico, con l'interesse, con la curiosità davanti al reale totale. Anche noi corriamo il rischio di persistere nelle lunghe e complesse analisi fermandoci all'apprendere ad apprendere. Per "apprendere qualcosa" è necessario esserci con una proposta. Non è più possibile fermarsi ad una pura trasmissione di conoscenze e di dati. E' necessario destare un interesse, un'attrattiva, un riconoscimento della realtà. E' necessario comunicare vivendo l'avventura educativa per riaffermare una scuola della comunità, una scuola per tutti e per ciascuno. Dobbiamo mendicare un'attrattiva vincente che supera ogni analisi ed ogni scetticismo. In questi giorni il nostro Liceo a Pescara ha promosso "Le giornate della Bellezza" (13-14 dicembre). Insegnanti, giornalisti, educatori, poeti ed artisti ci aiuteranno nel riproporre il viaggio che compete all'educazione. Sarà la bellezza a guarirci dal nichilismo. La malattia mortale della nostra scuola è questo nichilismo opaco, che tende ad azzerare il desiderio. Dall'io si riparte.

 
06/12/2010 - Sì c'è! (Gianni MEREGHETTI)

Sì, questa grande alleanza c'è. C'è dentro la vita quotidiana, è grande per il respiro ideale che ha e perchè si rivolge a tutti, ma rappresenta una minoranza, non una minoranza illuminata, ma una minoranza per la debolezza della coscienza di chi vive ogni giorno a scuola a contatto con le domande urgente dei giovani. La maggioranza è rappresentata da un'alleanza strana tra la cultura ministeriale e quella che apparentemente vi si oppone. E' la contraddizione di questi giorni, che vede apparentemente l'un contro l'altra armate due parti, quella governativa e quella delle occupazioni, delle manifestazioni, in realtà sono due facce della stessa medaglia, sono l'espressione impazzita di un'alleanza ferrea tra chi vuole una scuola delle regole, una scuola così perfetta da far diventare la libertà superflua. Contro questa alleanza pericolosissima c'è l'alleanza di cui parla il prof Chiosso, l'alleanza tra chi vuole che la scuola torni ad essere il luogo dove si tenta l'avventura dell'educazione. E' una minoranza che ogni mattina va all'attacco dell'ora di lezione con questa coscienza, che lì si giochi il destino dei giovani, è una minoranza, ma lo fa per tutti, perchè si rivolge a ciò che ogni insegnante, ogni studente, ogni genitore porta nel cuore, il desiderio che tutto sia per la felicità. Questo è il compito che questa alleanza si pone, di trasformare la scuola in un luogo dove si possa essere felici. E' una rivoluzione, perchè chi oggi entra in classe per la sua felicità?