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SCUOLA/ L’istruzione fallita trascina anche Rai 3 nella guerra alle paritarie

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1 - La scuola paritaria presentata non è la scuola paritaria italiana, della quale fanno parte anche organizzazioni associative al cui interno operano uomini che sentono una missione e, (nulla togliendo alle migliaia di precari ai quali va la mia, e non solo mia, solidarietà più sincera) non operano solo perché in cerca di un’occupazione. Esiste anche, e direi in misura oltremodo maggioritaria, una scuola paritaria che sussiste grazie ai sacrifici personali di insegnanti, amministratori e genitori che stanno cercando di realizzare un principio sacrosanto per il quale è stato versato troppo sangue perché sia ignorato: la libertà del cittadino che paga le tasse, ricco o povero che sia, di scegliere per i propri figli la scuola che maggiormente riflette il suo modo di sentire e pensare la formazione, nella libertà e nella responsabilità di autodeterminare i valori primari a fondamento della sua esistenza, detto più banalmente, se cambiare l’auto o se se acquistare la casa, o vivere in affitto, sacrificare il sacrificabile per investire nella formazione dei propri figli, migliore o peggiore che sia, perché questo poggia su troppe variabili che ora non possiamo prendere in esame, di cui una è il mestiere o la vocazione, due motivazioni diverse che fanno la differenza. È stato un vero peccato generalizzare il tutto, poiché conosco insegnanti splendidi che operano nella scuola pubblica e che tutti i giorni hanno la gioia di incontrare i loro allievi possibilmente in condizioni di dignità. Conosco anche genitori della scuola pubblica che si armano di pennelli e colori per verniciare le scuole dei loro figli, consci che è là che vivono con i loro coetanei le ore più importanti della giornata e che si autotassano pur di tenere i loro figli al caldo.

 

2 - Un aspetto di deontologia professionale: quando si fa informazione, bisogna porre le domande giuste, e nel corso del programma ne è mancata una fondamentale: quanto costa la scuola pubblica? Scomodamente si sarebbe dovuta dare una risposta che mi permetto di fornire a completamento dell’informazione; in Italia il costo complessivo per ogni alunno ammonta a circa 7.000 euro nella scuola primaria e cresce con l’innalzamento del grado di istruzione, dunque né più e né meno delle paradisiache scuole paritarie presentate nel programma.

Dunque è proprio vero che «di notte le mucche sono tutte grigie», ma poi sorge il sole ed ognuna torna ad avere il suo colore. Far sorgere questo sole tutti giorni è un compito che molti uomini in Italia oggi sentono come «la loro missione», e questa non è una condizione elitaria, c’è posto per tutti.

 

(Prof. Sabino Pavone - Federazione Scuole Steineriane, Italia)

 

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COMMENTI
08/03/2010 - c'è privata e privata... (massari annalisa)

Le scuole paritarie (secondarie di secondo grado) hanno in genere ottimi professori, una dirigenza molto ben organizzata e pessimi studenti. Le rette "lievitano" dalla prima classe (da 3 a 10 studenti) sui 1500 euro alla quinta (30 studenti) a 8000-8500 euro. Qui da noi l'handicap mi risulta ammesso, se lieve, non certificato ma assistito. Il controllo sulla frequenza è assiduo e puntuale, la pagella è trimestrale, come i colloqui generali con i genitori. I ragazzi in situazioni economiche o familiari "difficili" godono della sovvenzione dei servizi sociali. Sono anni che ci faccio gli esami di maturità, come membro esterno: ho visto studenti non ammessi, studenti bocciati (stessa percentuale, in quinta, che nella scuola pubblica), studenti bravi che avevano subito un'"impasse" e che hanno frequentato con profitto, usufruendo di corsi intensivi pomeridiani, riportando soddisfazione e buoni voti.Uno di lor ora segue un master all'estero, altri l'università. Quindi sono portata a ritenere, per la mia limitata esperienza, che la paritaria sia una risorsa per le famiglie. Ma la trasmissione di Iacona ha stravolto anche me, facendomi vedere una realtà classista e razzista che credevo terminata dopo gli anni'70. Vergognoso come la Regione Lombardia, in piena antitesi con la Costituzione,consenta ai consigli di amministrazione di queste scuole di non ammettere disabili o extracomunitari, con gravissima perdita di opportunità umana ed esperienziale degli "ariani normodotati"

 
22/02/2010 - commento (Sergio D'Andrea)

