BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Presa diretta sulle paritarie: la vera ingiustizia è togliere la libertà di scelta alle famiglie

Pubblicazione:

secchionaR375_14lug09.jpg

 

Per sanare all’origine (per quanto possibile) l’ingiustizia, occorre invece chiedersi innanzitutto due cose:

1. Da dove nasce, e come può essere tolta?

2. Perché le scuole paritarie raggiungono questi livelli e le scuole statali, invece, fanno così fatica?

Proviamo a rispondere alla prima domanda.

L’ingiustizia ha origine in una concezione profondamente irragionevole dell’istruzione/ educazione, per cui si ritiene che solo lo Stato possa adeguatamente educare le giovani generazioni; da ciò consegue la mancata applicazione del dettato costituzionale, che prevede per gli studenti delle scuole non statali (e ciò vale anche dal punto di vista economico) un "trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali" (quarto comma dell’articolo 33 della Costituzione), il diritto di enti e di privati di istituire scuole e istituti di educazione, ma soprattutto il diritto/dovere dei genitori all’istruzione e all’educazione dei figli (terzo comma dello stesso articolo 33 e primo comma dell’articolo 30). Intendendo dunque procedere nella direzione di una effettiva parità, vanno concretamente studiati strumenti di sostegno economico, diretto o indiretto, sia a favore degli istituti scolastici non statali sia delle famiglie. La legge Berlinguer, 62/2000, di cui quest’anno ricordiamo il decennale, è stato un passo importante in questa direzione, ma resta incompiuta, soprattutto sotto il profilo economico. Chi è danneggiato, innanzitutto, da questa situazione? Le famiglie. Famiglie come quelle intervistate nella trasmissione, che parlando di una certa scuola paritaria dicevano mestamente: “bella, bellissima, vedo tutto dalla finestra della mia casa…Ma come faccio a mandare lì i miei figli? Costa troppo!”

Parità significa, innanzitutto, uguali possibilità in ordine alle opportunità di scelta educativa. Parità significa innanzitutto libertà di educazione per le famiglie. Ci sono le risorse? Ormai è noto, lo Stato realizza un enorme risparmio proprio grazie alle scuole paritarie, poiché il costo/alunno è nettamente inferiore a quello speso per le scuole statali. Un risparmio che si aggira intorno ai 6 miliardi di euro all’anno. Vi pare poco? Non converrebbe incrementarlo sostenendo le famiglie nella libera scelta e dando più spazio alla scuola paritaria?

Sarebbe sufficiente, almeno come inizio, introdurre la detraibilità fiscale delle rette scolastiche a livelli significativi. Tra l’altro, volendo fare un conto semplice ma concreto (come fanno le massaie), basterebbe considerare che in Italia il costo complessivo per ogni alunno ammonta a circa 7.000 euro nella scuola primaria e cresce con l’innalzamento del grado di istruzione, dunque né più e né meno delle rette necessarie per frequentare le scuole paritarie presentate nel programma. È così difficile spostare sulle famiglie la scelta di come utilizzare questi soldi?

Seconda questione. Le scuole paritarie sicuramente sono ancora marginalizzate e discriminate, devono continuamente lottare per avere risorse finanziarie (anche quelle di eccellenza), però dispongono di uno strumento formidabile per il proprio sviluppo: l’autonomia.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/02/2010 - la realtà fa meno chiasso dei casi (Daniele Lo Vetere)

Sono un insegnante della scuola pubblica. Ho fatto le medie in una privata cattolica e conosco diverse persone che lavorano in queste scuole. Ho visto la trasmissione di Iacona e non mi è piaciuta, per lo schematismo polarizzante con il quale presentava scuole private all'avanguardia per figli di top manager (del nord) e scuole pubbliche allo sfascio (del sud). Tutti sappiamo (spero) che fra le private ci sono anche i diplomifici e fra le pubbliche ci sono scuole di ottimo livello. Soprattutto però, tutti dovremmo ricordarci che nella zona grigia intermedia, ci sono una grande quantità di scuole che funzionano, pubbliche e private, e di insegnanti capaci (nel pubblico e nel privato). Nell'articolo si cita quella donna (casalinga), che guardava dal balcone, con invidia, la scuola dei "ricchi". Siamo proprio sicuri che le scuole private (penso a quelle mostrate nel servizio, non a tutte) vogliano anche i figli di quella donna? E i disabili? E i ragazzi "difficili"? Come farebbero a mantenere i loro standard? E a convincere gli "altri" genitori (quelli che nella scuola investono) a restare? Insomma, la "libera scelta delle famiglie" è un argomento specioso: quelle scuole non sono davvero per tutti. Se le private, finanziate, apriranno a tutti, dovranno essere in tutto simili alle pubbliche (ma allora avremo un sistema integrato e assai differente dall'attuale); o si dica chiaro e tondo che si vuole una scuola di eccellenza (per pochi, non esistono eccellenze di massa), ma gratis

 
20/02/2010 - C'è "un tempo per ... .. "i cambiamenti" (Roberto Pasolini)

