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SCUOLA/ Il rettore: così si insegna (e si impara) nelle scuole dei gesuiti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica


La riforma delle scuole superiori voluta dalla Gelmini aiuta la scuola che hanno in mente i gesuiti? «Le risponderò con le cose che vanno bene e quelle che vanno male», dice padre Cacchione, che snocciola un nutrito elenco: «Bene che salvaguarda la tradizione dell’insegnamento dei licei, che permettono una preparazione media superiore a quella estera. Bene che potenzia la preparazione tecnico-scientifica e linguistica. Bene la personalizzazione dei piani di studio nel triennio. Male che ci siano ancora troppe ore di lezione frontale perché c’è un eccessivo numero delle discipline, che rischia di andare a detrimento dell’approfondimento. Si cerca di tenere dentro tutto senza fare una sintesi». Concorda padre Tata: «C’è un’eccessiva frantumazione del sapere, che è stata affrontata con poco coraggio. Per il resto la direzione è quella giusta».

E potessero essere nei panni del ministro, non hanno dubbi su quale provvedimento adotterebbero: «Metterei negli obiettivi da certificare competenze morali e sociali a partire da un’etica condivisa», risponde deciso padre Cacchione. «Altrimenti la scuola rimane relegata a una dimensione esclusivamente intellettuale, e non umana». «Troverei ulteriore tempo per integrare e assimilare», rilancia padre Tata. «Perché l’integrazione vera rende liberi, sprigiona energie a tutto campo».

(Pietro Salvatori)



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