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SCUOLA/ Autonomia, organico e formazione docenti: tre punti chiave della riforma Gelmini

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Perché tutto è connesso? Abbastanza semplice dimostrarlo.

Il riordino degli istituti e dei licei chiama in causa l’organico funzionale (che tra l’altro non si dovrebbe più denominare in questo modo: chiamiamolo organico di istituto o “organico strutturale”). Si tratta dell’opportunità concessa alle scuole, tramite le quote di autonomia e flessibilità, di usufruire di un lieve incremento dell’organico rispetto alla quota che deriverebbe dai quadri orari, al fine di consentire al meglio, insieme all'utilizzazione dei docenti in esubero, la gestione della flessibilità e del potenziamento dell'orario. Su questo punto l’Amministrazione è stata sufficientemente chiara, ora si attendono misure di accompagnamento delle scuole e indicazioni operative che non smentiscano le premesse.

E tuttavia il nodo dell’organico d’istituto (reso possibile a certe condizioni dall’uso dell’autonomia e della flessibilità), a cascata muove un altro ordine di problemi: quello delle nuove classi di concorso, anche questo all’orizzonte.

È palese che solo classi di concorso (e di abilitazione) più ampie potranno garantire a docenti preparati di muoversi su insegnamenti diversi ma convergenti. Sarà anche questo un passaggio molto delicato: si tratterà di dimostrare che classi di concorso meno rigide possono consentire non solo una mobilità dell’organico più flessibile, ma anche e soprattutto la trasmissione di contenuti di insegnamento accurati e ben organizzati attorno a nuclei disciplinari specifici, lontani dalla genericità nemica della cultura.

E qui veniamo appunto al nuovo percorso di formazione dei docenti, il cui regolamento, pare, si sta sbloccando dopo il parere espresso recentemente dal Consiglio di Stato. Un nuovo itinerario formativo che è strettamente connesso all’intero quadro concettuale su cui insiste la riforma. Da due punti di vista: la preparazione disciplinare del nuovo insegnante e la sua capacità di immergersi nella responsabilità di conduzione della classe, nel contesto delle necessità dell’istituto in cui opera.

Ora, il parere del Consiglio di Stato, tra l’altro, insiste su un tasto molto importante e delicato: quello del tirocinio formativo attivo (TFA), che secondo le ultime bozze di regolamento circolate qualche tempo fa sarà un cardine dell’iter formativo dell’insegnante.

 

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COMMENTI
17/02/2010 - formazione futuri docenti e valorizzazione attuali (Michele Borrielli)

i futuri docenti "pluridisciplinari" di cui parla l'articolo, saranno presenti nelle scuole in numero significativo non meno che tra 20-25 anni. Non sarebbe meglio nel frattempo studiare come valorizzare al meglio gli attuali? Ad esempio, esistono negli istituti tecnici, e molti di essi saranno soprannumerari per effetto dei tagli di ore di discipline scientifiche, docenti laureati in chimica della attuale classe di concorso A013 - futura A-33, con oltre 20 esami universitari (dei 30 totali) sostenuti in discipline chimiche (contro gli 1-2 in media sostenuti dagli attuali docenti di scienze dei Licei) e che hanno sostenuto una tesi sperimentale (1 intero anno in laboratorio) che rischiano di essere sotto utilizzati o espulsi dalla scuola. Non sarebbe meglio utilizzarli nei Licei, a partire dagli scientifici, affiancandoli in maniera stabile ai docenti della attuale A060, laureati in scienze naturali o biologiche perchè anche i liceali, come gli alunni degli istituti tecnici, possano imparare la chimica dal laureato in chimica e non dal laureato in biologia o in scienze naturali? Perchè non dotare anche i Licei della importante risorsa umana costitutita dai docenti laureati in chimica della attuale A013- futura A-33 (uscendo dal solito precario "utilizzo in altra classe di concorso" per la quale si ha titolo o si è abilitati)? Non sarebbbe un ottimo esempio di come utilizzare al meglio l'autonomia?