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SCUOLA/ Riordino delle superiori: l’educazione ridotta al modello IKEA

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Assistiamo alla replica di uno spettacolo già visto: da una parte si continua a proclamare non senza enfasi che il Paese ha bisogno di una scuola genericamente “più moderna”. Dall’altra, sul piano delle scelte concrete, la si penalizza nelle risorse e si colpevolizza chi ci lavora. L’esito è una scuola ridotta all’osso, rigida e vecchia., inadeguata a rispondere a quell’emergenza educativa di cui molti parlano ma che pochi pare siano disponibili ad affrontare davvero.

Nel frattempo la scuola va avanti nonostante tutto. Efficace o inefficiente, nuova o vecchia, amichevole o arcigna, tutte le mattine noi siamo lì con quelle faccette giovani davanti e a quel punto non ci resta che accettare la sfida e cercare di fare, come sempre, del nostro meglio.

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COMMENTI
12/02/2010 - il "brodo coi sassi" e i "bamboccioni" (massari annalisa)

La riforma "epocale" nulla fa per ridurre il fenomeno dei "bamboccioni", anzi. Se c'era una cosa da fare era restituire o attribuire valore abilitante ai diplomi, riconvertire l'università in sanissimi 4=4 e 6=6 (medicina, architettura). Aiutare i ragazzi, le nuove generazioni, ad acquisire diplomi o lauree fruibili velocemente sul mercato del lavoro. Studiare le 4-5000 pagine del Mortati (diritto costituzionale, esame da dare tutto in una volta),era certo faticoso, ma avevi la possibilità di acquisire una panoramica completa dell'argomento, stabilire le relazioni e i collegamenti, imparare a forzare la volontà. Intanto chi usciva dalle magistrali, con qualche visita alle elementari per tutto tirocinio (altro che "stage"!) poteva far supplenze alla scuola materna o elementare, iniziando un percorso di emancipazione dalla famiglia. Si dovevano fornire a tutti gli studenti strumenti giuridico-economici per conoscere ed affrontare la realtà della società e del lavoro responsabilmente. Gli scarsi risultati in lingua e in matematica dipendono anche dall'allargamento del numero dei frequentanti la scuola superiore, dall'innalzamento dell'obbligo a oggi. Necessario, e duole sia diventato "optional" a 15 anni, equivalente all'apprendistato. Non era meglio estendere a tutte le regioni, come succede in Toscana, l'ottima esperienza dei Centri di Formazione Porfessionale? E poi obbligarci a fare recupero e progetti negando le risorse... a Firenze si chiama "fare il brodo coi sassi...

 
12/02/2010 - E' tutto vero (Michele Donnanno)

Molto bella e realistica la descrizione della collega. Ho fatto parte per molti anni del consiglio di istituto e della giunta esecutiva della mia scuola, un piccolo liceo di provincia. E confermo che tutto quello che si è fatto, lo si è fatto usando la cassa del contributo cosiddetto volontario delle famiglie e mettendo alla voce residui quello che lo stato non ci ha mai effettivamente corrisposto, riuscendo in tal modo a pareggiare i bilanci. E anche io ho il rimpianto per un liceo classico che avrebbe permesso a mia figlia di studiare il latino e il greco (come una volta) e la matematica e la fisica meglio di come si faceva una volta. Quello che spaventa nella riforma è che non si riesce a capire quali idea di paese si abbia, dove si voglia andare; e così mentre Obama spende 200 milioni di dollari per un progetto per potenziare gli apprendimenti della matematica, noi tagliamo su PNI senza chiederci se per caso nei vari test internazionali o nazionali gli alunni del liceo classico tradizionale abbiano risultati simili a quelli che hanno fatto PNI. E, scusatemi se mi ripeto, nel 70 % che gli alunni nostri imparano fuori della scuola non c'é la matematica. PS. Non insegno matematica,ma amo la bellezzza della matematica Michele Donnanno

 
12/02/2010 - una pagina realistica (ivano sonzogni)