Se posso riconoscere con Silvano che “qualche merito (pur senza volerlo) la trasmissione l’ha avuto; in particolare, quello di far conoscere ad un vasto pubblico alcuni esempi di scuola di eccellenza presenti nel nostro Paese”, sono, invece, convinto che il servizio di “Presadiretta” avesse anche il fine di riaprire uno scontro ideologico pubblico/privato che sembrava assopito e concordo con chi, in altro articolo, afferma che “E’ ora di smetterla” e che sia giunto l tempo “di ragionare tutti insieme sulle possibili soluzioni, anziché (tornare a) questi obsoleti e ridicoli appelli alla lotta di classe”. Ricordo che il Presidente La Forgia quando contribuì con determinazione ad emanare in Emilia e Romagna una legge che assegnava contributi alle scuole non statali fu fortemente osteggiato da molti suoi compagni di partito (PCI) ai quali ribatteva che “se vi è una legge di sinistra questa è la legge di parità poiché permette anche ai meno abbienti di avere servizi che altrimenti si potrebbero permettere solo i ricchi”. Da qui dobbiamo partire e come ricorda Silvano introdurre nel sistema forme di liberalizzazione che spingano tutti, scuole statali e non statali, verso un reale miglioramento. L’autonomia è lo strumento principe. Occorre avere il coraggio “tutti insieme” di scommettere sulla sua piena realizzazione, “mettere a nudo il re” e non difendere più, per partito preso, rendite di posizione. Questa è “ingiustizia sociale” o “una giusta battaglia civile per tutti”?

 
18/02/2010 - LIBERTA' DI SCELTA (ARRIGO MASINELLI)

MA QUANDO SI DECIDE QUESTO GOVERNO A VARARE ALMENO LA DETRIBILITA' FISCALE PER LE RETTE SCOLASTICHE ? MI POTRESTE SE C'E'UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE SIA IN VIA DI APPROVAZIONE ? MI INTERESSA VISTO CHE HO SEI FIGLI E FREQUENTANO TUTTI UNA SCUOLA NON STATALE (KARIS FOUNDATION A RIMINI)CHE MI COSTA SOLO DI RETTE UN PATRIMONIO, MA SO CHE SONO SOLDI SPESE MOLTO BENE !!!

 
18/02/2010 - Un invito (VINCENZO SILVANO)

Gent. sig, Kubla,(?)(non siamo così ingenui: Kubla Khan, oppure "Visione in un sogno", è un poemetto, mai completato, di Samuel Taylor Coleridge.) Innanzitutto la tanto vituperata Dote Scuola ha diverse componenti: il Buono Scuola, introdotto per permettere la libertà di scelta educativa; l’Integrazione al Buono Scuola, che è un sostegno aggiuntivo per le famiglie più bisognose; il Contributo per la Disabilità, cioè un aiuto per consentire una formazione personalizzata ai ragazzi portatori di handicap; il Sostegno al reddito, pensato per la permanenza dei ragazzi meno abbienti nel sistema dell’istruzione statale o nell’Ifp regionale (con ISEE inferiore o uguale a 15.458 euro), oltre alla componente Merito, creata per premiare gli allievi più brillanti delle scuole statali Infine, la Dote Scuola per l’Istruzione e Formazione Professionale, che è un contributo che copre interamente le spese di frequenza dei ragazzi iscritti ai corsi regionali di istruzione e formazione professionale. La dote è stata pensata per sostituire e ampliare quelle misere provvidenze per lo studio, per famiglie con ISEE –in genere- fino a 10.633 euro. Come vede non ci nascondiamo dietro un dito, come magari fanno quelli che per non esporsi si firmano con uno pseudonimo…E per dimostraglielo con ancora maggiore chiarezza, la invitiamo a venirci a trovare e a conoscere direttamente la realtà delle scuole paritarie; è sufficiente, che scriva una mail a: segreteria@foe.it Saremo lieti d'incontrarla

 
18/02/2010 - Dote Scuola di Regione Lombarida (Marcello Bianchi)

Invito tutti i dubbiosi e curiosi sulla dote scuola messa a disposizione della Regione Lombardia, di fare riferimento al sito ufficiale, in modo da dissipare tutti i dubbi sulle finalità dell'iniziativa e avere più dettagli rispetto a quei pochi (e presentati male) della trasmissione di Rai3. http://www.formalavoro.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Page&childpagename=DG_IFL%2FDGLayout&cid=1213341315453&p=1213341315453&pagename=DG_IFLWrapper Marcello

 
18/02/2010 - L'ingiustizia, lo scandalo! (Khan Kubla)

In quanto telespettatore della puntata in questione posso assicurare che il sentimento di ingiustizia non è nato dal fatto che esistano scuole a pagamento in grado di fornire servizi inimmaginabili per la quasi totalità degli studenti italiani (ma forse non finlandesi, tedeschi, svedesi, norvegesi, ecc.). Il senso di ingiustizia è nasce dal fatto che secondo i dati forniti dalla trasmissione e non smentiti, in Lombardia una piccolissima minoranza di famiglie a reddito medio-alto (grazie a una semplice autocertificazione di un reddito inferiore a € 46.500 euro, sic!) percepepisce direttamente un lauto bonus che costa alle casse della Regione una cinquantina di milioni di euro; mentre alle famiglie che mandano i propri figli alla scuola statale(la stragrande maggioranza) vengono erogati una ventina di milioni di euro (la metà) secondo criteri e procedure stringenti (reddito certificato ISEE minore di 15.000€ ) = direttamente a pochi "fortunati" 400 euro a famiglia, a tantissimi "sfortunati" 3,2 euro (sic!) a famiglia. Questa è l'ingiustizia, questo è lo scandalo. L'articolista non si nasconda dietro un dito parlando di libertà di scelta.