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SCUOLA/ Valutazione docenti, la Gelmini dimentica una lezione lunga 15 anni

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Uniti a quelli triennali dell’OCSE-PISA e a quelli annuali dei Rapporti Education at a Glance, sempre dell’OCSE, essi hanno confermato ciò che tutti a naso hanno già percepito da lungo tempo: che bisogna mettere mano radicalmente e definitivamente al curriculum, alla qualità del personale, all’assetto istituzionale e organizzativo delle scuole autonome e dell’intero sistema.

In realtà, dopo un ventennio, la questione della valutazione degli insegnanti è ancora al palo. Luigi Berlinguer ci provò con il “concorsone”, ma cadde con esso. Letizia Moratti lasciò alla sua maggioranza (PdL Asciutti e altri) l’ingrato compito di definire carriere e stato giuridico. Non venne portato a termine. Fioroni non ci provò neppure. L’attuale maggioranza ha espresso il PdL Aprea, ma il governo non lo ha mai preso in carico. Sotto pressione delle università, si è limitato a varare il Regolamento sulla formazione dei docenti. Ma su tutto il resto incombe una cappa di silenzio. Pare evidente che neppure in questa legislatura non vedremo né una riforma della governance-autonomia delle scuole né un nuovo assetto della professione docente né un Sistema nazionale di valutazione né, pertanto, la valutazione degli insegnanti. Intanto, qui ed ora, viene proposta una sperimentazione. Metodo nuovo? Al contrario, antichissimo: cui si ricorre per coprire la non volontà o l’impotenza dei decisori.

Quanto all’utilità e ai contenuti dei due progetti sperimentali, in attesa di conoscere il “Documento di valutazione”, che dovrebbe illuminarci sul concetto di merito, aiuterebbe forse uno sguardo su che cosa si fa da decenni in Europa, per es. in Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, nella valutazione delle scuole e degli insegnanti. I diversi modelli di accountability hanno una caratteristica comune: nella maggioranza dei Paesi europei prevale il modello ispettivo, centralizzato - come in Francia o in Inghilterra - o decentralizzato - come in Spagna e in Germania.

Per quanto riguarda gli insegnanti, la valutazione del loro operato ha riguardato, negli anni ’90, la dimensione collettiva del loro lavoro. A partire dagli anni 2000, la dimensione individuale, prima legata ai processi, oggi più legata ai risultati. La valutazione individuale è condotta, per lo più, da un corpo di specialisti esterni. In Francia gli insegnanti sono valutati ogni 4 anni nella scuola di base, ogni 6/7 anni nella scuola superiore. La valutazione è la pre-condizione per gli scatti di carriera e di stipendio. Le modalità di valutazione prevedono l’ispezione individuale (osservazione diretta dell’attività didattica, colloqui individuali), il giudizio del capo di istituto, i risultati oggettivi degli apprendimenti. I risultati degli alunni non sono l’unico parametro. Infatti, ai fini dell’apprendimento è decisivo “l’ambiente”, che è la risultante di fattori molteplici, interni e esterni, non riducibili al ruolo del singolo insegnanti o a quello del corpo docente. In Germania gli insegnanti vengono valutati dagli Ispettori scolastici del Land e dal capo di istituto, sulla base di colloqui con l’insegnante, del rapporto sul suo rendimento predisposto dal capo di istituto, di ispezioni durante le lezioni da parte del capo di istituto e degli ispettori, dei risultati degli alunni.

In alcuni Paesi (Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Grecia, Spagna, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Norvegia) la valutazione degli insegnanti può essere effettuata anche internamente dal capo d’istituto o, addirittura, fra pari: è il caso di Grecia, Lettonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. Nel Nord Europa non esistono “forme regolamentate di valutazione” dei docenti, per il fatto che la selezione di qualità dei docenti avviene con criteri severissimi al momento dell’assunzione. In Finlandia non c’è corpo ispettivo; in compenso, sui 100 aspiranti all’insegnamento, già in possesso di laurea magistrale, il 90% viene scartato al momento dell’assunzione, che viene fatta dalle municipalità o dalla scuola stessa.



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COMMENTI
25/12/2010 - Omonimia peccato originale? (emilio molinari)

Caro Sussidiario, non mi permetterei di rubare altro spazio se non fosse che al collega Labella devo una risposta. L'omonimia gli gioca un brutto scherzo, non ho la sindrome dei pentiti perchè non ho trascorsi comunisti, sono iscritto alla CISL, scuola prima e ora... pensionati. Che allo IARD lavorino cigliellini non dimostra nulla, se mai che ognuno sbarca il lunario come può... Sulla questione della valutazione dei docenti lavoro dai tempi del progetto PP2, sui provvedimenti Gelmini mi pare di essere stato chiaro: la scuola italiana ha bisogno di ben altro, una rivoluzione vera che parta dagli interessi dell'utenza, dall'idea che del proprio lavoro si risponde: gli amici scozzesi mi dicono che per loro avere ogni anno visite in classe, ossrvazioni da parte degli studenti o di pari è cosa assolutamente normale. Proviamo da noi a lanciare l'idea che qualcuno ci osservi mentre si insegna e poi vediamo.

