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SCUOLA/ Autonomia, organico e formazione docenti: tre punti chiave della riforma Gelmini

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Un tirocinio di 475 ore, pari a 19 crediti formativi, svolto presso le istituzioni scolastiche sotto la guida di un tutor. Di notevole importanza, in un certo senso strategica, l’osservazione del massimo organo amministrativo, per cui «risulta meritevole di approfondimento la questione – sollevata nel parere del Consiglio Nazionale della pubblica istruzione – relativa al riconoscimento del servizio prestato in via precaria presso le istituzioni scolastiche, ai fini dell’accesso al tirocinio formativo attivo, nonché come parte dei crediti formativi previsti nel tirocinio, con particolare riferimento ai laboratori didattici di cui alla tabella dodici».

Ci pare che questa soluzione (garantire il riconoscimento di un pacchetto consistente di crediti formativi, ai fini del TFA, agli insegnanti non abilitati in servizio) anteponga l’interesse della scuola in atto (e di chi la fa) alla teoria su un’immagine di scuola futuribile. Non sembra proprio una misura per risolvere il precariato: sì invece per testimoniare che l’insegnante si forma in gran parte assumendo un compito e svolgendolo.

Successivamente (ultimo nodo), l’insegnante abilitato andrà a reclutamento secondo modalità da precisare, tra le quali dovrebbero essere contemperata la possibilità delle scuole di assumere professionisti in possesso di certificate competenze pedagogiche e didattiche.

E così l’ultimo punto si riallaccia al primo: l’organico di istituto non è possibile senza il gioco dell’autonomia, che a sua volta richiede docenti professionisti preparati e riconosciuti come tali. Se manca un tassello, cade l’intera costruzione.



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COMMENTI
17/02/2010 - formazione futuri docenti e valorizzazione attuali (Michele Borrielli)

i futuri docenti "pluridisciplinari" di cui parla l'articolo, saranno presenti nelle scuole in numero significativo non meno che tra 20-25 anni. Non sarebbe meglio nel frattempo studiare come valorizzare al meglio gli attuali? Ad esempio, esistono negli istituti tecnici, e molti di essi saranno soprannumerari per effetto dei tagli di ore di discipline scientifiche, docenti laureati in chimica della attuale classe di concorso A013 - futura A-33, con oltre 20 esami universitari (dei 30 totali) sostenuti in discipline chimiche (contro gli 1-2 in media sostenuti dagli attuali docenti di scienze dei Licei) e che hanno sostenuto una tesi sperimentale (1 intero anno in laboratorio) che rischiano di essere sotto utilizzati o espulsi dalla scuola. Non sarebbe meglio utilizzarli nei Licei, a partire dagli scientifici, affiancandoli in maniera stabile ai docenti della attuale A060, laureati in scienze naturali o biologiche perchè anche i liceali, come gli alunni degli istituti tecnici, possano imparare la chimica dal laureato in chimica e non dal laureato in biologia o in scienze naturali? Perchè non dotare anche i Licei della importante risorsa umana costitutita dai docenti laureati in chimica della attuale A013- futura A-33 (uscendo dal solito precario "utilizzo in altra classe di concorso" per la quale si ha titolo o si è abilitati)? Non sarebbbe un ottimo esempio di come utilizzare al meglio l'autonomia?