Condivido il senso dell'articolo: al di là delle belle parole (competenze, educazione, epocale...) la realtà è che la scuola viene massacrata perché non redditizia dal punto di vista dell'immagine e neppure per gli investimenti (ben altro interesse ed appetiti suscita a quanto pare la Protezione Civile!). Ora ci stordiranno con il motto "meno quantità uguale più qualità). Mi piacerebbe sentire il parere di Max Bruschi! Per il resto tutto procederà come prima: stessi manuali, stessi insegnanti, stessi programmi... Evidentemente il problema non è quello dell'autonomia o del centralismo, della bella pedagogia locale contrapposta alla buropedagogia romana: il problema è che i nostri politici non sono in grado di ragionare in termini di nuove esigenze della formazione culturale, non ragionano in termini di prospettive (o solo non ragionano). Ma probabilmente gli insegnanti hanno frainteso tutto, come la stampa fraintende Berlusconi.

 
12/02/2010 - "Pagheremo caro, pagheremo tutto!" (nicola itri)

Sono perfettamente d'accordo con l'analisi di Amtonella Paolillo. Pur contenendo la riforma delle superiori degli elementi positivi, quali il taglio delle eccessive sperimentazioni esistenti, il maggiore agganciamento dell'istruzione tenica e professionale al mondo del lavoro, una maggiore dose di autonomia per le scuole, penso che si sia persa un'occasione per riformare veramente la scuola superiore. Di questo ce ne accorgeremo senz'altro tra dieci o vent'anni, quando i nostri figli pagheranno i conti di questa occasione che noi padri, nel 2010, non abbiamo saputo dare loro. Mi viene in mente a proposito uno slogan del '68 un poì rivisitato:"Pagheremo caro, pagheremo tutto!".

 
12/02/2010 - FaceSchool (Daniele Prof Pauletto)

La scuola un appartamento vecchiotto va ristrutturato in mini stile IKEA ... mentre gli inquilini stanno altrove. abitano la rete il web il FaceSpace... le sfide globali del milennio, il rovesciamento in atto del rapporto tra istruzione formale e quella informale (per cui solo il 30% del sapere viene ormai acquisito attraverso la scuola, il 70% passa fuori), l’urgenza di «un profondo processo riformatore del sistema dell’istruzione», la necessità di «superare l’impianto enciclopedico-nozionistico”, la “centralità dell’apprendimento come il coinvolgimento e protagonismo dell’alunno e delle sue potenzialità di acquisizione delle conoscenze » … tra gli obbiettivi specifici da realizzare nella scuola «la revisione dei curricoli per adeguarli alla domanda sociale di cultura odierna» Prof Daniele Pauletto http://www.educationduepuntozero.it/Community/2010/01/25/pauletto.shtml

 
12/02/2010 - Appunto....è una riforma epocale (Franco Labella)

Mi dispiace che la collega Paolillo, così analitica ed argomentativa nello spiegare come funzionerà la scuola del futuro gelminiano, poi inciampi nel ricordo della scuola dei pennini e delle stufe a legna col combustibile portato da casa. Di che si meraviglia? In fondo lo dicono e lo ridicono: è una svolta epocale. Mica sono obbligati a dire verso quale di epoca... E poi, vuoi mettere, il fascino rassicurante del passato: il grembiule, la maestrina dalla penna rossa ed il Liceo, quello che era così verde senza le complicazioni di studiare pure il Diritto. Lo fanno nel resto d'Europa, studiare il Diritto e l'Economia? Ecchisenefrega, mica siamo provinciali come Sarkozy noi. Siamo epocali noi....mica francesi. Ci sarebbe qualche incongruenza come quella di prevedere nei Bienni dei Licei meno ore (27) di quelle della scuola media (29+1) ma non facciamo i sofisti. Anche perchè quelle della media inferiore si possono sempre ridurre l'anno prossimo. Siamo o non siamo per l'essenzializzazione dei curricola? In fondo, prendiamo il positivo della cosa: si comincia dalla essenzializazione dei curricola e magari si arriva alla essenzializzazione dei Ministeri. Certo si potrebbe anche lì fare un bel tuffo nel passato: Minculpop suona meglio di MIUR. O no? Franco Labella