Lo stato, non ha il dovere di finanziare la libertà di scelta ma di garantire una educazione per tutti , e finanziare una educazione paritaria "privata" ,o per meglio dire d'elite non dovrebbe rientrare fra i suoi compiti. Questo , democraticamente ,significa finanziarsi la propria classe dirigente con i soldi di tutti anche di quelli , genitori e figli che non hanno neanche i soldi per comperare la carta o le matite. La libertà di scelta è solo per chi se la può permettere ? Per questo qualsiasi governo tiene in particolare alla scuola , Perchè attraverso la scuola si possono condizionare i pensieri e le scelte sul futuro , ed in questo non faccio distinzione fra un governo e l'altro. L'interesse che la scuola pubblica non funzioni è evidente .Se in generale la scuola pubblica può essere polipolitica diventando d'elite c'e anche il richio che diventi settaria

 
22/02/2010 - commento (Sergio D'Andrea)

Certo in Italia c'è posto per tutti ma la scuola pubblica e scuola per tutti; scuola anche per chi non può permettersi di scegliere dove mandare il figlio a scuola e non parlo di scelta voluta e fatta anche con sacrifici,, ma parlo di chi non è in grado per una questione culturale di dirigersi da questa o da quella parte e di indirizzare di conseguenza i propri figli. Ed allora siccome deve sussistere giustamente il diritto di scelta da parte di ogniuno , invece di scoprire o cercare di eliminare le cause che portano al mancato funzionamento della scuola pubblica per la quale viene detto ogni alunno costa allo stato 7000 euro all'anno, noi non ce li mandiamo i figli. Si fa come il capitano della nave che invece di pensare a riparare la nave che sta affondando , si costruisce un'altra barchetta per poterssi salvare le chiappe . Non è certo molto educativo ne soprattutto deontologicoun atteggiamento di questo genere. La prima ad essere salvata è la scuola pubblica perchè è di tutti , senza distinzione di razza, colore, religione , ed è la prima che ha il diritto di essere riqualificata ; non è solo la prima che si deve trovare in difficoltà perchè deve accogliere tutti!!!! Certo nella scuola pubblica ci sono molti sprechi , ma anche interessi molto forti perche le cose rimangano cosi, e si possa dire proprio per questo, che non funziona. Piccola battuta : Ma gli Ordini religiosi non dovrebbero essere votati alla carità !

 
20/02/2010 - E cosa dicono i costituzionalisti del signor Comit (Franco Labella)

Gennaro Comite ha scritto: "Ancora con questo "senza oneri per lo Stato" sul quale si sono espressi illustri Costituzionalisti? Posso chiedere al signor Comite di completare il pensiero? Cosa hanno scritto a proposito del "senza oneri per lo Stato" gli illustri costituzionalisti a cui fa riferimento senza citarne nè nomi nè posizioni? Hanno scritto che la locuzione deve intendersi tacitamente abrogata? Hanno scritto che quello che conta è la Costituzione "materiale"? Hanno scritto che, locuzione o no, l'importante è finanziare le scuole private? E' importante saperlo anche per una questione di informazione generale. Teniamo pure conto, infatti, che siamo l'unico Paese d'Europa che, dall'anno prossimo, abolisce lo studio del Diritto nelle scuole superiori. C'è , perciò, necessità di sapere dal signor Comite e dai suoi costituzionalisti come stanno le cose. Così, anche per informazione degli studenti delle scuole superiori italiane e delle loro famiglie. Franco Labella

 
18/02/2010 - breve commento (Gennaro Comite)

Ancora con questo "senza oneri per lo Stato" sul quale si sono espressi illustri Costituzionalisti? Comunque, in una società democratica, se non ci devono essere oneri per lo Stato (!), perchè ci devono essere "oneri per le famiglie"? Ma io vorrei solo aggiungere qualche dato ecnomico all'ultima parte dell'articolo (buono!), a dimostrazione della tesi. In un articolo de Il sole 24 ore del 7 giugno 2008 (Alle paritarie «mancano» 6mila euro ad alunno) si davano alcune note molto interessanti. Tra cui: “Il conto è semplice. Lo Stato spende oltre 6.500 euro all'anno per alunno, dalle elementari alle superiori. Mentre per ogni studente delle paritarie la cifra statale erogata è di 500 euro... Un'intera scuola paritaria finisce per costare al ministero dell'Istruzione meno di quanto spende per un solo alunno della statale”... (di Luigi Illiano - Il sole 24 ore - 7 giugno 2008) Un conto fatto circolare tra le Scuole Paritarie dice che il risparmio dello Stato per ogni alunno è: a) di € 5.532 per ogni alunno della Scuola dell’Infanzia; b) di € 6.500 per un alunno della Scuola Primaria; c) di € 7.582 per ogni alunno della Scuola Sec. di I grado; d) di € 8.057 per ogni alunno della Sc. Sec. di II gr. Se può servire...a riflettere sul "senza oneri"! Gennaro Comite