 
08/12/2010 - Il bello degli ex-comunisti (omonimi?) (Franco Labella)

Devo dare atto a Molinari di aver ricondotto, correttamente, la decisione di abolire gli esami di riparazione ad un ministro (democristiano d'origine come la quasi totalità dei Ministri dell'Istruzione della prima Repubblica) del centrodestra e cioè Francesco D'Onofrio. Insomma anche stavolta i "comunisti" non c'entrano... Cosa c'entrino, poi, coi ragionamenti di Cominelli, Berlinguer e le sue idee di cambiamento Molinari non lo spiega nel suo commento. Ne devo dedurre che anche lui sia colpito dalla sindrome, tipica degli ex, dei "comunisti" responsabili di tutto e magari di difendere la scuola pubblica statale, sempre quella di OCSE-Pisa ante Gelmini e per la quale lo stesso Ministro esulta con scarso senso della dimensione temporale. Insomma mai che dai "convertiti" (che quasi mai sono Paolo di Tarso) arrivasse un ragionamento sull'hic et nunc ma soprattutto, la si finisse con la solfa dei sindacati (magari Molinari non lo scrive ma si intende of course la Cgil...)contrari al cambiamento. Perchè forse Molinari lo ignora ma con lo Iard cooperano anche fior di sindacalisti. Perfino della Flc-Cgil..... Perchè Molinari non si cimenta, nell'esercizio della critica, con le due sperimentazioni citate da Cominelli? Magari con qualche riferimento ai soggetti coinvolti. Che non sono esattamente le comunità locali da lui auspicate ma Fondazioni scelte col criterio, evidentemente, della "chiara fama". Come ho scritto da qualche altra parte, l'Ofsted de noantri...

 
07/12/2010 - bello ma impossibile (emilio molinari)

Ricordo per amore di verità che l'abolizione degli esami a settembre e la follia dei debiti sono da attribuire al ministro D'Onofrio (centrodestra)con la legge 352/95, resta il fatto che il fallimento di Berlinguer è figlio dei peggiori ideologismi della sinistra che ha nel cuore una visione falsamente egualitaria fuori dalla storia di tutte le nazioni tranne che per l'Italia. Capita poi che le esigenze delle famiglie e degli studenti siano contraddittorie - va bene la "buona scuola" ma vedi mai che un docente, di ruolo o precario che sia, se spiega poco o nulla però ti promuove senza troppo esigere possa essere contestato? -; che gli interessi dei sindacati siano misurabili sul numero delle tessere, allora perchè scontentare una fetta di docenti visceralmente contrati (vedi inchesta IARD 2010) a qualsiasi valutazione del proprio lavoro? Capita che alle elezioni politiche la scuola abbia un capitolo roboante in tutte le piattaforme di ogni partito, regolarmente smentite nei fatti. L'unica speranza è che la crisi economica e finanziaria facciano esplodere il sistema scuola e si affidi alle comunità locali il compito di definire contratti a tempo per dirigenti e docenti su obiettivi chiari e misurabili, con obbligo di aggiornamento per tutto il personale, lasciando all'utenza un effettivo ruolo di coinvolgimento nel progetto d'istituto e verifica dei risultati d'apprendimento, sulla base delle condizioni di partenza, ed in rapporto alle indagini nazionali ed europee...

 
07/12/2010 - Della scuola si parla senza cognizione (Franco Labella)

Forse il commento ad un commento è improprio ma serve a dare la misura del dibattito che c'è oggi in Italia sulla scuola. Il signor Consorteria è riuscito in poche righe a scrivere due dati del tutto inesatti ma che la dicono lunga sul grado di conoscenza generale che c'è del mondo della scuola. Si meraviglierà nello scoprirlo ma vorrei rassicurarlo: gli esami di riparazione aboliti erano e aboliti sono. Questa è una affermazione non polemica ma basata sulle fonti. Se vuole approfondire la questione può visitare il sito di Docenti.org. Ci troverà, in home page, un articolo specifico sulla questione. Quanto alla loro abolizione: se D'Onofrio e Lombardi sono scambiati per Berlinguer i casi sono due: o c'è una gran confusione su ruoli e schieramenti ancorchè della prima Repubblica oppure tutto viene ricondotto ai "comunisti". Eppure anche i "comunisti" quando pensano a riforme "contro" cadono pure loro. Fu il caso del "concorsone" ricordato anche da Cominelli. Sulle sperimentazioni condivido l'analisi di Cominelli: anche in questo caso conta il "fare qualcosa". Che poi sia un tentativo monco ed anche poco coordinato nei due tronconi sperimentali non fa nulla: servirà per i manifesti elettorali. Insomma il governo del "fare ammuina". Come per i rifiuti che continuano a sommergere la mia Napoli. Nonostante la raccolta differenziata ed i siti aperti manu militari ma... in zona franosa.

 
07/12/2010 - Dati OCSE-PISA (Alberto Consorteria)

Proprio oggi sono uscite le valutazioni OCSE-PISA e pare che vada un po' meglio per i nostri licei, siamo più competitivi per la prima volta da 10 anni. Quest'anno abbiamo reintrodotto gli esami a settembre. 15 anni fa venivano levati (grazie a Berlinguer). E tutti a parlare di informatica, più inglese nelle scuole, fare meno greco... Bastava questa cosa piccola piccola, ma palese, introdurre gli ESAMI per chi non va bene, per rimettere in carreggiata la scuola? Aspettiamo investimenti negli istituti professionali e l'eliminazione del valore legale del titolo di studio, forse qualcos'altro migliorerà.