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SCUOLA/ Il rettore: così si insegna (e si impara) nelle scuole dei gesuiti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Alla fine degli anni ’60 padre Arrupe, il generale dei gesuiti, ha dato mandato di riscrivere la ratio studiorum, aggiornandola ai tempi. Si sono integrate i grandi cambiamenti scientifici e la dimensione sociale nella nostra proposta educativa». Un processo estremamente lento e complesso, in particolar modo nel nostro Paese. «In Italia questo aggiornamento è stato lento», ammette padre Cacchione, «è tutt’oggi ancora in corso, ci stiamo lavorando faticosamente e alacremente». Lo conferma padre Tata: «Stiamo proprio adesso ragionando su come applicare questo modello nelle scuole italiane», e ammette la difficoltà e la sfida: «È un mondo da scoprire e fare capire».

Il rettore affronta serenamente, senza difese d’ufficio, l’accusa di fornire un’educazione classista: «Il punto di partenza è il fatto che Ignazio diceva che nella scelta delle attività apostoliche bisogna privilegiare gli “agenti moltiplicatori”. Bisogna capire chi sono questi agenti. Un tempo ricchezza, governo e risorse erano accentrate su alcune persone. Era facile individuarle, e intervenire, non per privilegiarle, ma perché potessero mettere a servizio di tutti quell’educazione ricevuta. Oggi è più difficile individuare l’agente moltiplicatore. Il desiderio è quello di formare persone che possano influire nella società, trasmettere il più possibile quello che hanno imparato». Proprio per la complessità della società odierna, i gesuiti guardano con attenzione al mondo della politica, di chi deve prende scelte in materia educativa: «A noi piacerebbe molto trovare vie per poter aprire a una selezione non per censo e non per merito», ammette padre Tata.

I tempi che cambiano sono la grande sfida che hanno di fronte i gesuiti oggi. «L’origine dell’apostolato era sociale, non elitaria», racconta padre Eraldo. «All’epoca non potevi scegliere i tuoi studenti, studiava chi era ricco, punto. Eppure le scuole gesuitiche nascono come gratuite. Questa cosa nel tempo si è smarrita, occorre con pazienza riscoprirla».
Una riscoperta che parte dai banchi, dall’avventura quotidiana della scuola: «Nel concreto integriamo attività co-curricolari caratterizzanti: formazione ai Sacramenti, formazione spirituale e sociale attraverso esperienze di volontariato, ritiri per gradi e tipologie differenti, formazione spirituale per ex alunni, famiglie e docenti che seguono una formazione ignaziana. Sui curricula invece ci sono progetti che integrano il curriculum tradizionale: le simulazioni delle sedute Onu e Ue, la seconda e terza lingua curricolare e certificabile. Ci sono poi una serie di progetti integrativi con scuole di giornalismo, di business, di videoproduzione. E un continuo scambio culturale con scuole dei gesuiti nel mondo».



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