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SCUOLA/ Troppo Stato fa male, ma ricordiamoci che la famiglia non può fare da sola

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L'articolo di Giovanni Cominelli, come al solito impetuoso e tuttavia lineare, su "La globalizzazione che manda in soffitta lo Stato educatore", si presta a diverse considerazioni. Non voglio entrare nel merito della ricostruzione storica, come al solito ricca e documentata, ancorché parziale. Comprendo che la ricostruzione del passato possa in qualche misura risultare manichea, dal momento che essa è volta a legittimare una prospettiva di cambiamento esposta agli attacchi di avversari faziosi il cui fine è convalidare l'esistente e impedire il cambiamento.

Quello che non convince è lo schema adottato da Cominelli, uno schema semplificato, tutto giocato sulla contrapposizione tra lo Stato e la società civile, e sulla pretesa, attribuita al primo, di ergersi ad arbitro del bene comune e di assorbire al suo interno anche il pubblico, chiudendo il privato residuo dentro i recinti dell'intimità. Secondo questo schema, il vincitore della contesa sarà ora lo Stato, come nel passato, ora la famiglia, grazie alla globalizzazione che ha debilitato il secolare invasore, occupatore abusivo di spazi che non gli appartengono.

Quando lo applichiamo all'interpretazione del fatto educativo, lo schema si rivela debole e in qualche misura distorcente. In esso è assente, infatti, il vero protagonista, che è poi l'oggetto del contendere: il bambino. Lo Stato lo toglie alla famiglia, ritenuta incapace di educare alla cittadinanza, e lo affida al docente, dopo avere dato a costui le opportune istruzioni e l'indispensabile specifica formazione, non senza avere prima stabilito con chiarezza, e spesso con ridondanza, gli obiettivi da raggiungere e i contenuti culturali da utilizzare, chiamati programmi, sui quali, per definizione, non può mancare l'accordo accettante e persuaso dei genitori degli allievi. I riferimenti valoriali sono, infatti, quegli stessi su cui si fonda la civile convivenza, per definizione condivisi, pena la perdita del diritto di cittadinanza. La famiglia è chiamata a collaborare, prima per indeclinabile dovere, in seguito anche per diritto.

 

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COMMENTI
19/02/2010 - famiglia abbandonata e scuola dimenticata (massari annalisa)

Microeconomia: due classi della mia scuola -liceo- non potranno partecipare alla gita d'istruzione (Pompei, Ercolano, Napoli Museo Nazionale) per la concorrenza di due fattori: 1. alcuni genitori hanno perso il lavoro e i ragazzi non possono pagare la quota di 250 euro, quindi manca il numero legale nella classe (i 2/3); 2. l'Istituto, che interveniva con un apposito fondo in questi casi, non ha più disponibilità finanziarie a causa del noto congelamento del credito che vantava nei confronti del Tesoro. In queste condizioni, cosa recupera la scuola di quello che la famiglia non può fornire? Non abbiamo fondi sufficienti per aprire sportelli didattici, centelliniamo i corsi di recupero nelle materie d'indirizzo, il programma viene gravemente ridotto negli argomenti che ci eravamo proposti di affrontare per fare la pausa didattica di recupero in orario curricolare. Sacrificando, talvolta, le eccellenze con buona pace del merito. Mi risulta che le società evolute investano in formazione. Noi si va in controtendenza.

 
15/02/2010 - Parità come? (Franco Labella)

Consiglio a Lepore la visione di Presadiretta di ieri. E' possibile la libertà di scelta. Basta pagare. E ieri sera chi se lo poteva parmettere, lo rivendicava pure questo diritto. Senza oneri per lo Stato, recita l'art. 33 della Costituzione. E' per questo che questa maggioranza ha deciso di non farla studiare più nelle scuole superiori la Costituzione. Franco Labella

 
14/02/2010 - Scommettiamo sulla libertà! (Marco Lepore)

Scommettiamo sui docenti: sono d'accordo. Ma proprio per questo, ben sapendo quali e quanti problemi affliggono il corpo docente odierno, e sapendo anche che gli insegnanti sono realmente il fattore chiave della qualità della scuola, mi sento di affermare con ancora più forza: libertà alle famiglie! -Libertà di scegliere (senza oneri aggiuntivi)le scuole nelle quali i docenti danno adeguate garanzie di affidabilità educativa e di preparazione professionale, in conformità ai valori considerati fondamentali per l'educazione dei propri figli. -Libertà per tutte le scuole AUTONOME di reclutare il corpo docente,senza dover sottostare ai dictat delle graduatorie tanto care ai sindacati, per far sì che ogni istituto possa almeno tentare di attingere a risorse professionali qualificate e motivate. -Libertà per i docenti di proporsi alle scuole e di mostrare sul campo la propria preparazione, come veri professionisti dell'educazione. Accettiamo il rischio e diciamo: malo periculosam libertatem." Appunto.

 
14/02/2010 - Non sarà troppo tardi ? (Bruno Tommasini)

La continua erosione del ruolo della scuola "statale"italiana, operata dalla debolezza intrinseca delle istituzioni statali stesse e dal concomitante attacco dei sostenitori della scuola pubblica cattolica sta producendo una caduta verticale di cui ci si comincia, evidentemente, a preoccupare. Chi potrà sostituire la scuola statale nel servizio pubblico, dato che la scuola cattolica si è consolidata ma è pur sempre solo una nicchia e soprattutto chi rivalorizzerà l'indispensabile ascensore sociale che sta venendo meno per gli italiani non di casta, che pure dovrebbero trovare nella Chiesa una vera protezione e promozione? Ho lavorato per decenni nella scuola di stato in posizione dirigenziale, e ho trovato sempre scarsissima comprensione quando mi permettevo di contrastarne l'evidente decadenza. Alla fine me ne sono andato, non perché mi mancassero la salute e la voglia di impegnarmi, ma per l'evidente inutilità di continuare a lavorare per un sistema scuola il cui primo ormai dichiarato nemico è il ministro alla partita (di spesa)?