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Educazione

SCUOLA/ Autonomia, organico e formazione docenti: tre punti chiave della riforma Gelmini

All’interno del dibattito scaturito in seguito all’approvazione del riordino delle scuole superiori FABRIZIO FOSCHI interviene indicando tre cambiamenti fondamentali da questo arrecati

scuolaconfusaR375_12nov09.jpg(Foto)

Riforma delle superiori fatta. Punto e a capo. Il Ministro Gelmini lancia segnali che riaprono e approfondiscono tutti i molteplici fronti dai quali dovrebbe passare la trasformazione del pachidermico sistema scolastico italiano in un organismo vivo fatto di scuole autonome che funzionano e insegnanti motivati che lavorano per il bene dei loro alunni. Mission impossible? Forse no. Il riordino del ciclo secondario superiore (istituti tecnici e professionali; licei) presenta tre punti di forza (che possono diventare di debolezza, se non attuati): la gestione delle quote di autonomia da parte delle scuole; la possibilità di ritagliarsi l’organico funzionale; la preparazione e disponibilità dei docenti a muoversi entro spazi che sono diversi da quelli tradizionalmente assicurati da un meccanismo sindacal-assistenziale oggi in crisi.

Alla luce di questi tre gangli, le successive misure che la politica scolastica vuole introdurre (nuova formazione iniziale degli insegnanti; nuove forme di reclutamento; valutazione del merito) appaiono come complementari: una scuola così com’è ridisegnata dalla riforma (dimagrita nei quadri orari ma con la pretesa di incidere maggiormente sulle leve che promuovono la qualità degli insegnamenti e abbassano i tassi di dispersione) non potrà mai funzionare se non per opera di docenti che vivono fino in fondo la loro professione, e cioè sono disponibili a coinvolgere gli alunni nel percorso della conoscenza attraverso le discipline e, nello stesso tempo, a diventare protagonisti, per quello che loro compete, dell’offerta formativa che le scuole rivolgono al territorio.

È inevitabile: il filo rosso che attraversa il riassetto della scuola (il livello superiore è l’ultimo di una serie di ritocchi che hanno coinvolto anche la superiore di I grado e la primaria) passa attraverso la personalità del docente: la sua identità culturale e professionale, il cuore con cui vive ogni giorno l’impatto con l’attività didattica, il riconoscimento di cui gode (che dovrebbe essere anche espresso in una progressione di carriera degna di questo nome).


COMMENTI
17/02/2010 - formazione futuri docenti e valorizzazione attuali (Michele Borrielli)

i futuri docenti "pluridisciplinari" di cui parla l'articolo, saranno presenti nelle scuole in numero significativo non meno che tra 20-25 anni. Non sarebbe meglio nel frattempo studiare come valorizzare al meglio gli attuali? Ad esempio, esistono negli istituti tecnici, e molti di essi saranno soprannumerari per effetto dei tagli di ore di discipline scientifiche, docenti laureati in chimica della attuale classe di concorso A013 - futura A-33, con oltre 20 esami universitari (dei 30 totali) sostenuti in discipline chimiche (contro gli 1-2 in media sostenuti dagli attuali docenti di scienze dei Licei) e che hanno sostenuto una tesi sperimentale (1 intero anno in laboratorio) che rischiano di essere sotto utilizzati o espulsi dalla scuola. Non sarebbe meglio utilizzarli nei Licei, a partire dagli scientifici, affiancandoli in maniera stabile ai docenti della attuale A060, laureati in scienze naturali o biologiche perchè anche i liceali, come gli alunni degli istituti tecnici, possano imparare la chimica dal laureato in chimica e non dal laureato in biologia o in scienze naturali? Perchè non dotare anche i Licei della importante risorsa umana costitutita dai docenti laureati in chimica della attuale A013- futura A-33 (uscendo dal solito precario "utilizzo in altra classe di concorso" per la quale si ha titolo o si è abilitati)? Non sarebbbe un ottimo esempio di come utilizzare al meglio l'autonomia?