 
18/02/2010 - Trasmissione schierata (Diego Pierangeli)

In realtà mi sembra che tutta la querelle sia su una sola cosa: le scuole "paritarie" sono o non sono scuole per ricchi? La risposta è che ci sono, ma non sono la maggioranza, certo nella Leone XIII non ci vanno gli immigrati, ma ci sono altre scuole paritarie (e posso fare esempi) in cui ci sono, e ci sono anche handicappati. In queste scuole (e credo che siano la maggioranza) ci vanno anche i figli di impiegati (e senza nemmeno il buono scuola) che sono disposti a sacrifici pur di far seguire i propri figli da insegnanti con passione e che ci tengono a loro. Poi è vero: nelle scuole paritarie gli insegnanti lavorano di più e gli stipendi sono più bassi (soprattutto perchè al contrario di quello che dice la trasmissione la maggior parte delle scuole paritarie non sono mai in attivo..), ma da qui a dire che la regola è che i giovani sono sfruttati mi sembra il classico "fare di ogni erba un fascio" (a parte che controlli non sono virtuali.. ci sono e non si fanno certo sconti, anzi..).

 
17/02/2010 - Libertà di scelta (Khan Kubla)

Lo Stato ha il dovere di garantire il diritto/obbligo di istruzione a tutti a partire dalle utenze meno "appetibili" (abitanti di piccoli comuni isolati, disabili, immigrati, bambini ospedalizzati, ecc.), non ha invece il dovere di finanziare la libertà di scelta. Quando avremo scuole statali come quelle finlandesi allora sì che potremo pensare di superare gli attuali vincoli costituzionali e garantire anche il lusso di finanzare la libertà di scelta di TUTTI(a partire da coloro che non posso scegliere neanche con i lauti bonus della Regione Lombardia e cioè le famiglie con redditi bassi!); fino a quel momento pensiamo a garantire non dico carta e toner per le fotocopie, sapone nei bagni e gesso per le lavagne ma almeno soffitti che non crollino in testa ai nostri ragazzi.

 
17/02/2010 - Scuole statali e scuole private : art. 33 C. (Franco Labella)

Il collega Segre scrive:"Quindi la terminolgia "scuola privata" è scorretta - al massimo può riguardare pochissimi istituti che non hanno chiesto la parifica. " Forse sfugge al collega il dettato costituzionale, il famoso art.33. E' quello che prevede solo scuole statali e scuole istituite da privati. La legge Berlinguer è legge ordinaria e non costituzionale. Le paritarie, in origine, sono scuole private. Entrano nel sistema pubblico solo con la parificazione. Non capisco, perciò, quale sarebbe la scorrettezza terminologica. Aggiungo che la parificazione non è concessione sovrana ma subordinata ad obblighi precisi. La mancata osservanza di questi obblighi riporta quelle scuole alla loro condizione originaria: scuole private per le quali, a norma dell'art. 33 C. , lo Stato non deve sostenere oneri. Cambiamo l'articolo 33 C. o eliminiamo i costituzionalisti. Tertium non datur. Franco Labella

 
17/02/2010 - che vergogna (ofelia dell'Oro)

Complimenti vivissimi al prete che ha parlato al programma “presa diretta” in onda su Rai Tre Domenica sera, ha proprio ragione…….i dirigenti non hanno le spalle coperte al giorno d’oggi, poverini!! Peccato che gli operai in cassa integrazione, ormai se le vendono le coperte, altro che spendere 8000 euro all’anno per mandare i figli a scuola! Non volendo essere maleducata, mi viene solo da dire “non c’è più religione!” E purtroppo quelli di presa diretta non hanno inventato niente, anche l'ass.della regione lombardia ha ammesso che ci sono più contributi alle paritarie per dare libertà di scelta! Ma per piacere! Libertà di scelta per chi ha i soldi!

