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SCUOLA/ 1. I prof votano il "metodo Brunetta" per rilanciare l’educazione

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Sono cose da far accapponare la pelle! Se qualche insegnante, però, fosse preoccupato che il Decreto Brunetta metta a repentaglio il legittimo egualitarismo (leggasi “appiattimento”) delle retribuzioni, e conferisca un potere straordinario, incontrollato e dittatoriale ai dirigenti scolastici, vorrei tranquillizzarlo. La storia della legislazione scolastica, a partire dalla legge della autonomia, è la dimostrazione che la struttura elefantiaca-ministeriale della scuola è in grado di digerire e metabolizzare qualsiasi tipo di cambiamento, generando alla fine un topolino che è solo una piccola larva, lontana ed evanescente parvenza, di tutte le trasformazioni che sembravano epocali e deformanti.

Chi non ricorda il modo in cui fu colpito e affondato il concorsone proposto da Berlinguer, e con esso, per almeno un decennio, l’idea stessa di diversificazione dello stipendio all’interno delle nostre istituzioni scolastiche? La buona mamma chioccia saprà ancora una volta difendere lo status quo, non preoccupatevi. Inoltre lo stesso decreto prevede che una piena attuazione del suo articolato possa avvenire solo dopo i prossimi contratti di lavoro, e pone alcune limitazioni alla sua realizzazione, proprio nel comparto istruzione.

Tuttavia, a parte gli scherzi, tra gli aspetti positivi, a mio parere, del decreto, c’è da notare la presenza della parola “merito” in un provvedimento del genere. Infatti il decreto prevede nell’art.19 che il personale delle Pubbliche Amministrazioni (quindi anche delle scuole) sia diviso in base ai livelli di performance in tre fasce: la fascia di merito alta, in cui è collocato il 25 per cento del personale, la fascia di merito intermedia, nella quale è collocato il 50 per cento del personale, e la fascia di merito bassa, per il restante 25 per cento. Per alcune amministrazioni è previsto, ai sensi dell’art. 14 del decreto, un apposito “Organismo indipendente di valutazione della performance.” Il sistema scolastico, ai sensi dell’art. 74, comma 4, sembra escluso da questo.

Ci si potrebbe chiedere, allora, se spetta al dirigente scolastico il compito di suddividere il personale in base alla performance. Qualcuno grida allo scandalo. Io, invece, citando di nuovo l’indagine TALIS, vedo come naturale, come connaturato alla professione del dirigente, il potere di discrezionalità, potere di cui il dirigente è soggetto passivo, oltre che soggetto attivo. Lo strumento della valutazione in mano al dirigente non è poi così diverso dallo strumento che abbiamo nelle nostre mani, in qualità di docenti, tutti i giorni, e tutte le notti per quelli che hanno spesso pacchi di compiti, per niente facili da correggere. Sappiamo che forse certi dirigenti non saprebbero essere imparziali, ma allora occorrerebbe rivedere la formazione e il reclutamento dei dirigenti scolastici, non dare per scontato che i dirigenti in Italia non saranno mai, per assunto, professionali nella valutazione del personale.

 

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COMMENTI
19/02/2010 - Una prospettiva interessante (Chiara Grassi)

Mi sembra una prospettiva interessante quella di essere valutati come docenti, del resto lo siamo continuamente, non solo dagli alunni, ma anche dai loro genitori, quindi perché avere paura di un qualcosa di forse più oggettivo. D'altra parte sono pienamente d'accordo sul fatto che il sistema scuola riesce a ridimensionare ogni riforma, quindi accadrebbe certamente anche nel caso dell'introduzione di un sistema di valutazione degli insegnanti. Infine ringrazio l'articolista per aver accennato alle notti che gli insegnanti trascorrono a correggere i compiti... Eccomi qua

 
19/02/2010 - L'edificio crolla e si parla del colore dei muri (enrico maranzana)

L'articolista apre affermando che gli insegnanti rispondono positivamente al feed-back e su questo costruisce la sua argomentazione. E' opportuno ricordare che il feed-back consente il govenro dei sistemi; il feed-back si esercita conparando gli obiettivi con i risultati e capitalizzando le informazioni contenute negli scostamenti; il feed-back non serve a niente se le finalità della scuola non sono scomposti in obiettivi; il feed-back non serve a niente se a ogni obiettivo non è assocuato un organo responsabile; il feed-back non serve a niente in assenza di un disegno limpido, puntuale e funzionale dell'organizzazione scolastica; il feed-back non serve a niente se non sono istituzionalizzate procedimenti di misurazione dei risultati che i diversi soggetti conseguono; il feed-back non serve a niente se la complessità del problema formativo/educativo/di istruzione non è affrontato scientificamente. Che senso ha parlare di feed-back se nei POF delle nostre scuole non ci sono i presupposti per il suo funzionamento? Chi ha a cuore questa problematica osservi come gli istituti secondari superiori di secondo grado hanno predisposto i loro Piani dell'Offerta Formativa del prossimo anno (fondamento della scelta delle famiglie) per verificare se i traguardi elencati nel profilo professonale, educativo e culturale dei nuovi regolamenti (CdM 4/2/10) ne sono l'architrave.