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SCUOLA/ 2. Ocse-Pisa, così il Sud può uscire dalla "zona rossa"

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Nonostante la situazione non brillante del Nord-Est, non posso fare a meno di pensare al grande lavoro che è stato fatto in questi ultimi anni, da parte di governi di diverso colore, per portare in Italia la cosiddetta “cultura della valutazione”, che consiste prima di tutto nella percezione dell’importanza, della positività, della ricchezza di informazioni che derivano dalle misurazioni standardizzate, pur nei limiti che queste operazioni hanno per loro stessa natura. Si tratta infatti di un segmento piccolo di tutto quanto a scuola si fa, ma proprio per questo è un campione del tutto, e ci permette di lavorare su una serie di ipotesi e non al buio, come tante volte si fa quando si cerca di intervenire sui “fattori malleabili” del sistema scolastico.

 

La campagna informativa del 2008 per esempio aveva consentito di capire come il grande limite del sapere scolastico in Italia è quello di non incoraggiare i ragazzi all’argomentazione, in pratica a rendere ragione dei processi, a argomentare in proprio, a rispondere alle molte domande aperte del Pisa. Un dato che ha immediate ricadute sulla didattica, senza bisogno di complicate mediazioni pedagogico-disciplinari o di un astruso dibattito sulle competenze.

 

Penso poi ai risultati estremamente positivi in Lombardia, dove questa cultura ha messo radici molto prima che in altre regioni. Non dimentichiamo che la Lombardia ebbe il campione statistico regionale già nel 2003, grazie alla lungimiranza della sua amministrazione; penso alla pionieristica esperienza della ricerca del valore aggiunto denominata Dalla differenza l’equità, condotta dal Crisp con la Regione Lombardia, l’Irer e l’Irre, cui ho avuto l’onore di partecipare; penso alle prove di apprendimento che da almeno 4 anni si svolgono al termine dei corsi triennali della Regione; penso a tante iniziative di cui si è fatta portatrice l’ex-Irre.

 

Resta una discrepanza, benché meno aspra, fra il Nord e il Sud: è probabile che il solo fatto di aver esteso la campionatura regionale a tutte le regioni d’Italia, come è stato fatto nel 2009, porterà con sé notevoli benefici: ogni realtà locale può, come la Lombardia, riflettere sui risultati e cercare le strade più giuste per migliorare. Quello che davvero funziona è prendere sul serio i dati, favorire la circolazione delle informazioni, e sulla base di queste informazioni ripensare non soli i curricoli ma tutta l’organizzazione scolastica.

Resta una differenza notevole fra le scuole di una stessa area, dato questo che emerge dalle rilevazioni nazionali. La positività con cui, alla fine dei due giorni di lavoro, i colleghi accolgono la proposta di lavorare analiticamente sui dati delle prove nazionali significa che il momento dell’arroccamento è superato, e che si cominciano a cogliere i benefici delle campagne informative.

 

 



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