 
17/02/2010 - difendo le scuole, non statali e non statali (gianluca segre)

Son docente in un liceo non statale di Torino. Concordo con le conclusioni dell'articolo. Occorre insistere sulla terminologia - che è sostanziale - e sulla conoscenza della Legge Berlinguer del 2000. Esiste un unico sistema nazionale d'istruzione, che è pubblico, diversificato in scuole pubbliche statali e non statali ( le paritarie). Quindi la terminolgia "scuola privata" è scorretta - al massimo può riguardare pochissimi istituti che non hanno chiesto la parifica. Al lettore che lamenta l'esistenza di taluni margini di "irregolarità" in alcune non statali, va detto che il compito dello Stato è appunto di controllare; ricordo poi che le scuole paritarie da anni sono tenute ad assumere solo docenti con abilitazione. E i costi? le scuole statali sono a carico di tutti noi, si calcolano 8.200 Euro per allievo. Il costo medio delle non statali, dalle materne ai licei, si aggira sui 4.500: ed è interamente a carico delle famiglie, salvo le poche Regioni con la legge sul buono-scuola. Se si guarda poi al bilancio della Pubblica Istruzione, superiore ai 50 miliardi di Euro, la voce "scuole paritarie" - in genere materne ed elementari - incide per meno dell'1%, circa 450 milioni di Euro. Questi i fatti.Le rette indicate da Rai3 riguardano un numero minimo di scuole. In genere la retta, nella realtà piemontese, è sui 3.500-4500 Euro. In compenso le non statali, in questi anni, hanno dovuto essere del tutto in regola con le normative sicurezza, a proprie spese. Altro andrebbe detto.

 
17/02/2010 - e quando finalmente... (giuseppe proserpio)

Ho visto con mia moglie la trasmissione suddetta. Amaro in bocca ed una domanda: quando finalmente tutte le scuole del Regno saranno a norma, i precari saranno spariti, la continuità garantita, gli istituti avranno i soldi a palate... l'educazione tornerà a smettere di essere un'emergenza? Oppure, ma è solo un dubbio, tutto ciò non basterà da solo a fare della scuola il luogo dell'educazione?

 
17/02/2010 - precisazione (Giacomo Zagardo)

Concordo pienamente con l'analisi fatta. Soltanto mi sembrerebbe più giusto parlare di "scuola statale" e "scuola paritaria" invece che di "scuola pubblica" e "scuola paritaria". Almeno da quando è in vigore la Legge 60/2000, tanto sudata da Berlinguer.

 
16/02/2010 - ... (Khan Kubla)

Concordo pienamente con il commento di Franco Labella. Non cito poi il fatto che ci sia una totale mancanza di controlli sull'effettivo rispetto dei doveri che vanno di pari passo con la concessione della parità alle scuole private (docenti non abilitari, contratti di lavoro a titolo gratuito stipulati in cambio di punti utili per le graduatorie ad esaurimento, la non ammissione di portatori di handicap, promozioni e titoli di studio rilasciati solo in cambio di lauti compensi, ecc.)perché per quelli rimando alla cronaca ormai quotidiana.

 
16/02/2010 - Di cosa si lamenta? (Franco Labella)

Gentile Pavone, ho riletto tre volte il suo articolo senza riuscire (ma è un mio limite) a capire: a) quale sia la sua tesi rispetto alla trasmissione; b) quale sarebbe la "frode informativa" che lei sembra adombrare a proposito di Presadiretta; c) di cosa si lamenta. Non vorrei ripetermi ma il punto di partenza su qualsiasi ragionamento sulla scuola privata e quindi sulla paritaria (chè se fosse pubblica tout court non avrebbe bisogno di diventare paritaria) è l'art. 33 della Costituzione. E'quello che recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato." Il "senza oneri per lo Stato" è il paletto che, a Costituzione vigente, non dovrebbe essere valicato. Immagino lei abbia visto l'espressione tra il sorpreso ed il divertito della direttrice del Leone XIII alla domanda sulla improbabile presenza di allievi extracomunitari nella sua scuola. Oppure l'espressione altrettanto stupita della madre del quartiere della prestigiosa scuola internaz. a cui non potrà mai iscrivere il figlio per la esosa retta richiesta. Eppure la Lombardia è la Regione che non richiede l'ISEEE per il buono da sfruttare per le paritarie. Che dire poi della sicumera dell'altra responsabile di scuola paritaria con l'affermazione che solo le scuole pubbliche hanno l'obbligo di accogliere allievi portat. di handicap? Allora, francamente, non capisco di cosa si lamenti. Per la scuola pubblica poi si procuri il discorso di Calamandrei 1950