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SCUOLA/ Troppo Stato fa male, ma ricordiamoci che la famiglia non può fare da sola

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Ma a questo punto appare evidente il limite maggiore dello schema utilizzato da Cominelli. Esso consiste, a mio avviso, nel mancato riferimento al ruolo del docente, l'unico garante del diritto del bambino, del ragazzo, del giovane allo sviluppo, figura ineliminabile di mediazione e di garanzia, fino a ieri nei confronti dello Stato, ma anche della famiglia, da domani nei confronti della famiglia, ma anche dello Stato. Ogni nuovo nato appartiene innanzi tutto a se stesso, e ha il sacrosanto diritto di diventare quel ch'egli è. Tutti gli altri sono al servizio del suo sviluppo, inteso come graduale scoperta di sé come persona, capace di autonomia e libertà, grazie all'apprendimento e alla interiorizzazione dei valori, fondata sui saperi e su impegnative scelte personali.

È giusto diffidare dello Stato, ma non è prudente affidarsi totalmente alla Famiglia. Scommettiamo sui docenti, la cui funzione è per definizione intrisa di eticità. E se talvolta ci assale qualche dubbio a riguardo della libertà d'insegnamento, accettiamo il rischio e diciamo: malo periculosam libertatem.

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COMMENTI
19/02/2010 - famiglia abbandonata e scuola dimenticata (massari annalisa)

Microeconomia: due classi della mia scuola -liceo- non potranno partecipare alla gita d'istruzione (Pompei, Ercolano, Napoli Museo Nazionale) per la concorrenza di due fattori: 1. alcuni genitori hanno perso il lavoro e i ragazzi non possono pagare la quota di 250 euro, quindi manca il numero legale nella classe (i 2/3); 2. l'Istituto, che interveniva con un apposito fondo in questi casi, non ha più disponibilità finanziarie a causa del noto congelamento del credito che vantava nei confronti del Tesoro. In queste condizioni, cosa recupera la scuola di quello che la famiglia non può fornire? Non abbiamo fondi sufficienti per aprire sportelli didattici, centelliniamo i corsi di recupero nelle materie d'indirizzo, il programma viene gravemente ridotto negli argomenti che ci eravamo proposti di affrontare per fare la pausa didattica di recupero in orario curricolare. Sacrificando, talvolta, le eccellenze con buona pace del merito. Mi risulta che le società evolute investano in formazione. Noi si va in controtendenza.

 
15/02/2010 - Parità come? (Franco Labella)

Consiglio a Lepore la visione di Presadiretta di ieri. E' possibile la libertà di scelta. Basta pagare. E ieri sera chi se lo poteva parmettere, lo rivendicava pure questo diritto. Senza oneri per lo Stato, recita l'art. 33 della Costituzione. E' per questo che questa maggioranza ha deciso di non farla studiare più nelle scuole superiori la Costituzione. Franco Labella

 
14/02/2010 - Scommettiamo sulla libertà! (Marco Lepore)

Scommettiamo sui docenti: sono d'accordo. Ma proprio per questo, ben sapendo quali e quanti problemi affliggono il corpo docente odierno, e sapendo anche che gli insegnanti sono realmente il fattore chiave della qualità della scuola, mi sento di affermare con ancora più forza: libertà alle famiglie! -Libertà di scegliere (senza oneri aggiuntivi)le scuole nelle quali i docenti danno adeguate garanzie di affidabilità educativa e di preparazione professionale, in conformità ai valori considerati fondamentali per l'educazione dei propri figli. -Libertà per tutte le scuole AUTONOME di reclutare il corpo docente,senza dover sottostare ai dictat delle graduatorie tanto care ai sindacati, per far sì che ogni istituto possa almeno tentare di attingere a risorse professionali qualificate e motivate. -Libertà per i docenti di proporsi alle scuole e di mostrare sul campo la propria preparazione, come veri professionisti dell'educazione. Accettiamo il rischio e diciamo: malo periculosam libertatem." Appunto.

 
14/02/2010 - Non sarà troppo tardi ? (Bruno Tommasini)

La continua erosione del ruolo della scuola "statale"italiana, operata dalla debolezza intrinseca delle istituzioni statali stesse e dal concomitante attacco dei sostenitori della scuola pubblica cattolica sta producendo una caduta verticale di cui ci si comincia, evidentemente, a preoccupare. Chi potrà sostituire la scuola statale nel servizio pubblico, dato che la scuola cattolica si è consolidata ma è pur sempre solo una nicchia e soprattutto chi rivalorizzerà l'indispensabile ascensore sociale che sta venendo meno per gli italiani non di casta, che pure dovrebbero trovare nella Chiesa una vera protezione e promozione? Ho lavorato per decenni nella scuola di stato in posizione dirigenziale, e ho trovato sempre scarsissima comprensione quando mi permettevo di contrastarne l'evidente decadenza. Alla fine me ne sono andato, non perché mi mancassero la salute e la voglia di impegnarmi, ma per l'evidente inutilità di continuare a lavorare per un sistema scuola il cui primo ormai dichiarato nemico è il ministro alla partita (di spesa)?